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Ucraina, ecco dove e quanti militari italiani sono schierati nello scacchiere della guerra

Di Redazione

Che la situazione fosse molto tesa, con il rischio di un’escalation dietro l’angolo, ai piloti dei caccia italiani schierati in Romania era ben chiaro fin dalla settimana scorsa: in soli quattro giorni per ben sette volte hanno risposto ad altrettanti ordini di "scramble", cioè decolli immediati su allarme. Si sono alzati in volo in una manciata di minuti per verificare possibili minacce segnalate dai comandi Nato: tutti falsi allarmi, alla fine, ma la frequenza delle intercettazioni la dice lunga su quanto siano a fior di pelle i nervi di chi ha il compito di vigilare sull'incandescente fianco est dell’Alleanza Atlantica. Un fronte sul quale la presenza dei militari italiani, già significativa, potrebbe aumentare ulteriormente nei prossimi giorni. 

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 Al momento si possono fare solo ipotesi, che sono molteplici e tutte in fase di pianificazione - in attesa della decisione finale - da parte del Covi, il Comando operativo di vertice interforze comandato da pochi giorni dal generale Francesco Paolo Figliuolo, che dall’emergenza Covid si trova a fronteggiare ora una crisi dalle conseguenze imprevedibili, ma comunque altrettanto nefaste. 
 

Le ipotesi, dunque. Quelle di cui si discute più insistentemente nei palazzi degli Stati maggiori parlano di un rafforzamento dei contingenti Nato già presenti nell’Europa orientale, segnatamente in Lettonia e Romania, oltre che del dispositivo navale nel Mediterraneo centrale e orientale. Al vaglio anche la messa a disposizione di uomini e mezzi per nuove missioni, ad esempio in Polonia. E a questo si aggiunge un largo uso delle basi aeree e navali italiane che ospitano forze Usa e Nato, già ampiamente mobilitate. E’ il caso, ad esempio, come cita Rid, la Rivista italiana difesa, dell’aeroporto di Sigonella, da dove sono decollati gli aerei senza pilota Global Hawk che nei giorni scorsi hanno condotto decine di missioni per monitorare gli spostamenti delle truppe russe. 

In ogni caso, e il ministro della Difesa Guerini lo ha ripetuto anche oggi, ogni decisione sarà presa insieme ai Paesi partner perché «la comunità internazionale deve rispondere in maniera ferma e coesa. Ci stiamo confrontando coi nostri alleati - ha detto - e forniremo il nostro pieno supporto alle misure che insieme decideremo». 

Dal Consiglio supremo di Difesa, che si è riunito nel pomeriggio, presieduto dal capo dello Stato, vengono espressi gli stessi concetti: «è indispensabile rispondere con unità, tempestività e determinazione» «insieme con i paesi membri dell’Ue e gli alleati della Nato». 

Attualmente l’Italia schiera in Lettonia 238 alpini e 135 mezzi terrestri, tra cui un numero significativo di blindo Centauro: si tratta del battaglione Saluzzo della Brigata Taurinense, che pochi giorni fa ha ricevuto la visita dello stesso Guerini. Gli alpini sono inseriti nella missione Baltic Guardian, istituita dalla Nato su specifica richiesta dei Paesi Baltici e della Polonia. Sempre a scopo «difensivo e di deterrenza», in Romania sono schierati quattro caccia Eurofighter e circa 130 militari italiani nell’ambito di una missione di Air policing della Nato: si tratta della Task force air Black Storm, rischierata presso l’aeroporto di Costanza. Il Mediterraneo centrale e orientale è invece presidiato da navi che partecipano a diverse missioni.

La Sea Guardian dell’Alleanza Atlantica, per la quale il Parlamento ha autorizzato un massimo di 240 militari e un mezzo navale, e le Nato Standing Naval Forces, alle quali l’Italia partecipa periodicamente con un impiego annuale di 259 militari, due navi, un’altra unità navale «on call» e un mezzo aereo. Per quanto riguarda l’Unione europea, invece, è a Roma il comando dell’operazione Eunavfor Irini: attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dal Parlamento è di 517 militari, una nave e tre aerei.

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