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Parco Monte Po atto secondo incubo-discarica in via Platani

Tonnellate di materiali e di rifiuti pericolosi accatastate in un'area comunale chiusa con un cancello. I residenti: «Una bomba ecologica pronta a esplodere» GUARDA IL VIDEO

Di Damiano Scala

CATANIA - Il primo segnale che a San Giorgio, nei pressi di via Platani, succedeva qualcosa di strano è stata la presenza di un cancello davanti alla strada sterrata. Cosa ci fa un'inferriata a sbarrare l'accesso su un terreno comunale? Una protezione artigianale ma chiusa con un grosso lucchetto e con il catenaccio. E poi quel viavai notturno di camion che, nel cuore della notte, entravano dentro al parco di Monte Po pieni di materiale e, pochi minuti dopo, andavano via a fari spenti e completamente vuoti. Troppe cose non andavano e troppe volte il quartiere aveva dovuto fare i conti con situazioni simili per non capire. Qualche residente di via dei Platani ha voluto allora vederci chiaro e, scavalcato il cancello, ha visto che le paure di un intero rione erano diventate certezze: il parco viene ancora utilizzato come una megadiscarica abusiva dove abbandonare di tutto, al riparo da sguardi indiscreti. E per i più curiosi che si fossero avventurati nelle zone più interne era pronta persino una “copertura” fatta di decine rami di alberi per nascondere il cimitero di copertoni, di elettrodomestici e di eternit.  

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Lungo il tragitto, decine di resti di roghi. Tracce evidenti di come il materiale, una volta diventato troppo ingombrante persino per quell'area, venisse smaltito con le fiamme. «Quello che succede qui spaventa tutti - sottolinea Giovanni Petralia, abitante della zona - una bomba ecologica che rischia di esplodere da un momento all'altro mettendo in ginocchio l'intera San Giorgio. Non vogliamo più restare in silenzio perché voltare lo sguardo dall'altra parte avrebbe il solo effetto di lasciare il territorio a gente senza scrupoli».  

Le tonnellate di materiale di risulta sono state accatastate nella parte nord. Pochi metri più in là, dietro alle colline, sono sistemati vecchi mobili di legno, pezzi di auto di ogni tipo e parabrezza: sembra quasi un concessionario dell'usato.  

Proseguendo per il sentiero impervio si arriva fino allo spiazzo dov'è depositato l'eternit. «Tonnellate di materiale estremamente pericoloso sotto la pioggia, il sole e il vento in mezzo all'erba alta - aggiunge Filippo Petralia, consigliere della VI Municipalità -. In un altro slargo vengono abbandonati gli pneumatici».  

«Il fatto che i residenti hanno voluto denunciare questi episodi è di grande importanza per noi - sottolinea Carmelo Sofia, presidente della commissione Polizia Municipale - Forze dell'ordine e istituzioni non possono lasciare al loro destino un territorio come questo, sempre in bilico tra riscatto e degrado. Adesso è necessario rimboccarsi le maniche e voltare pagina cercando di bonificare questa zona e punire come merita chi ha fatto tutto questo».  

Ettari di terreno degradati, un'area riparata dagli sguardi indiscreti e tanti anfratti o angoli pronti ad accogliere di tutto. Condizioni ideali per i criminali, che hanno trasformato questa parte del Parco di Monte Po in una delle più grandi discariche abusive della città. Peccato che il luogo non sia isolato ma si trovi a pochi metri da via dei Platani: decine di case, negozi, una chiesa e persino un campetto di calcio. «Bonificare tutto non sarà semplice - spiega Giuseppe Catalano, componente della commissione Lavori Pubblici - è impossibile fare persino un calcolo preciso dei mezzi e degli uomini da utilizzare. Serviranno sicuramente escavatori e motopale per un'opera mai eseguita negli ultimi anni e che preveda anche l'intervento della Prefettura».  

«Il nodo principale riguarda la vigilanza e la protezione di questo immenso spazio verde - afferma Maurizio Mirenda, della commissione Urbanistica - la nostra preoccupazione è che, come a Monte Po, i materiali abbandonati dietro le colline siano solo una minima parte. Il “grosso” dei rifiuti pericolosi potrebbe essere stato nascosto sotto tonnellate di terra. Veleni che rischiano di danneggiare irreparabilmente questo territorio».

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