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Cronaca

Il boss in gonnella Grazia Messina dal carcere ai domiciliari per gravi motivi di salute

Moglie del reggente del clan Santapaola a Riposto, avrebbe avuto un ruolo apicale nell'organizzazione criminale

Di Mario Previtera

Ha lasciato il carcere di Piacenza, dove si trovava rinchiusa da circa 2 anni, Grazia Messina, ripostese, 60 anni, moglie del boss  Benito La Motta e che, secondo la tesi della Procura di Catania, avrebbe svolto un ruolo apicale all’interno della  “cellula” santapaoliana a Riposto.

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La Corte d’Appello di Catania accogliendo l’istanza di sostituzione della custodia cautelare con la misura meno gravosa degli arresti domiciliari, avanzata dagli avvocati della Messina, Maria Caterina Caltabiano ed Enzo Iofrida.  

Il provvedimento trae origine dalla relazione sanitaria redatta dal Servizio sanitario regionale dell’Emilia Romagna – trattandosi di persona con polipatologie gravi di cui soffre la donna con grave quadro ematologico in peggioramento. Da qui l’accertata incompatibilità con il regime carcerario.

La donna era stata arrestata nel settembre del 2020 nel corso di una poderosa operazione condotta dai carabinieri della Compagnia di Giarre che ha portato all'arresto di 22 persone. In questo quadro, Grazia Messina, secondo l’accusa, ha tenuto le redini del clan, sino alla scarcerazione successiva del marito avvenuta nel giugno del 2018.  Grazia Messina è già stata condannata per mafia in primo grado – rito abbreviato – nel processo frutto dell’inchiesta "Iddu". Pendente il processo d’appello. 

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