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Economia

Porto di Catania, dal waterfront al caos fino ai servizi carenti: «Ora servono decisioni forti»

Prima intervista al presidente dell'Autorità portuale Francesco Di Sarcina: «Quello etneo è uno scalo commerciale, ma ha anche una forte vocazione turistica che io intendo rispettare

Di Maria Elena Quaiotti 

«Lei andrebbe a passeggiare con i suoi figli sulla pista dell'aeroporto con gli aerei che partono e atterrano?». Il paragone di Francesco Di Sarcina, da un mese presidente dell'Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia orientale (Augusta e Catania) - è inaspettato, ma appropriato se riferito al traffico di tir (e non soltanto) al porto etneo in merito al quale, da anni, si susseguono richieste di “apertura alla città”. Solo ultima in ordine di tempo quella del sindaco facente funzioni Roberto Bonaccorsi al presidente, aggiunta allo spostamento “lato Plaia” degli arrivi delle navi cargo.

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«Sono i temi più importanti e strategici per la città - ricorda il presidente dall'ufficio occupato prima da Andrea Annunziata, poi dai commissari Emilio Errigo e Alberto Chiovelli - non mi sottrarrò alla mia responsabilità, al dialogo con tutti, né alla direzione attuale tracciata per l'apertura del porto alla città. Ma non intendo agire in modo confusionario, frettoloso, superficiale e senza una chiara linea d'azione, che dovrà essere comune, in termini di decisioni e responsabilità, a tutte le istituzioni». 

E aggiunge: «Si deve evitare di esporre a rischi il porto, gli operatori che qui lavorano e i cittadini. Deve essere chiaro: quello di Catania è un porto commerciale, ma ha anche una forte vocazione turistica che io intendo rispettare attraverso la creazione di un ambito di interazione porto-città come si fa in tutte le parti d'Italia e del mondo. Lo faremo per fasi, alcune delle quali potranno non dare ampia soddisfazione fin dall’inizio, ma in tal modo raggiungeremo l’obiettivo finale. Di contro, conto di concertare la fase finale dell'avventura che ci porterà ad avere il porto aperto, senza sacrificarne l'operatività, con un progetto di riqualificazione urbana di altissimo profilo, che possa dare a Catania ciò che Catania merita». 

L'approccio di Di Sarcina è più che mai concreto: «Mi riservo di esprimermi fra un mese circa, quando avrò fatto un'anamnesi seria del Sistema portuale e delle specificità dei due porti che lo compongono, porti che devono crescere insieme, quando avrò capito le azioni da porre in essere e trovato le migliori cure. In caso contrario non adempierei al mio dovere e al mandato che mi ha dato il ministro (Enrico Giovannini, Infrastrutture e Mobilità sostenibile, ndr). Per i dettagli dovrete quindi aspettare l’insediamento del Comitato di gestione e la redazione del piano operativo triennale, nel quale esprimerò perfettamente le mie intenzioni sia per i singoli porti che per il Sistema portuale. C'è tantissimo materiale, progetti, ci sono i fondi, e da amministratore pubblico tenderò, magari leggendoli e realizzandoli in fasi diverse, se possibile, a conformare tutto. Se c'è una cosa da evitare quando si arriva in un posto è azzerare le decisioni precedenti a prescindere, si perderebbe solo tempo. E il danno peggiore sarebbe perdere i finanziamenti». 

L'ultimo incarico di Di Sarcina è stato all’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, incarico che il neo presidente considera molto formativo sotto tutti i punti di vista e la cui esperienza spera di mettere a frutto anche qui in Sicilia, anche quella del rapporto porto-città. «Basti pensare a Genova. Una città bella allontana il degrado, la sottocultura, le cose vanno fatte, nei tempi giusti, ma bene. A La Spezia ad esempio quest'anno sono previsti un milione di crocieristi». La differenza con Catania (208 mila passeggeri previsti) sembra imbarazzante. E Catania non è certo da meno di La Spezia in termini di offerta turistica e culturale. Anzi.

«Quello che desidererei fare per Catania - conclude - e mi auguro di riuscirci, è sì aprire il porto con un waterfront di livello, ma mettendo prima ordine al disordine, alla promiscuità e al caos, agendo sugli aspetti meno curati e sui servizi. C'è un grandissimo lavoro da fare, a livello locale ma, ripeto, anche di sistema e con la visione delle grandi strategie. Ci vorrà il coraggio di rimettersi in discussione, si dovranno prendere decisioni forti e tutto il territorio dovrà dimostrare di voler seguire questa linea. Le condizioni sia a Catania che ad Augusta per far esplodere il traffico, ordinare il porto e realizzare le opere previste, ci sono tutte. Ma, da soli, non si fa niente».

Infine, ma non meno importante, quanto inciderà il conflitto in Ucraina sul porto etneo e sul Sistema portuale? «Inciderà, per una serie di ragionamenti. Mi viene in mente innanzi tutto la carenza e l'aumento dei costi delle materie prime, ivi compreso i carburanti, che genererà certamente una difficoltà per le rotte di navigazione. C'è il problema del costo delle materie prime sui “lavori nuovi”, noi abbiamo da fare appalti importanti. Il ministro sta adottando un decreto per cercare di calmierare i prezzi delle materie prime, ma c'è proprio un problema di reperibilità, e non vorremmo che a farne le spese siano i nostri cantieri». 

 

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