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L'Assostampa siciliana: «Preoccupazione per le vertenze nei giornali dell'Isola»

Economia

L'Assostampa siciliana: «Preoccupazione per le vertenze nei giornali dell'Isola»

Di Redazione

 PALERMO - Il Consiglio Regionale dell’Associazione Siciliana della Stampa, riunito a Palermo il 28 settembre, segue «con profonda preoccupazione la vertenza in atto dei quotidiani Giornale di Sicilia e La Sicilia. Due nuove allarmanti situazioni che si inseriscono in un quadro di crisi del sistema informativo siciliano in cui rischia di rimanere coinvolto anche il terzo giornale siciliano, la Gazzetta del Sud».

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L’editore del Giornale di Sicilia ha, nei giorni passati, annunciato un piano di esuberi che coinvolge 17 giornalisti redattori del quotidiano palermitano, che perderebbero così il posto di lavoro.

«Un piano inaccettabile, seppur in un periodo di grave crisi per l’editoria, - prosegue la nota - che è l'anticipazione di una smobilitazione che il sindacato unitario dei giornalisti non può accettare. Gli editori devono fare il loro mestiere di imprenditori: investire, creare nuovi prodotti, gestire le crisi, puntare su nuove aree di mercato, interloquire con le istituzioni per ottenere sostegni da utilizzare per lo sviluppo e l’innovazione. Purtroppo - e questo vale non solo nel caso del Giornale di Sicilia - si sceglie sempre la strada più facile: tagliare gli stipendi, aumentare i carichi di lavoro, usare l’accetta per demolire i diritti salariali ottenuti con difficoltà e nel corso di molti anni. Non può esser certamente questo il trattamento da riservare ai colleghi del Giornale di Sicilia che da anni sostengono l’azienda con il loro lavoro garantendo, ogni giorno, l’arrivo in edicola di un prodotto informativo, riferimento per i siciliani».

La Federazione Nazionale della Stampa e l’Associazione Siciliana della Stampa sono disponibili «ad aprire un tavolo di confronto con l’editore del Giornale di Sicilia. Un tavolo nel quale, però, la presenza (non riconosciuta e non legittimata dall’editore) del Comitato di Redazione è imprescindibile. Le soluzioni possono essere individuate solo attraverso un dialogo che coinvolge il sindacato interno espressione dei giornalisti che vi lavorano.

«Chiediamo alle istituzioni siciliane di accelerare tutte le forme di sostegno che si possono mettere in campo per mitigare il disastro di questi tempi di cui gli editori, comunque, hanno una buona quota di responsabilità. Il sindacato unitario dei giornalisti continua a esprimere forte preoccupazione per quanto è in atto al quotidiano La Sicilia con i giornalisti mortificati nella corresponsione del frutto del loro lavoro: pagamenti a rate, collaboratori in attesa di arretrati e arretrati persino nel versamento dei contributi previdenziali da parte dell’editore». afferma l’Assostampa. 

La risposta

«Ancora una volta respingiamo al mittente le infondate e pretestuose accuse sul mancato riconoscimento del ruolo del Comitato di redazione del Giornale di Sicilia, che è invece assolutamente parte integrante del tavolo di confronto in sede nazionale, insieme a tutte le altre componenti previste dalla legge e che questa azienda non ha mai - nè oggi, nè in passato - rifiutato di incontrare, con gli editori o con i loro titolati e legittimi rappresentanti». Così gli editori del Giornale di Sicilia replicano in una nota al documento approvato dal Consiglio regionale dell’Assostampa.

«Per il resto - prosegue la nota - non possiamo che continuare a ribadire quanto sempre affermato: la crisi generale e ultradecennale del settore, sta spingendo gli editori a fare loro malgrado scelte mirate prioritariamente alla sopravvivenza dei giornali e dunque degli stessi posti di lavoro. Anche a costo di sobbarcarsi l’onere principale della grave erosione di introiti che si registra ormai da tempo e della quale non possono certo essere considerati responsabili, ma piuttosto vittime. Avendo essi stessi a cuore prima di ogni cosa il mantenimento del rapporto con i lettori in edicola. Appare infine improprio - concludono gli editori del Giornale di Sicilia - fare riferimento ad altre aziende editoriali con storie e problemi diversi». 

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