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Inps, c'è un errore in migliaia di assegni di pensione

Economia

Bilancio Inps, la Sicilia fra ripresa e povertà

Si è ridotto il ricorso agli ammortizzatori sociali, ma 800mila vivono con sussidi

Di Michele Guccione

In Sicilia l’Inps fa miracoli. Nel 2020, 450 dipendenti sono andati in pensione, parzialmente compensati da circa 300 neoassunti col “concorsone” nazionale. Ma quest’anno sono andati via altri 350 e dal nuovo “concorsone” sono attese poche unità. Eppure la rete Inps in Sicilia è quella che in Italia ha raggiunto fra i più alti indici di produttività (142,37 a fronte di 124 assegnato in budget, media nazionale 138,61). E questo malgrado su 1.644 dipendenti, più della metà, 960 (58,41%) siano stati in smart working. Merito di un vertice che ha saputo riorganizzare macchina e modelli di lavoro. Prova ne sia che gli appena 93 ispettori, malgrado lo stop alle visite in lockdown, hanno annullato 6.790 rapporti e scovato 371 lavoratori in nero e 10.204 irregolari, con contributi accertati dovuti per quasi 49 milioni. Ciò dimostra che gli ispettori dell’Inps garantiscono l’attività, ma da quando la competenza è passata all’Ispettorato nazionale del lavoro, l’istituto non ne può assumere di nuovi. Il paradosso è che in Sicilia l’Inl non può assumere ispettori perchè la Regione, unica in Italia, non ha firmato la convenzione. Quindi, la forza contro lavoro nero e  “furbetti” del Rdc è sparuta.

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L’analisi del Bilancio sociale dell’Inps Sicilia, presentato ieri dalla direttrice regionale Maria Sandra Petrotta e dal presidente del Civ, Mimmo Binaggia, con l’intervento del presidente nazionale Civ Guglielmo Loy, mostra due tendenze opposte: la ripresa del mondo produttivo, con minore ricorso agli ammortizzatori sociali, e un aumento della povertà. Sul fronte imprese-lavoro, le domande di Naspi sono scese da 201mila del 2019 a 182mila del 2020 (risposte in 15 giorni); sono scese di 20, da 3.318 a 3.298, quelle per i collaboratori; le istanze di disoccupazione agricola sono calate da 137.305 a 133.835; e se le domande di Cig sono esplose nel 2020 a 211mila con 130 milioni di ore autorizzate, quest’anno si sono dimezzate a 122mila grazie alle riaperture. 

C’è un allarme culle: i premi alla nascita sono scesi da 41.150 a 37.199, e i bonus bebè da 39.031 a 15.400; 20mila i bonus asilo nido. E in fatto di povertà, le persone con Rdc sono passate da 466mila del 2019 a 551mila del 2020 fino alle 584mila di quest’anno a settembre. Il Reddito di emergenza è percepito da 243.854 persone. Le indennità Covid hanno raggiunto circa 13mila lavoratori domestici e 333.142 professionisti e lavoratori di turismo, spettacolo e agricoli. Infine, una nota dolente: il Covid ha rallentato il meccanismo delle invalidità civili, tra paura delle persone a uscire per recarsi alle sedi Inps o ai patronati e limiti operativi delle commissioni mediche imposti dalle restrizioni. Così, tranne per i malati oncologici (le cui pratiche sono state esaminate a distanza solo visionando i documenti inviati), le domande di invalidità civile sono scese da 239mila a 189mila. 

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