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Scandalo Riscossione Sicilia, perquisizioni nella lussuosa villa dell'avvocato Rizzo

Il legale svolgeva la professione anche nel suo domicilio, dove sarebbe stato trovato altro materiale utile alle indagini

Scandalo Riscossione Sicilia, perquisizioni nella lussuosa villa dell'avvocato Rizzo

CATANIA - Sono ancora in corso le indagini che questa mattina, nell'ambito dell'operazione Gancio della Guardia di Finanza, ha portato agli arresti domiciliari l’avvocato Sergio Rizzo, 74 anni, pensionato, già dirigente della Serit (oggi Riscossione Sicilia spa), che - privo di autonoma posizione fiscale e contributiva - avrebbe esercitato la professione legale anche presso il proprio domicilio; il figlio, Settimo Daniele Rizzo, 43 anni, avvocato civilista e tributarista con studio a Catania in via Aldebaran, che collaborava con il padre nelle illecite attività; e Claudio Bizzini, 65 anni, già dipendente di Riscossione Sicilia in pensione, anche lui sconosciuto al fisco per la sua attività di consulente. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di concorso in corruzione continuata, accesso abusivo ad un sistema informatico e rivelazione di segreti di ufficio, per fatti verificatisi nelle sedi di Catania e Messina tra gennaio e luglio 2017.

Ma nel domicilio dell'avvocato Sergio Rizzo, una lussuosa villa con piscina, giardino, campo da tennis e depandance in via Nuovalucello a Catania, sono in corso perquisizioni da parte delle Fiamme Gialle che avrebbero portato alla luce altro materiale utile alle indagini: si tratterebbe di incartamenti più recenti, relativo anche al 2018, che adesso sono al vaglio degli investigatori. 

In tutto sono 26 gli indagati dell'operazione Gancio, nel corso della quale è stata disposta anche la misura interdittiva della "sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio" nei confronti di 3 funzionari in servizio presso Riscossione Sicilia. Si tratta di Rosario Malizia, 53 anni, addetto al "settore contabilità versamenti e rendicontazione" nella sede di Messina; Giovanni Musmeci, 61 anni, responsabile delle "procedure cautelari ed esecutive" presso la sede di Catania; e Matilde Giordanella, 56 anni, addetta al "settore notifiche" nella sede di Catania. 

La disponibilità dei dipendenti "infedeli" di Riscossione Sicilia si traduceva nell’estrazione dal sistema informatico dell’Ente di informazioni afferenti a cartelle esattoriali e relate di notifica degli atti dell’Agente di Riscossione e nella loro celere trasmissione ai richiedenti, sia tramite posta elettronica che mediante consegna a mano presso il domicilio di Sergio Rizzo o presso lo studio del figlio Settimo Daniele.

Nello specifico, l’avvocato Sergio Rizzo poteva contare sul "totale asservimento" dei dipendenti di Riscossione, Rosario Malizia e Giovanni Musmeci, che avrebbero beneficiato "di varie utilità in denaro (circa 50 euro per ogni comunicazione informale di dati relativi alla posizione fiscale debitoria di un contribuente) o della fornitura di beni (televisori e climatizzatori) e di posti di lavoro (espletamento di un tirocinio presso un centro di fisioterapia) a vantaggio di propri familiari", spiegano le Fiamme gialle.

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