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«Ben vengano istanze dal basso e partecipazione cittadina, ma serve una programmazione per dare un'anima alla città»

Architetti etnei, Ordine e Fondazione ribadiscono la necessità dell’Urban-Center, dove discutere, pianificare e definire azioni sinergiche per il territorio

Di Redazione

CATANIA - Immaginare un luogo dove confrontarsi e avviare una progettualità condivisa; un hub dove programmare a lunga gittata lasciando impronte che durino per sempre: questo è solo uno dei punti del programma della nuova presidenza dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Catania e della sua Fondazione.

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Tema che assume ancora più peso in questi giorni, in cui associazioni etnee e cittadini si sono riuniti (presso il Campo San Teodoro di Librino) per intervenire attivamente nella progettazione di alcune aree strategiche della città, sottoponendo all’attenzione dell’Amministrazione comunale il Parco Monte Po - Vallone Acquicella, che ha l’obiettivo tra gli altri di riunire la periferia al centro cittadino.

«Ben vengano queste iniziative – ha sottolineato il neo-presidente degli Architetti Sebastian Carlo Greco – ma oggi più che mai vogliamo ribadire che a questo territorio serve una vision da attuare attraverso un lavoro a medio e lungo termine, per lasciare tracce di scelte fatte, di azioni volute. Il progetto di Parco Monte Po, per esempio, era stato già redatto e presentato all’Amministrazione nel lontano 2010, nelle aule del Cortile Platamone, durante il workshop “Intersections – Dalla metro alla metropoli”. Ben undici anni fa, un gruppo di giovani architetti provenienti da ogni parte d’Europa, ragionava sul da farsi per migliorare la mobilità e la vivibilità della nostra città, per ricucire gli spazi lì dove ci sono ferite sociali, per aggregare saperi e avviare dibattiti». 

Negli anni, l’Ordine e la sua Fondazione hanno messo in campo workshop, concorsi e momenti di discussione, condividendoli con le istituzioni cittadine. Da qui la necessità di mettere a sistema questi tasselli, anche con le altre lodevoli iniziative che hanno nel tempo coinvolto il nostro territorio, e costituire un primo nucleo per una mostra/evento delle tante progettualità già espresse che, oggi più che mai, vanno condivise anche e soprattutto con le componenti professionali tecniche del territorio.

Adesso che il tema è emerso con forza, grazie agli input provenienti dai residenti, l’Ordine etneo e la sua Fondazione puntano l’attenzione ancora una volta sull’importanza di creare un Urban-Center dove discutere e programmare azioni sinergiche.

«Serve avere una visione più ampia, evitando di affrontare i temi solo in via emergenziale: crediamo che promuovere iniziative senza una visione d’insieme serva a poco. Non può esistere un’Architettura da catalogo con interventi disorganici - ha continuato Greco – la collettività sì deve sognare, ma i sogni devono poi essere tradotti in azioni concrete». La nuova governance ordinistica punta a far riconquistare all’architettura un ruolo nel dibattito interno alla società civile attivando spazi di condivisione permanente, a garanzia della continuità nel tempo di progetti e iniziative. Organizzando tavoli tecnici al fine di rendere più agevole il rapporto tra le istituzioni e i cittadini. È per questo che l’Ordine etneo e la Fondazione degli Architetti vogliono stimolare la cultura della domanda, riconoscendo all’architetto una guida capace di avere una visione strategica nel processi di rigenerazione urbana e territoriale.

«Vogliamo metterci a disposizione della collettività, raccogliendo gli impulsi e traducendoli realmente in progetti, evitando di farli rimanere solo annunci spot - ha commentato la neopresidente della Fondazione degli Architetti di Catania Eleonora Bonanno - Per far acquisire un’identità alla nostra città serve un lavoro coordinato, un dibattito che porti alla definizione dell’anima di Catania e della sua provincia».

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