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Inaugurata a Catania l'era Pogliese: il neo sindaco si è insediato

Il primo cittadino, che alle recenti Amministrative ha battuto l'uscente Enzo Bianco, ha ricordato i suoi trascorsi nel Palazzo di Città. Alla cerimonia era presente la sua famiglia

Comincia l' era Pogliese al Comune di Catania: il neo sindaco si è insediato

CATANIA - “Il sindaco s’insedia formalmente nelle sue funzioni”. Le parole del direttore generale del Comune, Antonella Liotta, fanno esplodere il gremito salone Bellini di Palazzo degli Elefanti in un lungo, sentito, caloroso applauso rivolto al nuovo inquilino, Salvo Pogliese. Vecchi - per militanza e non per età anagrafica - e nuovi politici appartenenti a partiti, movimenti, liste che hanno appoggiato l’eurodeputato nella corsa alla poltrona più alta del palazzo di città sono in prima linea a sottolineare una vittoria schiacciante frutto di un lavoro e di un impegno corale. Ad attendere l’ingresso trionfale del primo cittadino, forte dei 68.563 voti ottenuti, ci sono anche i parenti più stretti, a cominciare dal papà Antonio, dalla mamma, dalla sorella, dai cognati e dai nipoti.


È il giorno della svolta, e non solo per la città, ma soprattutto per l’esperienza umana, professionale e politica di un giovane sindaco che ha lasciato «uno scranno prestigioso e tranquillo a Bruxelles» per inseguirne un altro «altrettanto prestigioso ma assai impegnativo e scomodo con amore, entusiasmo, passione e impegno». Pogliese arriva tenendo per mano la moglie Letizia e i figli Antonio e Giovanni, 9 e 6 anni, intimiditi dalla folla ma rasserenati, appena arrivati al tavolo dove papà avrebbe ricevuto l’incarico, dalla presenza amorevole e rasserenante dei nonni. «Grazie a tutti voi per aver reso questo giorno ancora più bello ed entusiasmante - esordisce il sindaco avvolto nella sua fascia tricolore - grazie alle autorità e a tutti i catanesi che hanno voluto partecipare a questo importante momento. Il 10 giugno i miei concittadini mi hanno regalato questa eccezionale attestazione di stima e affetto, di cui prendo atto e che conserverò sempre nel mio cuore, attribuendomi anche una grande responsabilità. In questo palazzo ho mosso i miei primi passi nel lontano 1997 quando fui eletto per la prima volta consigliere comunale. Oggi vi ritorno con un ruolo diverso. E porterò lo stesso entusiasmo, la stessa passione che hanno caratterizzato il mio impegno politico sin dal 1986, quando, quattordicenne, ho iniziato a fare politica».


Pogliese parla e il suo volto tradisce una grande e sincera emozione. «Cercherò di portare in Municipio la voglia di libertà e di volare alto come il Gabbiano Jonathan Livingston. Lo farò stando in mezzo alla gente, nelle periferie e nei quartieri residenziali. Il Palazzo sarà aperto ai cittadini, che incontrerò una volta ogni 15 giorni per ascoltare critiche, problemi e suggerimenti. Ci sarà un confronto e un dialogo costante anche con le associazioni di categoria e gli ordini professionali, col mondo accademico e col mondo datoriale, con l’associazionismo e col volontariato. Le parole d’ordine saranno partecipazione e sobrietà, nella consapevolezza che il politico non possa e non debba fare il tuttologo, e debba avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi con chi ha competenze tecniche specifiche superiori per recepire indicazioni e suggerimenti». Pogliese parla di «impegno totalizzante» e dice che lavorerà «perché i nostri figli possano continuare a vivere in questa splendida città e non essere costretti ad abbandonarla. Dobbiamo superare alcuni retaggi culturali, l’individualismo, il piangerci addosso, dobbiamo considerare la cosa pubblica organica a noi e non distante». E per ottenere i migliori risultati, il neosindaco fa un grande in bocca al lupo agli assessori già designati, ai consiglieri comunali, agli impiegati e ai dirigenti comunali «che so essere assolutamente qualificati e qualificanti, ma che devono avere la percezione di dover servire i catanesi. Devono essere facilitatori del sistema delle imprese e di qualsiasi istanza provenga dal più umile dei nostri cittadini». Per Pogliese inizia una pagina nuova «che voglio scrivere insieme a tutti voi. Sarà - conclude - un compito difficile, ma con l’intercessione di Sant’Agata noi ce la faremo».


Il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, presente, tra gli altri, insieme al vicepresidente della Regione Gaetano Armao, prende il microfono mentre Pogliese scrive una dedica sul registro del Comune e dice: «Scoprirete presto, cari catanesi, che Salvo è un fuoriclasse».  Il salone comincia a svuotarsi ma ai nostri microfoni Pogliese ha ancora qualcosa da dire: «La mia esperienza acquisita negli ultimi 4 anni al Parlamento europeo va capitalizzata, in un contesto di vacche magre, acquisendo fonti di finanziamento aggiuntive, e quelle europee mi sembrano la strada maestra. Per questo formerò una task force che si occupi esclusivamente di monitorare bandi europei a gestione indiretta e diretta. Ricordo che a Bruxelles c’è Antonio Tajani, mio amico personale e persona di altissimo profilo, che, come ha detto pubblicamente a Catania davanti a 2.000 persone, sarà al servizio della nostra città».


Per Pogliese il bilancio consuntivo dell’esperienza di Enzo Bianco «è assolutamente negativo. Ma c’è un elemento che noi cercheremo di capitalizzare, ed è il Patto per Catania, che ha determinato ingenti risorse aggiuntive. Continueremo lungo questa strada accelerando però il percorso di realizzazione di alcuni interventi importanti». Infine le priorità per Catania. «I cittadini mi hanno chiesto in tutti i momenti di incontro che ho avuto in campagna elettorale una maggiore pulizia, decoro urbano e sicurezza. Ci stiamo già lavorando. Così come stiamo lavorando per ridare ossigeno al nodo Gioeni, il cui abbattimento del ponte considero una scelta scellerata».

Foto di Davide Anastasi

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