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«Vi racconto la mia Makari», Gaetano Savatteri svela i segreti della fiction Rai

Da lunedì 7 febbraio i nuovi episodi: si parte con il "Delitto della Kolymbethra", ambientato nella Valle dei Templi di Agrigento

Di Lorenzo Rosso |

Non sarà a Racalmuto, ma lunedì sera vedrà la prima attesissima puntata della nuova serie televisiva di “Màkari”, dalla sua casa di Roma. L’attesa è grande e non solo per l’autore, Gaetano Savatteri, ma anche per i tanti appassionati, che seguono la serie televisiva.  Andrà in onda lunedì 7 febbraio alle 21.25, su Rai Uno, il primo episodio della seconda stagione di “Màkari”, la fiction tratta dai romanzi dello scrittore e giornalista agrigentino Savatteri, pubblicati da Sellerio Editore, prodotta da Palomar in collaborazione con Rai Fiction, con la regia di Michele Soavi, con Claudio Gioè, Ester Pantano, Domenico Centamore.

Il primo episodio s’intitola “Il delitto di Kolymbethra” e Agrigento, con la sua Valle dei templi, sarà la grande protagonista. Un titolo che suggerisce il luogo-chiave in cui si svolgeranno i fatti: il magnifico giardino immerso nel verde in antichità considerato la piscina degli dei. Ma non solo. Nella puntata sono riconoscibili altri luoghi di Agrigento: molte scene sono state girate nel centro storico, in piazza Municipio e altre all’Hotel Villa Athena che, per l’occasione, è stato fatto diventare una sontuosa villa ottocentesca. 

«L’idea del delitto di Kolymbetra – racconta Savatteri – nasce anni fa, nel periodo in cui ad Agrigento, nella Valle dei templi, iniziavano, nel corso di campagne di scavi nella zona archeologica, a venire alla luce le prime tracce di quelle che vennero poi indicate come quelle dell’antico teatro greco di Akragas. Mi è venuto in mente che, siccome a lungo era stata discussa da grandi studiosi la posizione in cui doveva venirsi a trovare il teatro, si potesse, su questo fatto, montare un “giallo”; un piccolo enigma, un piccolo mistero. E così, alla fine, è nata l’idea di ambientare queste avventure proprio nella Valle dei templi, nel Giardino della Kolymbethra. Se volete – continua Savatteri – il mio è stato anche un modo per riconciliarmi con Andrea Camilleri che ha ambientato qui i suoi romanzi, le sue storie, tra Agrigento, a Porto Empedocle e che poi televisivamente sono state trasferite in un’altra zona della Sicilia. Per cui volevo riportare in un certo senso, Vigàta nel posto dov’è nata, per fare pace in qualche modo tra la fiction e i romanzi di Camilleri. Nel mio caso, non si poteva che realizzare questa cosa al di fuori di qui, perché il romanzo, e anche l’episodio della fiction, ha un nome preciso: “Il delitto di Kolymbetra” e quindi il tutto non poteva che svolgersi in questo straordinario luogo della valle dei templi».

Perché, proprio lei, agrigentino di Racalmuto, ha voluto ambientare le sue storie in un’altra provincia? «Scherzando, dico spesso che ho ambientato le mie storie nel Trapanese perché la nostra provincia è già piena di racconti, di narrazioni dei nostri scrittori; la Regalpetra di Sciascia, la Montelusa di Pirandello e la Vigàta di Camilleri. Quindi un po’ tutti gli spazi letterari sono, diciamo, “suolo pubblico occupato”. Per questo me ne sono dovuto andare fino a Trapani, per riuscire a trovare un luogo, diciamo così, incontaminato dal punto di vista della memoria letteraria ed ho scelto Màkari. In realtà, parlando più seriamente, ero alla ricerca di un posto abbastanza esotico pur rimanendo a due passi da casa nostra. Un posto che non fosse così noto come ad esempio San Vito Lo Capo, ma che, come Màkari, fosse una piccola frazione leggermente più nascosta; un posto più laterale e che in qualche modo, pur esistendo realmente, potesse contenere tutto l’immaginario della Sicilia, le storie, i personaggi, le vicende che nei miei gialli partono e finiscono sempre a Màkari, anche quando Saverio La Manna, Peppe Piccionello e Suleima si spostano di chilometri e chilometri».  «Sono felice – continua Savatteri – che l’episodio ambientato ad Agrigento sia molto fedele al libro, perché penso che i miei romanzi, i miei libri, debbano anche servire, partendo da Màkari, per viaggiare attraverso questo luogo che è la Sicilia, con le sue bellezze, le sue città, i suoi paesi e le sue coste. Un piccolo “giro del mondo in 80 giorni” che ogni volta i miei personaggi compiono per seguire un’avventura e per risolvere un mistero».

