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Rifiuti in Sicilia: tra caos e dubbi, la Regione punta sul biogas

L'assessore Figuccia frena sui termovalorizzatori. Ma Musumeci s'era già espresso: «Prima il report degli esperti, poi la scelta meno impattante». Il consulente Michelon: «Invio all'estero»

Rifiuti in Sicilia: tra caos e dubbi, la Regione punta sul biogas

Nell’immediato lo stesso Musumeci, in un’intervista al nostro giornale, ha ricordato che servono almeno altre dieci piattaforme per assorbire le 5mila tonnellate di rifiuti prodotte ogni giorno nell’isola: «A medio termine dobbiamo eliminare le discariche, con una differenziata del 60/65%. Sui bruciatori, e dunque su una frazione minima, esistono tesi divergenti. Sposeremo la soluzione che si rivelerà di minore impatto», la tesi di fondo del presidente della Regione.

Ieri intanto Vincenzo Figuccia, che ha ereditato la pesante delega, incontrando i giornalisti, a margine della conferenza stampa di presentazione di Corepla School Contest, un progetto didattico per diffondere buone pratiche di raccolta differenziata, ha fatto un sostanziale passo indietro rispetto alla notizia che i termovalorizzatori sarebbero una delle soluzioni in cima alla lista: «L'ipotesi di realizzare un termovalorizzatore a San Filippo del Mela non ha prodotto grandi risultati. Ci sono impianti di compostaggio che dovrebbero partire a breve fermi da troppo tempo. Il vero tema è legato all'organico, perché per la plastica, il vetro e i rifiuti solidi ci sono grandi interessi, mentre per l'umido la questione diventa più complessa».

Più in generale Figuccia ha parlato di «impianti a tecnologia avanzata», spiegando altresì che: «Ci siamo presi i tempi necessari per gestire il problema, ma nessuno può permettersi di dare diktat e prescrizioni».

La sensazione è che la fase di analisi del problema sia ancora adeguatamente da approfondire da parte del governo, mentre sul tema del trasporto dei rifiuti all’estero ieri si è pronunciato uno dei consulenti dell’amministrazione regionale Domenico Michelon: «Dobbiamo necessariamente ricorrere a inviare i rifiuti all’estero. Il Dipartimento sta preparando i bandi. Bisognerà vedere quali regioni saranno disposte ad accoglierli. I costi restano molto alti».

È ancora vivo nella memoria il flop di un anno e mezzo fa quando, dopo un primo orientativo parere di disponibilità a ricevere i rifiuti da parte di Torino, il sindaco Appendino, in un secondo momento gelò la Regione dicendo di no all’ipotesi in questione.

Chi gioca un ruolo da protagonista nel dipartimento è Salvo Cocina, dirigente dell’Ufficio speciale per la differenziata, che ieri in conferenza stampa ha precisato: «Bisogna partire dalla differenziata per arrivare agli impianti di produzione di biogas. I termovalorizzatori, che producono calore, in Sicilia non sono la soluzione idonea - ha spiegato -. Occorre leggere la direttiva europea. La carta, la plastica, l'acciaio, l'alluminio, il vetro sono riciclabili, il problema è l'organico che deve essere necessariamente differenziato per ricavare biogas. Questi impianti, molto usati in Svizzera, trattano il 40% dell'organico per ricavare gas pulito che si immette nel ciclo produttivo, alimentando le macchine senza usare gli idrocarburi. Il progetto c’è - ha aggiunto Cocina - il problema e' implementarlo nella realtà siciliana dove ci sono ancora molte resistenze e interessi d'ufficio da schiodare».

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