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Ucraina, feroci combattimenti a Mariupol: è la sfida chiave per l'invasione della Russia

Situazione critica nella città martire del Sud dell’Ucraina, sotto assedio dall’inizio del conflitto

Di Redazione

Come anticipato nei giorni scorsi, Mariupol - la città martire del Sud dell’Ucraina, sotto assedio dall’inizio della guerra - è diventata il centro dei combattimenti, e forse la sfida chiave, per l’invasione del Paese da parte della Russia. Il comandante della 36/a brigata della Marina ucraina, maggiore Serhiy Volyna, ha chiesto al governo di Kiev di «sbloccare Mariupol il prima possibile, militarmente o politicamente», perché da questa mattina «sono in corso feroci combattimenti, i russi avanzano in modo aggressivo, la situazione è critica».  «Non abbiamo intenzione di arrenderci, ma la situazione sta precipitando», ha aggiunto.

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Mosca, da parte sua, annuncia aver conquistato lo stabilimento siderurgico Ilyich nella città, con l’appoggio di milizie della autoproclamata repubblica di Donetsk. Le autorità locali denunciano che gli occupanti russi iniziato a riesumare i cadaveri dei civili sepolti nei cortili dei blocchi residenziali e hanno portato 13 forni crematori mobili, per cui si sospetta che stiano cercando di coprire crimini di guerra. 

 E mentre Mosca annuncia che aumenterà il numero e la portata degli attacchi missilistici su obiettivi a Kiev in risposta agli «atti di sabotaggio» sul suo territorio da parte delle forze ucraine, l’aumento dei combattimenti sta compromettendo i nove corridoi umanitari che sono stati concordati per oggi per l’evacuazione dei civili, compresa dalla stessa Mariupol. Ma la Croce Rossa avverte che «con le persone che cercano di uscire da Mariupol, la linea del fronte è sempre volatile, le tregue sono fragili, e c'è anche bisogno che l'intera catena di comando sia consapevole di questa tregua, qual è il percorso preciso, qual è la tempistica».

Kiev infatti ha già denunciato oggi che 7 civili sono rimasti uccisi in un attacco contro gli autobus usati per le evacuazioni vicino a Kharkiv e altri 27 sono rimasti feriti ieri, quando «i militari russi hanno sparato su autobus di evacuazione che trasportavano civili dal villaggio di Borova nel distretto di Izium». 

Il presidente ucraino Volodyìmyr Zelensky, da parte sua, cerca di mantenere alto il morale dei suoi concittadini con un nuovo discorso patriottico. «Abbiamo già resistito 50 giorni. 50 giorni di invasione russa, anche se gli occupanti ci avevano dato un massimo di cinque», ha detto in un video trasmesso durante la notte, nel quale ha lodato l’impegno dei suoi connazionali: «Siete diventati tutti eroi. Tutti gli uomini e le donne ucraini che hanno resistito e non si arrendono. E che vinceranno. Questo restituirà la pace all’Ucraina, ne sono sicuro». «Durante i 50 giorni di questa guerra, l’Ucraina è diventata un eroe per tutto il mondo libero», ha aggiunto. 

«Dobbiamo fermare l’escalation, fermare la guerra in Ucraina. Bisogna far ripartire il processo di dialogo tra Ucraina e Russia», ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, secondo il quale «Zelensky ha fatto delle aperture importanti, ora è Putin che deve parlare», anche se «non sta dando segnali di pace quando dice che devono completare le operazioni». Di Maio ha spiegato che si sta lavorando ad un possibile cessate il fuoco per la Pasqua ortodossa, che cade una settimana dopo quella cattolica, perché «è l’unica strada per evacuare civili dall’Est dell’Ucraina». E malgrado il Parlamento di Kiev abbia definito come «un genocidio» le azioni dell’esercito russo in Ucraina -riprendendo la definizione già usata dal presidente americano Joe Biden- Di Maio ha precisato che «l'Italia non ha gli elementi per verificare se in Ucraina stia avvenendo un genocidio, ma le atrocità sono sotto i nostri occhi, come i bambini uccisi e i civili uccisi». 

Il ministro degli Esteri si è anche riferito ad un’altra dimensione cruciale del conflitto: le sanzioni che restringono le importazioni di energia dalla Russia. «In questo momento l'Unione Europea non può sottostare al ricatto dei rubli», ha detto. «Stiamo diversificando le nostre fonti -ha aggiunto - perché è da più fonti che arriverà il gas nelle condizioni delle logiche di mercato». Su una possibile intesa con l’Egitto, però, pesa il caso Regeni. Zelensky ieri ha criticato duramente i paesi europei che continuano ad acquistare petrolio russo, come Germania e Ungheria, e intanto oggi l’Armenia ha annunciato che ha iniziato a fare pagamenti per il gas russo in rubli. La Finlandia, nel frattempo. annuncia che è «altamente probabile" che entri nella Nato, malgrado Mosca avverta che questo «avrebbe implicazioni negative per la pace e la stabilità nell’Europa del Nord». 

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