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Cronaca

La superloggia massonica di Castelvetrano controllava tutto: e sapeva pure dell'inchiesta

Di Franco Nicastro

CASTELVETRANO - Nella terra di Matteo Messina Denaro si era radicato un sistema di potere che aveva come base una superloggia massonica segreta. E da lì aveva incanalato affari e interessi lungo mille rivoli politici e istituzionali che andavano dal ministero dell’Interno alla polizia, dall’Assemblea regionale ai carabinieri. Quel sistema metteva sabbia nelle indagini della magistratura, violava il segreto su intercettazioni e attività di intelligence, gestiva pacchetti di voti, posti di lavoro, carriere e un mercato di facili pensioni. E sapeva pure dell'inchiesta che oggi ha portato all'arresto di 27 persone tra cui alcuni personaggi eccellenti come l’ex deputato regionale Giovanni Lo Sciuto, eletto tra gli autonomisti del Mpa e poi transitato in Forza Italia, e l’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio pure lui di Forza Italia.

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È uno scenario impressionante quello descritto nelle carte di un’inchiesta della Procura di Trapani che, affondando le mani nel verminaio di Castelvetrano, con il comune sciolto per mafia, è sfociata nella raffica di arresti.

Lo Sciuto era stato vice presidente della commissione cultura nel parlamento siciliano prima di passare alla commissione regionale antimafia per svolgere, proclamava, il ruolo di «sentinella alla Regione per l’intera provincia di Trapani e per Castelvetrano». Non manca qualche rappresentante del potere locale come gli ex sindaci di Castelvetrano, Luciano Perricone e Felice Errante, e l'ex vice sindaco Vincenzo Chiofalo. E di striscio viene toccato anche Roberto Lagalla, ex rettore dell’università di Palermo e attuale assessore regionale alla Formazione: è sospettato di avere avuto un ruolo nell’assegnazione di una borsa di studio alla figlia di un lobbista di provincia.

Contribuiscono a rendere più torbido il quadro delle collusioni anche tre poliziotti: Salvatore Passanante, ispettore in servizio presso il commissariato di polizia di Castelvetrano; Salvatore Virgilio assistente capo della sezione di Trapani della Dia; Salvatore Giacobbe, in servizio presso la questura di Palermo. Erano loro a fare sapere a Lo Sciuto che era intercettato. Innescando così uno sconvolgimento nella fitta rete di relazioni e di collusioni. Fino alla conferma venuta dall’alto: a certificare che lo Sciuto era ascoltato sarebbe stato Giovannantonio Macchiarola, capo della segreteria particolare del ministro dell’Interno del tempo, Angelino Alfano.

Lo Sciuto è la figura centrale di questa inchiesta in piedi da tre anni. Nata dopo una segnalazione anonima e cresciuta sull'onda di reportage giornalistici, ha subito puntato i riflettori sulla loggia segreta alla quale facevano capo molti dei protagonisti dell’operazione «Artemesia», come l’ha chiamata la Procura diretta da Alfredo Morvillo adottando una pianta medicinale usata per operazioni di pulizia gastrica. In cambio delle «soffiate» avrebbero ottenuto favori personali oppure assunzioni all’Anfe, un ente di formazione presieduto da Paolo Genco, un altro finito nella cerchia degli indagati.

Un corposo capitolo dell’inchiesta è dedicato alle pensioni di invalidità. Sono una settantina quelle sospette concesse grazie al ruolo svolto da Rosario Orlando, già responsabile del centro medico legale dell’Inps e poi componente delle commissioni di invalidità civile. È sua figlia ad avere beneficiato, a quanto pare, della borsa di studio.

Ma il centro del sistema di potere ruotava attorno alla loggia segreta. Un intreccio occulto tra mafia e massoneria deviata sul quale aveva accesso i riflettori anche la commissione Antimafia presieduta da Rosi Bindi, che aveva portato allo scioglimento per mafia del consiglio comunale. 

La loggia seguiva anche le mosse della magistratura sul sistema di potere occulto di Castelvetrano. A diffondere l’informazione che a Giovanni Lo Sciuto aveva creato il panico era stato Arturo Corso, odontotecnico e massone di Salemi. A Lo Sciuto aveva anticipato, nel novembre 2016, che la magistratura stava per emettere 23 avvisi di garanzia. E che avesse puntato sulla massoneria come snodo della rete di potere era dimostrato dal fatto che aveva censito 19 logge massoniche in provincia di Trapani e ricostruito le liste con 460 iscritti.

Queste notizie, ma anche alcune anticipazioni giornalistiche, avevano suscitato grande apprensione in Lo Sciuto. Al fratello Antonino aveva ordinato di cancellarsi dalla loggia Hypsas e al venerabile gran maestro aveva chiesto di fare scomparire il suo nome. Aveva perfetta cognizione sulla direzione dell’indagine. E a un amico confidava «Anche a Roma lo sanno».
Ma la rivelazione che lo aveva impressionato era soprattutto quella di Corso sui possibili destinatari dei provvedimenti del gip: «Tuo fratello c'è, tuo fratello c'è».

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