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Editoriali

Tanti consensi a Mattarella un chiaro segnale di voglia di stabilità

Il diretto interessato è contrario alla rielezione, ma non è pensabile, se eletto, che  possa rifiutarsi di giurare e quindi dire no all'elezione

Di Salvo Andò

Una volta fallita la prova di forza che il centrodestra voleva dare strumentalizzando la candidatura della Casellati, la strada della trattativa per l'elezione del  Presidente della Repubblica risulta più agevole. È convincimento diffuso che sia possibile portare avanti un confronto largo, forse con tutte le parti politiche; sicuramente con quelle  che sostengono il governo Draghi.

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Sarebbe bene, a questo fine, un franco confronto sulle idee per fare emergere una  visione  condivisa del futuro che si vuole garantire al Paese rilanciando l'azione del governo Draghi.

Pare esigenza condivisa quella di chiudere al più presto. I nomi dei candidati di cui di cui si va discorrendo sono prestigiosi. Si tratta di atlantisti convinti, in grado di spendersi efficacemente per accelerare il processo di integrazione europea, isolando chi lo vuole far fallire.

In questo senso, alcune indicazioni interessanti sono venute dalla quarta votazione, quella con il quorum più basso. Molti voti sono andati a Mattarella che non è stato indicato come candidato da nessun partito. Sono voti che vengono da tutti i settori politici e che vanno  interpretati come segno di una diffusa volontà di stabilità politica.

Scegliere un nuovo Presidente, e magari procedere ad aggiustamenti nel governo, significa aprire una finestra sul futuro, ipotecare equilibri politici a cui è bene porre mano solo quando si è superata la crisi economica e sanitaria.

 Reinsediando al Colle Mattarella, che si è speso per garantire la tenuta dell'attuale governo ed evitare elezioni anticipate, i parlamentari si sentirebbero meglio garantiti. Il diretto interessato è contrario alla rielezione, ma non è pensabile, se eletto, che  possa rifiutarsi di giurare e quindi dire no all'elezione. 

Circolano con grande insistenza i nomi di donne candidate alla Presidenza della Repubblica, che  godono di grande prestigio nel Paese. Non si tratta di indicazioni destinate solo a completare il lotto dei candidati inserendo delle donne. La Cartabia è stata presidente della Corte costituzionale e la Belloni è stata capo della Farnesina. Si tratta di candidature che, per competenza e profilo morale, potrebbero garantire nel migliore dei modi l'unità nazionale.

ll fatto che vi siano tensioni nel centrodestra può indurre la parte più intransigente della coalizione alla prudenza, a non rivendicare primati non sorretti dai numeri. Ieri il centrodestra ha dato ordine ai suoi grandi elettori di astenersi, ma venti di essi  hanno disubbidito, ritenendo indecoroso il tentativo di mascherare in questo modo le divisioni interne. Di ciò di è reso conto Salvini, venuto a  più miti pretese. 

Il leader leghista ha rivendicato finora la guida della operazioni, a tutto campo. Da questa esperienza, tuttavia, esce fortemente ridimensionato. È stato sicuramente danneggiato dal tentativo di aprire la doppia trattativa, per eleggere il Presidente e per modificare gli assetti del Governo. Pensava di  potere conseguire in questo modo  dei vantaggi, per se stesso e per il suo partito. Ma ormai viene vissuto da tanti come un destabilizzatore dell'attuale assetto di governo. E oggi, in questo Parlamento, chi punta a destabilizzare il Governo, con il rischio di portare alla crisi e alle elezioni anticipate, inevitabilmente pare destinato a  essere isolato e perdente.  

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