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La vicenda Sea Watch finisce alla Corte Europea dei diritti dell’uomo

Il Governo depositerà a Strasburgo la sua memoria difensiva sostenendo che la giurisdizione «appartiene all’Olanda»

La vicenda Sea Watch finisce alla Corte Europea dei diritti dell’uomo

Alcuni migranti a bordo della Sea Watch

ROMA - Finisce all’attenzione della Corte europea dei diritti dell’uomo la vicenda Sea Watch. Lo fa sapere il Governo che domani depositerà a Strasburgo la sua memoria difensiva sostenendo che la giurisdizione «appartiene all’Olanda», Paese di bandiera della nave. Una volta riconosciuto ciò, l’Italia è pronta ad offrire un corridoio umanitario per trasferire i 47 migranti in territorio olandese.

Intanto, la Sea Watch 3 è isolata come una nave in quarantena. Vietato avvicinarsi per un raggio di mezzo miglio, ordina la Capitaneria di porto di Siracusa. E per il quarto giorno i naufraghi soccorsi il 19 gennaio scorso davanti alla Libia sono "prigionieri" a bordo. Non si scende. Sono invece riusciti a salire gli esponenti del Pd Matteo Orfini e Maurizio Martina che presenteranno un esposto in procura contro la «detenzione illegale» dei naufraghi. I due sono finiti però tra gli indagati. «Ci contestano la violazione di un dispositivo di polizia, noi riteniamo di non aver violato alcuna legge e che quello che abbiamo fatto è nelle nostre prerogative parlamentari», affermano. La prefettura ribatte sostenendo di non aver autorizzato «alcun accesso alla nave, né ha il potere di farlo» ai parlamentari, aggiungendo che questi «sono stati informati del divieto e delle eventuali conseguenze di legge».

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini mantiene la linea dura e ironizza: a chi «vuole portarmi in tribunale, rispondiamo col sorriso. A sinistra non hanno niente di meglio da fare che affittare gommoni per solidarizzare con i clandestini e denunciarmi. Io non mollo». Intanto, si prospetta un’emergenza umanitaria: il comandante della nave comunica che i tre bagni stanno per raggiungere la saturazione: li usano i 47 passeggeri più i 22 membri dell’equipaggio. Potrebbe essere lo spiraglio per un possibile ok allo sbarco.

L’Italia, dunque, è pronta a difendersi davanti alla Corte Ue sostenendo le responsabilità dell’Olanda e quelle della Sea Watch che, con una «temeraria condotta», in condizioni di mare mosso, rileva Palazzo Chigi, «anziché trovare riparo sulla costa tunisina distante circa 40 miglia, universalmente considerata porto sicuro, si è avventurata in una traversata di centinaia di miglia mettendo a rischio l’incolumità dei migranti a bordo». Il Governo chiede poi se «l'obiettivo della Sea Watch era salvare i naufraghi oppure creare un caso internazionale richiamando l'attenzione dei massi media?». Nel frattempo, si sottolinea la "totale disponibilità per assistenza in caso di richiesta" attraverso motovedette di guarda costiera e guardia di Finanza. Pronti generi di conforto e assistenza sanitaria.

Oggi c'è una bandiera gialla issata sulla Sea Watch: nel codice nautico comunica che è in corso la procedura per il rilascio della libera pratica sanitaria, sono cioè in corso accertamenti per verificare che non vi siano problemi sanitari a bordo. «47 persone in cerca di protezione sono davvero un rischio per la sicurezza nazionale?», chiede la ong tedesca. Ma, dopo il blitz di ieri di Stefania Prestigiacomo, Riccardo Magi e Nicola Fratoianni, la Capitaneria ha interdetto alla navigazione le acque intorno all’imbarcazione umanitaria per evitare "problemi riguardanti l’ordine pubblico e la sanità pubblica».

Il procuratore siracusano Fabio Scavone, da parte sua, per ora non si muove. Non c'è nessun indagato, assicura. E smonta anche le «prove» ipotizzate da Salvini contro il comandante che avrebbe messo a rischio la vita dei migranti soccorsi per essersi diretto verso l’Italia invece che in Tunisia durante una tempesta: nessun reato, spiega il pm, ha scelto la rotta che riteneva più sicura. Quanto all’altro reato 'suggeritò dal titolare del Viminale, favoreggiamento all’immigrazione clandestina, il pm non lo ravvisa. Scavone conferma invece i dubbi espressi dal ministro sull'età dei minorenni (sarebbero 13 secondo la ong). «Non hanno nessun documento con sé - rileva - e quindi è riportato soltanto l’anno di nascita senza neanche giorno e mese. Quindi è un profilo da verificare».

E la situazione di stallo preoccupa il Quirinale. Il presidente Sergio Mattarella - che è in contatto con il premier Conte - segue da vicino la vicenda e, senza interferire, esprime l'auspicio che venga trovata una via d’uscita dallo stallo individuando una pronta soluzione. D’altronde, del fatto che la situazione vada risolta sembra esserne consapevole - riferiscono fonti parlamentari - anche Salvini. Mattarella rimane comunque convinto della necessità di un’assunzione di responsabilità da parte dell’intera Unione europea per governare il fenomeno dell’immigrazione.

 

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