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Covid-19

Covid, negli ospedali di Catania scoppia il "bubbone": casi in attesa di ricovero

Scatta l’emergenza per i casi in aumento e la riduzione dei posti letto e alcuni degenti sono stati già trasferiti a Enna 

Di Giuseppe Bonaccorsi

Sarà un Capodanno col botto, a maggior ragione adesso che le “stalle si chiudono quando i buoi sono già scappati”. Era evidente quello che sarebbe capitato sul fronte della epidemia da Covid. Lo avevano preannunciato da settimane e settimane i massimi esperti del settore. Con 170mila non vaccinati in tutta la provincia di Catania, che continuano a circolare come se il virus non esistesse e con le proiezioni sull’andamento della pandemia nelle altre regioni della penisola, era evidente che anche la nostra provincia non sarebbe rimasta esente da un aumento dei casi e soprattutto dalla crescita dei nuovi ricoveri che adesso mette in fibrillazione tutti gli ospedali con l’aggravante che a farne le spese non saranno soltanto chi finora ha deciso di non vaccinarsi, ma se si ammala pretende di essere curato nel migliore dei modi, ma soprattutto tutti quegli altri pazienti non Covid (le vere vittime silenziose del virus) che magari, a breve, si potrebbero vedere nuovamente rinviare le visite di routine, gli interventi già fissati e tutte quei servizi ospedalieri che saranno nuovamente messi fuori servizio dall’emergenza Covid e dalla riduzione dei posti letto cosiddetti ordinari. E così il bubbone a Catania è scoppiato e da due giorni ci sono nuovi casi Covid “in attesa” di ricovero nei pronto soccorso perché i posti letto non sono stati ancora adeguati per tempo al crescente numero di nuovi casi giornalieri. Probabilmente c’è stato un difetto di proiezione, forse una sottovalutazione di quanto stava accadendo, oppure il tentativo estremo di attendere cosa accadesse per evitare di intervenire anzitempo e creare un nuovo blocco dell’assistenza sanitaria ordinaria.  

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La spiegazione forse sta nel fatto che ancora una volta questo virus si è rivelato incomprensibile. Così sino a ieri mattina al pronto soccorso del Policlinico c’erano quattro pazienti Covid in attesa di ricovero. Altrettanti in quello di recente apertura dell’ospedale San Marco, uno al Garibaldi centro e un numero imprecisato al reparto di emergenza del Cannizzaro. Un aumento così evidente che alcuni malati, sembra anche uno dai intubare, sono stati trasferiti negli ospedali di Enna e Caltanissetta, province che al momento soffrono meno la pressione dei nuovi casi giornalieri. Come se questo fosse un copione nuovo e non uno stesso film vissuto già da due anni con Catania sempre la prima della classe in senso negativo, ovviamente.

C’era da aspettarselo. secondo quello che prevedevano i medici? Evidentemente sì. Non siamo certamente sui numeri dell’anno scorso e dei decessi - e questo lo dobbiamo ai vaccini - ma la situazione sta diventata nuovamente insostenibile negli ospedali  con l’aggravante che i medici e gli infermieri non ce la fanno più. La Regione adesso corre ai ripari e ieri  ha fatto convocare all’Asp una riunione dei direttori generali delle aziende ospedaliere che dovranno correre per provvedere nuovamente ad aumentare i posti letto nei reparti che al momento stanno scoppiando. Ma è evidente che ci vorranno  giorni perché non è soltanto una questione di posti letto, ma anche di personale medico e infermieristico da inviare a supporto dei sanitari che da tre anni sono in prima linea nella lotta al Covid.

Ma c’è di più. Come una bomba ad orologeria e con un tempismo perfetto si è materializzato quello che era evidente nei fatti e che da tempo si vociferava in ambienti medici. E cioè che l’apertura del nuovo pronto soccorso del San Marco - un evento molto importante - ne va dato atto all’assessorato regionale alla Salute - e tanto atteso dalla popolazione di Librino e non solo - che però a questo punto potrebbe essere stato deciso precipitosamente prima della fine dell’anno e adesso si sta materializzando come una scelta non proprio indolore visto quello che sta avvenendo in tutta la città a causa del ritorno in grande stile del virus. Il taglio del nastro del nuovo reparto, ha comportato una riduzione di quasi il 50% dei posti letto che fino ad allora erano disponibili per i reparti Covid, compresi quelli della rianimazione che era tutta Covid con i suoi 14 posti letto. Così adesso il San Marco che fino a poco tempo fa era stato una valvola di sfogo per tutti i reparti cittadini in guerra con la pandemia si è tramutato in una bolgia, con la pressante richiesta di posti letto in reparti che ormai sono pieni come un uovo.

Vediamo i numeri. Sino a ieri al Cannizzaro  i malati in Malattie infettive erano 28. Dieci quelli nella Medicina Covid, 4 in terapia intensiva e 17 nella Pneumologia Covid. Da lunedì ad oggi al Cannizzaro si è andati avanti a un ritmo di 4 ricoveri al giorno e quell’equilibrio precario tra nuovi ricoveri e dimissioni tanto ripetuto, come un mantra, dal primario di Malattie infettive, Carmelo Iacobello, per dire che prima o poi qualcosa sarebbe cambiato, è saltato, in senso negativo. Al Garibaldi gli attuali 36 posti letto disponibili sono tutti pieni e ieri mattina il Pronto soccorso stava cercando in tutti i modi di ricoverare l’unico paziente rimasto ancora in reparto interpellando gli altri ospedali della città. Pienone, come si dice per un evento, anche al San Marco dove sono 46 in totale i pazienti Covid, con 31 in Malattie infettive, 4 in ostetricia, 4 in Pediatria e 7 alla rianimazione.

Intanto sul fronte delle vaccinazioni l’attenzione è adesso rivolta sui bambini della fascia di età 5-11 anni la cui campagna è scattata pochi giorni fa senza far registrare una massiccia edesione. Si attendono però i primi risultati  della intesa, raggiunta due giorni fa, con i pediatri e l’Asp per consentire a questi medici di incrementare il numero di vaccinazioni. E’ evidente che uno dei problemi attuali nella diffusione del virus in questa ultima ondata sia la sua circolazione tra i bambini che non sono vaccinati. Infatti il virus non trovando più sfogo nelle fasce di età adulte che sono in prevalenza vaccinate, si sta diffondendo tra i più giovani. Recentemente anche il primario di Malattie infettive del Garibaldi, riferendosi alla vaccinazione dei più piccoli ha detto che questa è molto sicura, mentre quello che preoccupa è la possibilità che alcuni bambini colpiti sviluppino il long Covid che è causato da una serie di complicanze da Covid come le patologie cardiache che potrebbero rivelarsi lunghe e in alcun casi   molto serie.
  Un altro problema sul quale fissano l’attenzione oggi gli esperti sono le imminenti vacanze natalizie. L’approssimarsi delle tradizionali feste potrebbe provocare un aumento esponenziale dei casi a causa di riunioni familiari e feste di Capodanno. Per cui gli esperti da giorni raccomandano cautela negli incontri e invitano tutti i cittadini, vaccinati e non, a rispettare le regole come quella del distanziamento e della mascherina anche in luoghi all’aperto e in presenza di assembramenti se si vuole realmente uscire da questo virus il più presto possibile anche se allo stato nessuno può dire cosa accadrà a  e se Omicron sarà come sostengono alcuni meno aggressiva, ma più diffusiva.
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