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Ucraina, 130 in salvo nel teatro distrutto a Mariupol. Zelensky in pressing per l'ingresso di Kiev nell'Ue: e il 22 marzo si collegherà con Montecitorio

Di Redazione

Prevista per oggi la ripresa dei contatti tra i negoziatori russi e ucraini. Il Cremlino spiega che «ci si aspetta si svolgano su vari binari», e secondo il ministero degli Esteri russo, il fatto stesso che stiano continuando è «segno di progresso». Mosca però precisa che la bozza del Financial Times su un accordo «è stata compilata in modo errato», anche se sono temi in discussione. E rigetta la richiesta della Corte internazionale di giustizia Onu dell’Aja di sospendere l’operazione in Ucraina. Intanto, l’ambasciatore cinese in Ucraina vede il governatore della Regione di Leopoli e assicura che Pechino «non attaccherà mai l’Ucraina». E domani il presidente americano Joe Biden parlerà con lo stesso presidente cinese Xi Jinping. 

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Continua il pressing di Kiev sull'Unione europea, con il presidente Volodymir Zelensky che parlando in videocollegamento con il Bundestag - martedì 22 marzo si collegherà invece con Montecitorio - incalza dicendo che per ogni bomba che cade in Ucraina, si alza un muro sempre più forte fra Kiev e l’Europa. Sollecita quindi l’ingresso di Kiev nell’Unione e spinge sulle sanzioni e sull'esclusione della Russia dal sistema di pagamenti Swift. E citando l’allora presidente americano Ronald Reagan - che in un celebre discorso il 12 giugno 1987 presso la Porta di Brandeburgo, chiese con forza al leader sovietico Mikhail Gorbaciov di «tirare giù il muro» di Berlino - chiede al cancelliere Scholz di buttare giù questo muro che si è eretto oggi.

«La Germania dà il suo contributo e continuerà a farlo - è la replica che arriva da Scholz - Ma una cosa è chiara: la Nato non entrerà in questo conflitto». E a lui fa eco il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenberg: «Questa è la guerra di Putin e lui deve mettervi fine». 

Una fine che tuttavia appare ancora lontana, almeno a guardare gli effetti degli ultimi bombardamenti russi sulle città ucraine. Fra le situazioni più complesse Mariupol, sotto assedio da giorni. Quella che prima era una città di 400mila persone, denuncia il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov al parlamento europeo, da tre settimane sopravvive senza acqua né corrente elettrica, colpita da missili in continuazione, e si stima che le perdite civili siano 20 mila.

Ha per fortuna resistito al martellamento il teatro cittadino, trasformato in rifugio antiaereo, le cui immagini satellitari mostrano due scritte «bambini» davanti e dietro la struttura: 130 le persone finora uscite vive da esso dopo quello che Londra ha definito un crimine di guerra. La città è stremata, i morti vengono sepolti nelle fosse comuni, la gente scioglie la neve per avere l’acqua, racconta il vicesindaco Orlov. E non esiste che sulla cartina geografica la città di Volnovakha, aggiunge il ministro della Difesa ucraino Reznikov, perché lì non è rimasto nemmeno un edificio.

Ma bombe continuano a cadere anche in altre località, e un edificio residenziale a Kiev viene colpito dai resti di un missile abbattuto dalla contraerea. Nelle ultime 24 ore, la difesa aerea ucraina ha distrutto 10 bersagli aerei nemici, riferisce il centro stampa dello Stato maggiore delle Forze armate. L’Ucraina dunque continua a resistere, e l’ultimo rapporto di intelligence che arriva da Londra parla di un’invasione che è «in gran parte in stallo su tutti i fronti». 

Sul fronte economico, intanto, arriva dalla Bce un allarme secondo cui l’aggressione russa sta portando l’economia europea in un territorio sconosciuto», con rischi per la crescita: l'Eurotower è pronta a fare marcia indietro sui suoi piani di riduzione dello stimolo monetario, se necessario di fronte ai rischi posti dal conflitto. Mosca annuncia invece di aver completato il pagamento degli interessi per 117,2 milioni di dollari sulle obbligazioni straniere e dice di avere tutti i mezzi e le risorse per prevenire un default del proprio debito pubblico. 
 

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