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Economia

File agli sportelli, le attese più lunghe al Sud: in Sicilia il 70,9% dice di avere aspettato oltre 20 minuti

Una elaborazione dei dati della Cgia di Mestre. E la pandemia, tra smart working del personale e ridotta mobilità, non ha migliorato le cose 

Di Redazione

In questi ultimi anni, la fila agli sportelli pubblici ha continuato ad allungarsi, almeno fino all’avvento del Covid. Ancorché ogni ente dello Stato disponga da tempo di un sito internet dal quale si possono scaricare moduli, atti, certificati e, se necessario, ogni utente può inviare digitalmente gli stessi alla struttura richiedente, negli ultimi 20 anni chi, invece, è stato costretto a recarsi fisicamente ad uno sportello di una Asl o presso l’ufficio anagrafe del proprio Comune ha visto aumentare i tempi di attesa prima di poter iniziare a interloquire con un impiegato pubblico. Idealmente, è come se tra il 1999 e il 2019 la fila davanti a noi si fosse allungata in entrambi i casi di 20 persone. A calcolarlo è l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre. 

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Con l’avvento del Covid, però, le cose sono cambiate completamente. Sebbene non ci sia ancora nessun riscontro statistico, la pandemia ha sicuramente eliminato le code. Ma, come era inevitabile, i tempi di risposta della pubblica Amministrazione sono aumentati. Molti uffici pubblici, infatti, hanno stravolto le modalità di accesso ai servizi da parte degli utenti. Complice il ricorso di molti addetti allo smart working, tanti enti hanno chiuso gli sportelli e hanno opportunamente iniziato a lavorare su prenotazione.

Chi, però, non ha potuto fare ciò, pensiamo, ad esempio, a tanti servizi resi dalle Asl, il numero degli utenti, a causa delle limitazioni alla mobilità imposte per legge, è crollato, facendo così diminuire i tempi di attesa per quelle persone che, comunque, non potevano non esimersi dal sottoporsi a un esame specialistico o a un intervento chirurgico.

Sebbene le code siano momentaneamente svanite, i tempi di erogazione delle prestazioni/servizi si sono però allungati. Un problema che, sin dall’avvento della pandemia, tutti , afferma la Cgia, avevamo intuito che sarebbe avvenuto. 
I risultati, a cui è giunto l’Ufficio studi della Cgia, sono il frutto di una elaborazione su dati Istat.

Quest’ultima, periodicamente, conduce un’indagine campionaria sulle persone maggiorenni che si sono recate agli sportelli della nostra Pubblica Amministrazione e che denunciano di aver atteso più di 20 minuti. Nel 2019, ultimo anno in cui i dati sono disponibili, 54,8 intervistati su 100 hanno dichiarato di aver atteso più di 20 minuti davanti allo sportello di una Asl, il 55,2 per cento in più rispetto a quanti si erano trovati nella stessa situazione nel 1999. Sono 29,2 su 100, invece, gli intervistati che due anni fa sono rimasti in lunga attesa di fronte allo sportello di un ufficio anagrafe; il 172,9 per cento in più di 20 anni prima. 

La Cgia parla poi di tempi di attesa “biblici” al Centro-Sud dove a livello territoriale si registrano le situazioni più difficili. Presso gli sportelli delle ASL i tempi d’attesa più lunghi si sono verificati in Calabria (70,9 persone intervistate su 100 sono state in fila più di 20 minuti), in Sicilia (70,9) e Campania (66,7). Le attese in coda agli uffici anagrafe, invece, si sono fatte sentire in particolar modo nei Comuni ubicati nel Lazio (50), in Sicilia (40,1) e in Puglia (33,1). 

Tra le realtà regionali più virtuose notiamo, in entrambi i casi, Veneto, Valle d’Aosta e, in particolare, in Trentino Alto Adige. 
"I ritardi e le inefficienze della nostra Pubblica Amministrazione, comunque, non sono ascrivibili solo alla cattiva organizzazione della stessa. Nonostante il processo di informatizzazione abbia interessato tutta la nostra PA la fila agli sportelli nei 20 anni analizzati non è cresciuta per colpa di chi ci lavora. La responsabilità - sostiene l'associazione degli artigiani di Mestre- va ricercata negli effetti che caratterizzano moltissime leggi, decreti e circolari che, spesso in contraddizione tra loro, hanno aumentato a dismisura la burocrazia, complicando non solo la vita dei cittadini e delle imprese, ma anche quella degli impiegati pubblici". 

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