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Catania

«Vogliamo restituire Enrico alla famiglia» L'impegno dei sub volontari alle ricerche

Di Concetto Mannisi

Acireale (Catania) - «Quei ragazzi sono stati davvero sfortunati. Quando abbiamo appreso della disgrazia pensavamo a chissà quale imprudenza, invece dopo esserci recati al porticciolo di Santa Maria la Scala ci siamo resi conto che, al di là del fatto che è sempre sconsigliabile avvicinare il mare in tempesta, tutto è stato frutto di una serie di terribili fatalità». A parlare è Antonio Taglieri, uno dei sub dell’Etna Divers che ieri mattina, assieme a tanti altri volontari, ha preso parte alle ricerche dei poveri resti di Enrico Cordella. Purtroppo senza fortuna.

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«Noi quel ragazzo vogliamo restituirlo alla famiglia - stringe i pugni Taglieri -. Gente perbene, che ogni giorno raggiunge il molo nella speranza che il mare possa restituire finalmente Enrico. Ci hanno dato delle indicazioni. Forse è vero che il corpo del giovane è rimasto inizialmente agganciato da qualche parte, così come testimonierebbe, del resto, la tracolla poi ritrovata strappata. Questo potrebbe spiegare il perché, a differenza di quel che è accaduto con i corpi degli altri due ragazzi, il suo non è riaffiorato il giorno successivo. Poi il resto l’hanno fatto le mareggiate dei giorni successivi. Adesso, però, il problema è capire dove sia».

«Si possono fare tante ipotesi - chiarisce - ma certezze in questi casi non se ne possono avere. C’è chi si dice certo che la corrente possa averlo trascinato verso sud, cosicché ieri altri sub hanno controllato lo specchio di mare davanti al Bellatrix e al lido La Risacca. Noi, che alcuni giorni fa eravamo rimasti a Santa Maria la Scala perlustrando con le torce la zona delle “casce” e alcuni anfratti in cui è pericoloso anche infilarsi, questa volta abbiamo deciso di spostarci verso nord, nella zona del camping e della torretta. Si tratta di zone difficili da raggiungere e in cui l’ossigeno delle bombole va gestito con la massima attenzione. C’è chi è sceso a 50 metri, chi è arrivato a 60... Tutto inutile, in questa occasione. Ma non è nostra intenzione arrenderci».

Quando pensate di tornare?

«Dobbiamo smaltire l’azoto di cui ci siamo fatti carico in questa occasione, ma fra qualche giorno saremo ancora lì. Ad offrire il nostro contributo per far sì che i signori Cardella possano almeno avere questo piccolo conforto: un corpo da seppellire, una tomba su cui pregare per Enrico».

Avete rivolto un invito agli altri volontari.

«E’ vero. Il rischio è che, in mancanza di un coordinamento, in tanti vadano sempre negli stessi posti già controllati dai vigili del fuoco. Per questo noi stiamo provando a fare dell’altro.... A nostro avviso, in ogni caso, sarebbe opportuno che si cominciasse a controllare la costa anche da terra oppure dal mare con i binocoli: la scogliera è lunghissima e non è detto che Enrico non possa essere stato spinto verso terra. Chi ne ha l’opportunità, chi la mattina ama passeggiare in riva al mare, provi a prestare attenzione. Credetemi, la famiglia di questo ragazzo lo merita davvero...».

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