Cosa ne pensa della trasposizione televisiva dei suoi romanzi, in particolare di quest’ultimo della Kolymbetra? «Non ho visto i nuovi episodi – risponde lo scrittore.- Mi riservo sempre di vederli in tv per provare l’emozione della prima volta. Sono stato sul set, e non a caso, ad Agrigento, nella Valle, sotto il tempio di Giunone. Quando ho visto Ester Pantano, Claudio Gioè e Domenico Centamore all’opera, ancora una volta mi sono convinto che questi attori stiano interpretando con grande maestria, ma anche con la giusta dinamica fra di loro, il carattere dei miei personaggi e quindi debbo dire che hanno colto perfettamente lo spirito dei miei racconti, dei miei romanzi».  «Spesso dico che c’è un altro personaggio nei miei racconti, oltre a Suleima, Piccionello, Lamanna, Randone e gli altri – continua Savatteri. – Un personaggio onnipresente che è la Sicilia. Che è dominante con i suoi paesaggi, con i suoi luoghi comuni più o meno smontati, con il suo modo di concepire il mondo e di essere concepito; la Sicilia è un personaggio essenziale affinché la storia si compia e perché i personaggi si muovano in quel modo e non in un altro. Leonardo Sciascia, tanti anni fa, si chiedeva come si vuole, e si può, essere siciliani. E immediatamente rispondeva: “con difficoltà”. Anch’io penso che ci sia una “difficoltà” ad essere siciliani ma anche che ci sia una voglia di leggerezza e di sorriso, che spero di avere restituito con i miei libri».

A chi si è ispirato per costruire questi suoi personaggi? «Lamanna – risponde lo scrittore Savatteri – è simile a tanti miei colleghi giornalisti, meno fortunati di me, che sono sempre alle prese con una precarietà, con una fragilità del sistema dell’informazione; che hanno vissuto in un momento della loro vita in cui fare il giornalista non era più così prestigioso e remunerativo come un tempo e che invece hanno scoperto che fare il giornalista è un lavoro faticoso, bellissimo ma anche ormai purtroppo poco valorizzato. Peppe Piccionello invece è l’anima del siciliano di paese, un personaggio che vive la Sicilia “di pancia” ma con passione e sentimento a differenza di Lamanna che la vive sempre un po’ di testa, in maniera cerebrale, anche lui ponendosi la domanda: come si può essere siciliani? Peppe Piccionello invece ha già la risposta pronta: si è siciliani senza ma e senza se».

Le storie di Màkari toccheranno ancora Agrigento? «Sto lavorando ad un racconto dove Lamanna, Piccionello e Suleima avranno in qualche modo a che fare con le vie Francigene e da Palermo scenderanno verso il Sud della Sicilia attraversando alcuni comuni dell’entroterra per arrivare ad Agrigento e forse anche nella mia Racalmuto».  «Sono felice – dice Savatteri – che l’episodio ambientato ad Agrigento sia molto fedele al libro, perché penso che i miei romanzi, i miei libri, debbano anche servire, partendo da Màkari, per viaggiare attraverso questo luogo che è la Sicilia, con le sue bellezze, le sue città, i suoi paesi e le sue coste».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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