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Sequestro ProActiva, «Solo chi sta in mare conosce i rischi, non chi sta in ufficio»

La Ong catalana passa all'attacco e rispedisce al mittente (la procura di Catania che la accusa di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina)

Sequestro ProActiva, «Solo chi sta in mare conosce i rischi, non chi sta in ufficio»

ROMA - Rivendicano con orgoglio tutto quanto: il salvataggio, il non aver lasciato donne e bambini nella mani della Guardia Costiera libica, la decisione di sbarcare i migranti in Italia. E accusano: «in mare si muore, solo chi sta in mare conosce i rischi che si corrono, non certo chi sta in ufficio». La Ong catalana Proactiva Open Arms passa all’attacco e rispedisce al mittente, vale a dire alla procura di Catania che le ha sequestrato la nave e indagato tre membri, l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. L’occasione gliela offre il presidente uscente della Commissione diritti umani Luigi Manconi, che mette a disposizione una sala del Senato al fondatore della Ong, Oscar Camps, al coordinatore in Italia Riccardo Gatti e all’avvocato Alessandro Gamberini. Proprio il legale annuncia che chiederà al gip di non convalidare il sequestro della nave poiché le 'provè in mano ai pm non sono né «serie» né coerenti». «La pretesa di fare un provvedimento d’urgenza di sequestro ipotizzando l'associazione a delinquere - dice Gamberini - è una forzatura sotto gli occhi di tutti, intollerabile anche dal punto di vista giuridico e puramente strumentale ad acquisire la competenza sulla vicenda che, altrimenti, sarebbe stata della procura di Ragusa». Tra l’altro, aggiunge Manconi, il codice delle Ong non è «una norma di legge ma un accordo pattizio tra il Viminale e i privati» e, dunque, anche qualora fosse stato violato, «e non lo è stato, non ci troveremmo comunque di fronte ad un reato».


Nonostante le accuse, Proactiva non ha alcuna intenzione di mollare. Dal luglio 2016, rivendica Camps, «abbiamo salvato oltre 26mila persone in 43 missioni, sempre in collaborazione con la guardia costiera italiana e senza che mai ci fosse un problema». Cosa che, aggiunge Gatti, è invece ben diversa quando ci sono di mezzo i libici: «in almeno altre 4 occasioni abbiamo avuto problemi. Una volta ci hanno minacciati che ci avrebbero uccisi, due volte hanno sparato in aria per tenerci lontano e un’altra volta ci hanno sequestrato per due ore». Quanto al soccorso del 15 marzo scorso - quello per il quale la Ong è finita sotto accusa - i responsabili di Proactiva ripetono che è stata la guardia costiera italiana ad inviarli in zona e che i problemi sono sorti quando è stato loro comunicato che il coordinamento dei soccorsi era stato preso dai libici. Una cosa "illegittima», sostiene l’avvocato Gamberini, in quanto Tripoli "non ha un vero centro di coordinamento riconosciuto a livello europeo». E perché non avete sbarcato i migranti a Malta? «Non è compito nostro - ha risposto Camps - ma dell’Imrcc (il centro di coordinamento dei soccorsi, ndr) identificare il porto sicuro».


Alla Ong è arrivata la solidarietà di Roberto Saviano. «Non permetteremo mai l’introduzione del reato di solidarietà - ha detto in un video messaggio - Non erano in acque libiche e hanno salvato 218 persone, anche dalla guardia costiera libica. Cosa si doveva fare? Lasciarle annegare? Lasciarli ai proiettili della guardia costiera libica? Lasciare che tornassero nei campi in Libia dove, anche pochi giorni fa, l’Onu ha denunciato stupri e violenze?». Preoccupazioni espresse anche anche da Msf e Sos Mediterranee, le altre due Ong impegnate nel Mediterraneo, che vedono nel sequestro non solo la volontà di «ostacolare le operazioni salvavita in mare» ma un ulteriore passo «verso la criminalizzazione della solidarietà».  

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