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Mazzetta per pilotare la sentenza Open Land, così è finito in manette l'ex giudice del Cga Sicilia

A fare agli inquirenti messinesi il nome di Giuseppe Mineo, ex giudice del Consiglio di Giustizia amministrativa siciliano arrestato per corruzione, è stato l'avvocato Piero Amara, ex legale dell’Eni che a febbraio è finito in manette

Vertenza Open Land, Cga revoca risarcimento

MESSINA - La corruzione dell’ex giudice del Consiglio di Giustizia amministrativa siciliano Giuseppe Mineo, arrestato oggi dalla Procura di Messina guidata da Maurizio de Lucia, viene fuori nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto sistema Siracusa che vede protagonisti gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore e l’ex pm di Siracusa Giancarlo Longo.

Mineo si sarebbe interessato perché fosse sovrastimato il danno chiesto, tramite ricorso amministrativo, dall’impresa Frontino «Open Land» al Comune e alla Sovrintendenza di Siracusa. Il giudice era magistrato relatore in una delle cause celebrate nel corso del lungo contenzioso amministrativo tra la società e gli enti.

Amara e Calafiore, hanno scoperto i pm, avevano sul libro paga magistrati, consulenti, professionisti che venivano pagati perché favorissero gli interessi dei loro clienti più importanti, come gli imprenditori siracusani Frontino.

Nell’inchiesta messinese viene fuori il caso della Open Land, una società molto nota a Siracusa, controllata appunto dai Frontino. Nel 2008 la Open Land comincia a costruire il centro commerciale Fiera del Sud, che viene completato nel 2015. Sarà al centro di una serie di complesse vicende giudiziarie, ancora in corso, che cominciano con la denuncia, da parte della figlia del costruttore Frontino, compagna di Calafiore, dell’ingegnere del Comune che aveva negato all’impresa la concessione edilizia. La donna lo accusa di tentata concussione, ma il tecnico viene assolto. All’ingegnere finito sotto inchiesta subentra Mauro Calafiore che annulla il diniego e dà la concessione, nonostante l'avvocatura del Comune avesse avvertito che si sarebbe dovuto risarcire la società Frontino per il tardivo rilascio della autorizzazione.

Puntualmente i Frontino chiedono 35 milioni di euro al Comune che rischia il default. Il Tar di Catania respinge il ricorso e dà torto ai Frontino che si rivolgono al Cga allora presieduto da Riccardo Virgilio, anche lui poi indagato, che nel 2013 dà ragione alla Open Land.

Il Comune di Siracusa, però, non ottempera e la cosa torna nuovamente davanti al Cga perché i Frontino avviano un giudizio di ottemperanza. Il presidente del collegio è il giudice Raffaele De Lipsis, un anno fa coinvolto nell’inchiesta della dda di Palermo sull'armatore Ettore Morace. Tra vari colpi di scena giudiziari, il caso Open Land pende ancora davanti al Cga.

A fare agli inquirenti messinesi il nome di Giuseppe Mineo, ex giudice del Consiglio di Giustizia amministrativa siciliano arrestato per corruzione, è stato l'avvocato Piero Amara, ex legale dell’Eni che a febbraio è finito in manette e che da mesi rende dichiarazioni alle Procure di Messina e Roma. E’ stato Amara, al vertice di un sistema corruttivo che manovrava la giustizia e gli affari a Siracusa, a raccontare la vicenda che ha come protagonista Mineo. Le rivelazioni del legale sono al vaglio anche della Procura di Roma che ha aperto un’inchiesta su presunti casi di corruzione al Consiglio di Stato.

«... A dicembre 2015 De Lipsis (ex giudice del Cga ndr) va in pensione. - racconta ai magistrati messinesi - Qui interviene Ferraro (imprenditore siracusano arrestato con Mineo ndr) e assume un ruolo. Viene nominato relatore Mineo. Comincia la manovra di avvicinamento di Mineo. Viene trovato il punto debole: era molto amico di Drago, ex presidente della Regione (morto nel 2016 ndr). Mineo chiede a Ferraro di aiutare Drago che era molto malato. Ferraro chiede a sua volta a me ed a Calafiore. Nel 2016 allora Ocean Consulting fa un bonifico per Ferraro a beneficio della famiglia Drago».

«Il pagamento è fatto per assecondare Mineo. - spiega - Mineo ci chiede di aiutare Drago. Il conto di Ferraro è maltese. Dopo, incontrammo Mineo e parlammo della camera di consiglio. Mineo ci ha rivelato tutti i contenuti della camera di consiglio ed il suo orientamento su Open Land e su AM Group. Cercammo, io e Calafiore, a Roma all’hotel Alexandra, alla presenza di Ferraro di convincerlo a riconoscere di più. L’incontro fu preparato, Calafiore venne con degli appunti e scrisse addirittura un’ipotesi di sentenza. Gli atti furono consegnati a Mineo...».

La vicenda è quella della causa, pendente al Cga, per il risarcimento del danno che il Comune di Siracusa avrebbe dovuto alla società Frontino, legata ad Amara e a un altro avvocato, Giuseppe Calafiore. Mineo avrebbe dovuto far lievitare il risarcimento nella sentenza.

La provvista per la tangente di 115 mila euro sarebbe stata creata attraverso un contratto realizzato tra la società Ocean Consulting e Ferraro.

Qualcosa nel piano di Amara, però, va storto. Il legale viene avvertito che a Siracusa c'è fermento sulla vicenda e che avrebbero rischiato. E la cosa al Cga si ferma.

Le parole di Amara vengono confermate dall’avvocato Giuseppe Calafiore, amico e collega di Amara.


Per i pm, dunque, Mineo si sarebbe prestato senza riserve al «gioco» corruttivo. E avrebbe gestito la causa in corso al Cga per riscuotere quanto pattuito. L’inchiesta è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Messina.

La precisazione:

Egregio Direttore,

nell'interesse dei Sigg.ri Avv.  Giuliana Drago e Roberto Drago,  che mi hanno incaricato all'uopo,  la presente per chiedere di

voler rettificare quanto contenuto nell'articolo pubblicato su La Sicilia,  a firma di "Redazione", in data  4.7.2018 in danno dei miei assistiti.

In detto articolo si legge testualmente " Nel 2016 allora Ocean Consulting fa un bonifico a Ferraro a beneficio della famiglia Drago". 

Poiché nessuna fonte, giudiziaria, investigativa  o aliunde reperibile, fa riferimento alla percezione di benefici da parte della famiglia dell'On.

Giuseppe Drago, è interesse dei figli Giuliana e Roberto che si dia conto, con le medesime modalità e con il medesimo rilievo, che la circostanza

è erronea e non corrisponde  a quanto effettivamente ipotizzato dagli investigatori e/o emergente dagli atti di indagine.

Certa della Sua disponibilità e nel segno della correttezza dell'informazione e della tutela del diritto alla rettifica normativamente previsto,

in attesa di quanto richiesto, porgo

Distinti Saluti.

Avv. Daniela Coria

Patrocinante in Cassazione

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