Notizie locali
Pubblicità

Covid-19

Vaccini, quando faremo la terza dose? Cosa dicono gli esperti e cosa succede negli altri Paesi

In Israele il richiamo è già in corso, la Francia sta per cominciare, in Italia si prevede il via entro fine anno

Di Redazione

Mentre in Israele è già partita la vaccinazione di massa con la terza dose e la Francia annuncia che dal 13 settembre un nuovo richiamo vaccinale sarà fatto ai pazienti fragili  e immunodepressi, Italia si discute ancora sul tema.

Pubblicità

Secondo l’Ema, l’autorità europea per i farmaci, l’agenzia incaricata di esaminare i dati sulle sperimentazioni. è ancora presto per parlare della terza dose del vaccino, e in Europa l’autorizzazione definitiva per Pfizer, appena accordata negli Usa, potrebbe arrivare nel 2023, anche se quella sancita finora dà tutte le garanzie di sicurezza ed efficacia necessarie. 

«In questa fase non è stato ancora determinato quando potrebbe essere necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid e per quali fasce di popolazione», ma l’Ue sta già lavorando con Stati membri e produttori per accelerare le procedure in caso di bisogno, chiarisce l’Agenzia in merito alla terza dose. Il lavoro va avanti anche sull'autorizzazione definitiva, chiarisce l’agenzia, che però non arriverà prima del 2023. I rapporti finali sugli studi clinici del vaccino di Pfizer-BioNtech (Comirnaty) dovrebbero essere presentati nel dicembre di quell'anno, spiega l’Ema, consentendo di trasformare l’autorizzazione Ue da condizionata a standard. 

Il lavoro è reso più complesso dalle continue nuove scoperte che si fanno sui vaccini già approvati. E’ di ieri la notizia che il vaccino Johnson and Johnson, approvato per la somministrazione monodose, ha un’efficacia ancora maggiore, fino a nove volte, se viene fatto un richiamo dopo 28 giorni. Per quanto riguarda la sicurezza inoltre, uno studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine ha trovato che il rischio di miocardite, aumenta sì con la somministrazione del vaccino Pfizer, ma molto meno di quanto aumenti a causa dell’infezione dal virus.

In Italia comunque secondo quanto riferito al Corriere della Sera da Sergio Abrignani, immunologo, componente del comitato tecnico scientifico, «la terza dose di vaccino sarà somministrata tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo con consegunte allungamento del Green Pass.

Secondo Abrignani, «le persone vaccinate per prime a gennaio, i medici, a settembre ottobre saranno a 9 mesi dalla doppia dose e tecnicamente il loro green pass non sarebbe più valido. È ragionevole prevedere una proroga a 12 mesi. La protezione del vaccino diminuisce ma si mantiene comunque alta».

«In Israele - riferisce Abrignani - si comincia a osservare che i vaccinati dopo 6-10 mesi si infettano più che dopo tre mesi, quando l’efficacia dei composti anti Covid è al 95%. Successivamente si abbassa all’80-85% nella capacità di evitare forme gravi di malattia e infezione». 

Non è tuttavia una contraddizione prorogare la validità del greenpass e ammettere che dopo due dosi l’efficacia si abbassa «perché - spiega - dopo due dosi la maggioranza è ancora protetta. Intanto però finiamo di immunizzare entro ottobre l’80 dei vaccinabili poi si penserà alla terza a fine anno o all’inizio del prossimo». Alternative «non ce ne sono. Che facciamo? Aboliamo il green pass, quindi torniamo alle chiusure? Oppure, altra pazzia, abolire il passaporto verde e proclamare il liberi tutti? Ambedue soluzioni di fatto impraticabili». A ricevere la terza dose in via prioritaria "i sanitari dovrebbero essere i primi e uso il condizionale. Assieme ai fragili, ai pazienti persone con deficit del sistema immunitario o in chemioterapia. Poi si passerà agli over 60 che in Italia sono 18 milioni».

Ma per linfettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, «la terza dose a fine anno per alcuni potrebbe essere troppo tardi» Secondo Bassetti «forse vale la pena, per i fragili e gli immunodepressi, pensare ad iniziare con il richiamo anche prima".

«Il discorso però è più a chi fare la terza dose che quando partire - aggiunge - identifichiamo chi può beneficiare della terza dose: ultra fragili, trapiantati, dializzati, immunodepressi, qualche ultra80enne: i casi vanno studiati e poi gli si offra la terza dose. Io non credo che sia un problema di tempo, perché - spiega - se uno non ha risposto all’immunizzazione del vaccino gli va fatta la terza dose il prima possibile. Quindi, più che dire "facciamo per tutti a fine anno", sarebbe meglio dire prima a chi la facciamo - conclude l’infettivologo - e se è da fare farla il prima possibile».
 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA