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Cronaca

"Dissesto a Catania", di male in peggio... «Criticità aggravate» e carte in Procura

Di Gianluca Reale

CATANIA - Un atto inevitabile. Alla deliberazione della Corte dei conti che dispone il dissesto, la 153, se ne aggiunge un’altra, la 154, che dispone la comunicazione delle criticità rilevate dai giudici contabili anche alla Procura della Repubblica e alla Procura regionale della stessa Corte dei conti. E’ quanto deciso dai magistrati contabili lo scorso 4 maggio nella medesima formazione (Maurizio Graffeo, Anna Luisa Carra, Francesco Albo, Giuseppe di Pietro e Giovanni Di Pietro), che ha disposto il dissesto in merito a una lunga serie di criticità evidenziate in 50 pagine di documento. La Corte dispone anche che «ai sensi dell’articolo 148 bis del Tuel, entro il termine di sessanta giorni dovranno essere trasmesse le misure correttive relative alle criticità» accertate.

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Secondo i giudici i rilievi sui documenti contabili 2015 e 2016 oggetto di questa deliberazione «ripropongono le medesime criticità già accertate» per precedenti esercizi finanziari (vedi quello del 2014), annotando che «il Comune di Catania non ha proceduto all'approvazione di idonee misure correttive volte a favorire la riconduzione della gestione entro i parametri della sana gestione finanziaria». Per cui «l’approvazione del piano di riequilibrio come anche la successiva modifica dello stesso non costituiscono, al riguardo, idonee misure in grado di attuare i necessari interventi volti a regolarizzare le criticità rilevate». Anzi, il collegio giudicante rileva che «le criticità già oggetto di accertamento con le precedenti deliberazioni permangono non risolte e addirittura, in taluni casi, perfino aggravate».

Sembra piovere sul bagnato, dunque. Eppure, secondo alcuni esperti di finanza pubblica, nonostante la durezza dei provvedimenti dei giudici contabili, proprio nelle loro carte e nelle criticità rilevate si potrebbe trovare la via da percorrere per cercare di evitare l’incubo del dissesto e costruire il ricorso. Una strada in salita, per la quale verificare condizioni di fattibilità e sostenibilità. E che, poi, avrebbe bisogno di un intervento “politico” straordinario a livelli più alti, diverso dai famosi 140 milioni di qualche anno fa, per permettere a Catania di mettere su una “operazione debito zero”, come quella portata a termine del compianto Marchionne alla Fiat-Fca.

Scenari e ipotesi per provare ad evitare quella che secondo molti sarebbe una vera e propria “bomba sociale” che metterebbe in ginocchio la città, prima di tutto il tessuto di imprenditori privati, con i rispettivi dipendenti, che vantano crediti dal Comune.

Ma quali sono le criticità evidenziate dalla deliberazione 154? Sotto la lente di ingrandimento ci sono, ad esempio, i rendiconti 2015 e 2016: in merito alla gestione della cassa, la Corte rileva il «costante ricorso ad anticipazioni di tesoreria» con «aggravio degli interessi passivi» e il «costante utilizzo delle entrate a destinazione vincolata» (nel complesso circa 5,5 milioni di euro sia nel 2015 che nel 2016). Sul bilancio 2016 i giudici scrivono: «Il Comune di Catania rendiconta che, sull'importo complessivo di 82,1 milioni di euro di debiti non ancora riconosciuti, una porzione rilevante di importo corrispondente a 26,9 milioni di euro risulta già pagata ancor prima di procedere al formale riconoscimento dei debiti» e che «sulla base di quanto prospettato dal collegio dei revisori (nel 2017, ndr), le coperture finanziarie individuate per fare fronte alla massa dei debiti fuori bilancio in attesa di finanziamento vengono in gran parte individuate nelle alienazioni da effettuare» per «54 milioni di euro».

Poi c’è il capitolo partecipate, per le quali negli esercizi 2015 e 2016 manca «la relazione sulla gestione in grado di illustrare gli esiti della verifica avente ad oggetto i rapporti debito-credito» tra Comune e società. Sull'Amt, tra i tanti rilievi, la Corte rileva l’esistenza di un «debito complessivo (…) di valore pari a 12,9 milioni di euro per il quale non risulta individuata la relativa copertura finanziaria». E se ci sono rilievi mossi anche su Multiservizi, Sidra e Asec, tra le criticità la Corte indica anche la stabilizzazione dei precari nel 2016, per la quale mancherebbe «una preliminare valutazione sulla sostenibilità finanziaria» per «individuare le opportune misure correttive attraverso le quali garantire l’acquisizione delle ulteriori risorse per assicurare, in via duratura, le coperture finanziarie necessarie per remunerare i lavoratori».

Entro sessanta giorni l’amministrazione dovrà comunicare le misure correttive e provare a convincere la Corte. Sotto la scure del dissesto.

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