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Cronaca

Loggia Ungheria, Ardita: «Da Storari e Davigo infamante divulgazione di info riservate»

L'atto di costituzione di parte civile del consigliere del Csm

Di Redazione

"E' evidente che qualunque cittadino ha il diritto che il proprio nome non venga fatto oggetto di divulgazione pubblica di notizie relative a una indagine finché quella indagine non trovi discovery e conclusione. Nel caso di specie, senza le condotte illecite compiute dai due imputati, Ardita non avrebbe subìto la massiva infamante divulgazione di quelle informazioni riservate". E quanto sostiene, nell’atto di costituzione di parte civile, l’avvocato Fabio Repici che tutela gli interessi del consigliere del Csm Sebastiano Ardita nel procedimento che vede indagati il pm Paolo Storari e l’ex componente del Csm Piercamillo Davigo. 

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I due magistrati sono accusati di rivelazione del segreto d’ufficio per via dei verbali segretati di Piero Amara, ex avvocato esterno di Eni, sulla presunta loggia Ungheria che Storari consegnò a Davigo nell’aprile 2020 per "autotutelarsi" dalla presunta inerzia dei vertici della procura di Milano. Nel corso degli interrogatori Amara avrebbe fatto nomi di magistrati che si sarebbero rivolti a lui per ottenere promozioni e avrebbe tirato in ballo anche l'ex premier Conte al quale, a suo dire, avrebbe fatto ottenere tra il 2012 e il 2013 consulenze dal gruppo Acqua Marcia Spa per circa 400 mila euro.    Amara, inoltre, avrebbe raccontato al pm di Milano di fare parte di una fantomatica loggia segreta, denominata Ungheria, di cui farebbero parte magistrati, tra cui l'ex consigliere del Csm, Sebastiano Ardita. 

La consegna dei verbali, e la successiva diffusione sulla stampa, avrebbero determinato "evidenti danni" ad Ardita. In particolare le condotte compiute da Davigo non solo sarebbero state commesse con 'dolò, "ma addirittura con il precipuo fine di screditare il ruolo istituzionale di consigliere del Csm rivestito da Ardita e la sua immagine personale e professionale". L'esercizio dell’azione civile nei confronti di entrambi gli imputati è stata accolta dal gup di Brescia Federica Brugnara. 

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