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Coronavirus in Sicilia: non solo restrizioni, anche prime mosse della fase 2

Cronaca

Coronavirus in Sicilia: non solo restrizioni, anche prime mosse della fase 2

Di Mario Barresi

CATANIA - No, «non si può mollare proprio adesso». Ieri sera, nella “war room” del governo regionale, tutti sullo stesso tavolo, s’affastellano dati e proiezioni, bozze di norme e dossier. Le cifre del bollettino ufficiale della Protezione civile (ma soprattutto altre, fornite da fonti sanitarie) sarebbero un’irresistibile tentazione all’ottimismo. Ma Nello Musumeci e Ruggero Razza sono d’accordo soprattutto su un punto: «I riscontri della strategia di contenimento non devono farci arretrare di un millimetro sulla linea dura». Certo, le previsioni di uno studio dell’Università di Palermo - arrivato anche al governatore e all’assessore alla Salute - sono confortanti: la Sicilia dovrebbe essere la prima regione d’Italia a uscire dal tunnel. Entro il 15 aprile si dovrebbe avere una media di nuovi positivi «trascurabile», di 10 casi in più al giorno.

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Il report è di tipo matematico (lo realizza il Dipartimento di scienze economiche, aziendali e statistiche), ma fondato su tutti i dati sanitari regionali. L’analisi, come riporta il sito di Repubblica, ipotizza che «tra mercoledì e sabato il numero medio di nuovi contagiati al giorno dovrebbe scendere a 20 e si dovrebbe arrivare a 10 entro tra l’8 e il 15 aprile». Peserà senz’altro la variabile del numero di tamponi effettuati in Sicilia (dal record negativo di 718, il 29 marzo, s’è risaliti: 2.008 domenica, 1.560 ieri): più se ne fanno e più positivi si scoprono. Ma la condizione decisiva per rendere attendibile la previsione statistica è «se si continueranno a rispettare le restrizioni».

Per questo è presto per parlare di una vera e propria “fase 2” in Sicilia. C’è ancora da completare, entro venerdì prossimo, la mappa dei Covid-Hospital e dei posti dedicati (e attrezzati) in terapia intensiva. Ma non per questo non si deve pensare a un nuovo scenario di contenimento. Ieri, fino a notte inoltrata, l’assessore Razza ha limato la circolare in cui, fra l’altro, si dà il via libera definitivo ai tamponi rapidi e alle analisi al sangue. Un provvedimento, che oggi dovrebbe diventare ufficiale, utile anche a tamponare (è proprio il caso di dirlo) la carenza dei reagenti che ingolfa la macchina dei test. Con un pericoloso effetto collaterale sui controlli di chi è rientrato dal Nord e ha l’obbligo, secondo un’ordinanza di Musumeci, di fare il tampone. Un parere del comitato tecnico-scientifico, che Razza ritiene «comunque superato da nuovi elementi scientifici e normativi», autorizza chi ha finito le due settimane di quarantena a poter uscire anche senza sapere se è positivo o no.

Cosa devono fare le Asp? In assenza di un atto firmato dall’assessore - che annuncia appunto «un allineamento della strategia ai nuovi 11 test autorizzati dall’Iss» - la linea che prevale è di compromesso: i tamponi vanno fatti (e subito) a chi ha mostrato sintomi durante la quarantena, mentre chi è in buona salute può aspettare. E interrompere l’autoisolamento, ma su esplicita richiesta dell’interessato, che - come consiglia il comitato dei saggi - dovrà firmare un modulo di consenso informato in cui si assume la responsabilità della “libertà”.

Il quadro dei dati sulla salute dei rientrati dal Nord apre un altro tema oggetto della circolare alla firma di Razza. Che pensa a un’estensione dell’app “Sicilia SiCura” (scaricata da poco meno della metà dei 42mila rientrati), con l’autorizzazione a fornire la posizione geolocalizzata. La Protezione civile «curerà l’invio di ulteriori comunicazioni a tutti i cittadini che si sono registrati» nella piattaforma siciliacoronavirus.it, invitandoli ad aderire a “Sicilia SiCura”. E, per chi - anziani, soprattutto - non ha uno smartphone o non è in grado di scaricare l’app, subentrerà la rete di continuità clinica assistenziale (in collaborazione con i medici di base) «affinché vengano attivati i diversi profili di monitoraggio».

Chiamatelo pure un Grande fratello sanitario. Ma sarà l’alleato hi-tech con cui la Regione gestirà l’emergenza. Partendo dal modello già sperimentato con chi ha aderito al programma. Tutti gli “autoisolati” devono rispondere a domande tipo «come stai ora?» o «con chi sei entrato in contatto?». E vengono profilati (e localizzati in tempo reale in una mappa dell’Isola) in quattro “stati” di diversi colori: verde (chi non presenta sintomi e non è stato esposto a rischi di contagio), giallo (senza sintomi, pur essendo stato esposto), rosso (con sintomi, ma senza esposizione) e viola (chi ha sintomi ed è stato esposto). Un sistema per avere «un quadro reale dei cluster dei potenziali contagiati», che, riflettono in assessorato, potrebbe essere esteso a tutti i cittadini siciliani. Sempre su base volontaria, s’intende. Quando, si spera prima possibile, la priorità non sarà più la disponibilità di posti in rianimazione, potrebbe diventare questa una delle strategie della “fase 2”. Tutti, o quasi, un po’ più spiati. Ma, forse, più sicuri.

Twitter: @MarioBarresi

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