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Cronaca

Lo chef Ciccio Sultano: «Riaprire i ristoranti? E con quali garanzie?»

Di Ciccio Sultano

Riaprire? Io, francamente, ci sto pensando bene. Conviene? Non conviene? Qui il problema non sta nel fatto che, se riapri, devi avere dentro la merce da offrire al cliente. Il problema non è soltanto sprecare 40 chili di carne o di pesce, di frutta e di verdura. Il problema sta in quell'incertezza che, fino ad oggi, ha procurato al settore della ristorazione un danno inquantificabile.

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Mi dici che posso riaprire. Bene. Ma non dimentichiamo che, ancora prima, mi avevi detto che bastava distanziare i tavoli un metro l'uno dall'altro, che tra un commensale e l'altro doveva esserci il plexigas. Mi hai fatto spendere quattrini per poi, subito dopo, dirmi che, no, non va bene, chiudiamo tutto e chissà quando se ne parlerà di riaprire.

Per riprendere l'attività, devo richiamare al lavoro fra le 30 e le 40 persone che, in questo momento, sono sparse per l'Italia e per l’Europa. E se fra qualche giorno mi dici che qualcuno ha cambiato idea? E sì, perché il problema sta proprio nella confusione che si sta generando tra i commercianti, i ristoratori, i cittadini comuni. Troppe teste pensanti e nessun coordinamento concreto. La Sicilia torna in giallo, ma il CTS mi dice che forse sarebbe il caso di riproporre un lockdown totale, ed io e i miei colleghi che facciamo? Qualcuno dirà che ci sono i ristori, ma qualcun altro dovrebbe spiegarmi cosa ci facciamo con 4 miliardi da distribuire ad un settore che vale decine di miliardi.

A questo punto non c'è più distinzione tra un ristorante stellato ed un pub. Siamo tutti in ginocchio, e non servirà a molto aprire fino alle 18. Il guaio è che nessuno vuole prendersi la responsabilità di decidere, di fare rispettare davvero e rigidamente le regole. Se io sono un idiota lo sono tanto alle 18 quanto a mezzanotte. Che differenza c'è? Se mi voglio ubriacare lo posso fare a qualsiasi ora. Allora sarebbe più utile fornire a chi si vaccina una "patente sanitaria" e permettergli di muoversi più liberamente e in tutta sicurezza, per sé e per gli altri. Questo, forse, sarebbe un passo avanti decisivo verso la normalizzazione.

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