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Al processo 'Ndrangheta stragista, i “contatti politici” dei boss Graviano

Cronaca

Al processo 'Ndrangheta stragista, i “contatti politici” dei boss Graviano

Di Redazione

CATANZARO - «Salvatore Baiardo, quando lo interrogammo con il collega Zito della Dia di Firenze, ci disse che assistette a casa sua a due conversazioni telefoniche tra Filippo Graviano e Marcello Dell’Utri. I Graviano, attraverso Marcello Dell’Utri ed altri imprenditori loro prestanome, come Rapisarda, erano interessati a finanziare il nascente movimento di Forza Italia». E’ quanto riferito alla Corte d’assise di Reggio Calabria dal Direttore del dipartimento anticrimine della polizia Francesco Messina nel processo «'Ndrangheta stragista».

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Il dirigente ha deposto rispondendo al presidente del Collegio Ornella Pastore, al procuratore aggiunto della Dda Giuseppe Lombardo e al difensore di Giuseppe Graviano collegato in video conferenza, l’avv. Giuseppe Aloisio, tratteggiando «la figura ondivaga» di Salvatore Baiardo, «autista e manutengolo dei Graviano», un gelataio originario di Palermo che aveva avviato l’attività a Omegna, città dove, si saprà dopo, Giuseppe e Filippo Graviano avevano trovato rifugio dopo la fuga da Palermo.

«Solo dopo l’arresto dei Graviano e dall’esame dei cellulari - ha detto Messina - iniziammo a ricostruire i loro movimenti, i contatti, i fiancheggiatori, come Baiardo, Fabio Tranchina, Cesare Lupo con l’obiettivo di focalizzare un loro ruolo nella stagione delle stragi. Abbiamo potuto così ricostruire di una loro presenza ad un carnevale di Venezia nel 1993, di una presenza a Riccione ad inizio estate di quell'anno, fino alla villa affittata in Sardegna, a Cala di Volpe, attraverso un operatore del settore, immobile di proprietà dell’editore Gandini di Milano, che aveva subaffittato a tale Bianchi. Non riuscimmo ad avere riscontri oggettivi a quanto riferito da Baiardo della loro presenza in quella villa poiché il personale di servizio non fornì sufficienti indicazioni. La villa indicata era quella e lo accertammo verificando anche alcuni particolari d’arredo». Annotazione di servizio che fu poi depositata all’autorità giudiziaria di Firenze. Messina ha poi sottolineato la volontà di Baiardo di non volere «apparire come testimone», un atteggiamento che portò i magistrati che indagavano sulle stragi a fare a meno del suo apporto.

Quindi, ricordando la deposizione di Baiardo, ha riferito che lo stesso fece da autista ai fratelli Graviano conducendoli a Milano, al ristorante «l'Assassino», dove avrebbero dovuto incontrare Marcello Dell’Utri, incontro a cui comunque non assistette.
Sui movimenti dei Graviano, ha testimoniato anche il generale dei carabinieri Marco Minicucci, già comandante del reparto operativo di Palermo nel 1991. «La seconda sezione - ha detto - fu incaricata di seguire i movimenti di alcuni sospettati dopo l'omicidio di don Pino Puglisi, in partenza in treno per Milano, qualcuno con la famiglia. La cattura di Giuseppe Graviano avvenne su segnalazione di una fonte ai marescialli Balzano e Costantino». Minicucci, rispondendo alle domande della difesa, ha detto di «non conoscere personalmente la fonte dell’informazione, né di essere a conoscenza di spostamenti notturni di due donne dal rione Brancaccio dopo l’arresto del latitante».

L’ispettrice della squadra mobile reggina Annalisa Zannino, infine, ha confermato la presenza di Giuseppe Graviano in una villa a Torvaianica tra il 18 e il 21 gennaio 1994, in prossimità dell’attentato fallito ai carabinieri in servizio allo stadio Olimpico. L’investigatrice ha detto che Spatuzza aveva raggiunto Roma «a bordo di una Lancia Delta di colore bordeaux», e del suo incontro con Graviano al Cafè Doney di via Veneto, vicino all’Hotel Majestic dov'era alloggiato Marcello Dell’Utri in attesa della convention in cui sarebbe stata annunciata la nascita di Forza Italia e la "scesa in campo" di Silvio Berlusconi.

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