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Economia

Allarme sul prezzo del gas naturale: in meno di un anno è aumentato di quasi 5 volte

Il contratto 2022 per la fornitura di gas ha raggiunto i 53 euro/MWh dai 13 euro/MWh del novembre dello scorso anno 

Di Gianclaudio Torlizzi

Energy crunch. Nelle sale trading delle banche d’affari hanno già adottato questa nuova espressione per inquadrare la dinamica che da alcune settimane sta investendo il mercato mondiale del gas naturale e dell’energia elettrica. L’Europa non fa naturalmente eccezione: il contratto TTF che viene utilizzato dagli operatori come riferimento per il mercato europeo ha toccato un nuovo massimo a 85 euro/MWh segnando così una vera e propria impennata del 1700% rispetto ai livelli di un anno fa e trascinando con sé anche le quotazioni in Italia. Tanto che il contratto 2022 per la fornitura di gas ha raggiunto i 53 euro/MWh dai 13 euro/MWh del novembre dello scorso anno. 

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L’aspetto realmente preoccupante ruota attorno al fatto che i depositi di stoccaggio europeo veleggino attualmente intorno al 71%, ben al di sotto non solo del livello pre-pandemico dell’84%, ma anche della media stagionale del 92%, aprendo così al rischio di un’ulteriore impennata dei prezzi il prossimo inverno soprattutto nel caso in cui le temperature dovessero scendere ben al di sotto della media stagionale. In quel frangente, stima BloombergNEF le scorte potrebbero assottigliarsi al 4%. 

Molteplici sono le ragioni che hanno determinato rincari così importanti che naturalmente si tradurranno in un pesante aggravio della bolletta energetica per consumatori e imprese stimato in circa il +40% solo nel quarto trimestre del 2021. Oltre al forte aumento dei consumi a cui si è assistito nell’ultimi 15 mesi per effetto delle massicce dosi di stimolo monetario e fiscale, ad aggravare la carenza di gas in Europa è giunto il minor flusso dalla Russia attraverso l’Ucraina sceso da 65 miliardi di metri cubi nel 2020 a 40 miliardi di metri cubi nel 2021. 

 «Monitoriamo i prezzi», hanno assicurato oggi il Cremlino, assicurando che Gazprom è disponibile «considerare nuovi contratti a lungo termine». Ma secondo alcuni osservatori le difficoltà della Russia di soddisfare appieno le necessità energetiche europee sarebbero "indotte", e troverebbero spiegazione nella mancata approvazione del gasdotto Nord Stream2 che collegherà la Russia con la Germania. Malgrado infatti il progetto della capacità di 55 miliardi di metri cubi, sia stato completato il 10 settembre, il processo di certificazione da parte della UE potrebbe richiedere fino a 8 mesi.

Lo stallo non dispiace naturalmente a Washington che da anni preme per sostituirsi a Mosca come principale fornitore europeo, anche se il livello di carenza raggiunto anche nel mercato Usa è tale da non poter offrire un reale aiuto a quello del Vecchio Continente se pensiamo che il contratto scambiato al Nymex veleggia sui massimi degli ultimi 7 anni oltre i 6 dollari mm/BTU. Non va poi trascurato il forte rialzo del prezzo delle emissioni di carbonio passato da 15 a 65 euro a tonnellata nel periodo marzo 2020-settembre 2021 che ha spinto le utilities ad aumentare i consumi di gas naturale a scapito del carbone. 

L’aspetto poco rassicurante è che l’escalation di rincari che hanno investito il gas naturale e le emissioni di carbonio è giunta in concomitanza con il forte calo della produzione di energia eolica determinata dai deboli venti che hanno caratterizzato l’estate 2021. Proprio come in Cina anche in Europa il settore industriale rischia di finire risucchiato dalla crisi energetica: sempre nel Regno Unito infatti CF Industries, la maggiore compagnia attiva nel comparto dei fertilizzanti, è stata recentemente costretta a interrompere la produzione, mentre in Olanda la Nystar, uno dei principali raffinatori di zinco, ha annunciato una riduzione della produzione in uno dei suoi impianti in Olanda.
 

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