Notizie locali
Pubblicità

Palermo

Sbarco di migranti a Palermo, il più piccolo ha appena sei giorni

Di Redazione

È approdata questa mattina al porto di Palermo, accolta dalla task force coordinata dalla Prefettura, la nave Aquarius di Sos Mediterranee con a bordo 604 migranti soccorsi in questi giorni nel Canale di Sicilia, tra i quali 240 minori. I profughi provengono da Siria, Egitto, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Sudan, Marocco, Somalia, Eritrea, Senegal, Camerun, Nigeria, Liberia, Etiopia, Algeria, Ghana, Benin, Gambia, Yemen.

Pubblicità

Il primo a sbarcare sul molo palermitano dalla nave Aquarius, che ha portato 606 migranti, è stato un bimbo di appena 6 giorni. E’ un record per numero di minori quello dello sbarco odierno: ce ne sono 241, oltre 170 non sarebbero accompagnati, tra cui tantissimi bambini da pochi mesi a qualche anno.

A bordo anche 11 donne incinte e numerose persone ferite che sono state trasportate in barella. I migranti sono stati soccorsi in 36 ore in diverse operazioni di salvataggio. A parte i salvataggi di alcune centinaia di migranti, per gran parte maghrebini, questo è il primo grande sbarco di persone che provengono anche da zone di guerra e dell’Africa centrale (Siria, Egitto, Mali, Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Sudan, Marocco, Somalia, Eritrea, Senegal, Camerun, Nigeria, Liberia, Etiopia, Algeria, Ghana, Benin, Gambia, Yemen) nell’ultimo mese.

E tra le persone sbarcate c'è anche un giovane che porta i segni di ferite da arma da fuoco e da machete, tra le 606 persone arrivate oggi a Palermo a bordo della nave Aquarius di Sos Méditeranée. Diversi naufraghi presentano sintomi di malnutrizione e appaiono provati dalla prolungata mancanza di cure.

Numerose donne di origine subsahariana hanno dichiarato di essere state ripetutamente vittime di violenze sessuali e di essere state imprigionate per diversi mesi. Cinquanta persone sono richiedenti asilo siriani in fuga dalla Libia, e tra questi intere famiglie con bambini e due donne incinte al nono mese di gravidanza.

«Siamo fuggiti dalla Siria e siamo arrivati in Libia nel 2012. Ho lavorato nel settore delle costruzioni. Ma presto in questo Paese tutto è diventato caotico, non ci sono più soldi, né lavoro. Tutto ormai ruota intorno al racket e al traffico di esseri umani» ha spiegato un siriano ai volontari della ong.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: