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Politica

Ap, il partito di Alfano fuori dall'Ars ora rischia l'implosione

Di Marcello Campo

ROMA - Rimasta fuori dall’Assemblea regionale siciliana, Ap esce scossa anche al livello nazionale dopo il flop siciliano. Ma Angelino Alfano, pur parlando di un «voto negativo» difende la scelta di allearsi con il Pd. E ricorda che il dato attorno al 5 raggiunto nell’isola è ben oltre la soglia delle politiche del 3%. Parole che non placano le tensioni interne al partito. Tanti, a mezza voce, sostengono infatti che se Ap si fosse presentato da sola sarebbe andata molto meglio, oltre la soglia del 5%, magari vicino alla doppia cifra.

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Bocca cucita invece per il coordinatore nazionale Maurizio Lupi, di ritorno da New York, dopo aver corso la maratona. L’ex ministro, per l’analisi del voto e soprattutto le prospettive future in vista delle politiche, dà appuntamento alla Direzione di domani sera e alla conferenza programmatica in programma sabato. Sarà quello il luogo per dare sfogo al rammarico e alla grande irritazione che montano all’interno di una forza politica che si rende conto di essere sul punto dell’implosione.

Sul banco degli accusati c'è già Dore Misuraca, il deputato siciliano artefice dell’accordo con il Pd in Sicilia, che qualcuno vorrebbe dimissionario dall’incarico di responsabile enti locali. Ma al di là dei singoli, è tutta la strategia degli ultimi mesi a essere messa in discussione. A suonare la carica è il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo, secondo cui l’alleanza con il Pd in Sicilia «è stata innaturale e rifiutata dai nostri elettori».

«Ora - avverte - mi aspetto dei fatti conseguenti e decisivi, altrimenti credo che molti, me compreso, dovranno prendere decisioni sulla strada politica da imboccare. Uscire dal partito? Lo valuteremo».

Insomma, si prospetta un’atmosfera da 'si salvi chi può'. Tuttavia, nello stesso tempo, tanti si rendono conto che, per avere qualche potere contrattuale futuro con il centrodestra al livello nazionale, sarebbe suicida rientrare alla spicciolata nella coalizione guidata da Silvio Berlusconi, soprattutto a pochi mesi dal voto. Da qui la consapevolezza che la via migliore sarebbe quella che ora appare la più complicata, cioè rimanere compatti e tentare la corsa solitaria allo scopo di superare la soglia del tre percento. Obbiettivo che oggi appare difficile, ma non impossibile da raggiungere. E solo a quel punto, dopo il voto, aprire il dialogo con il Cavaliere. 

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