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Politica

Stop sul regionalismo differenziato lo spettro di un'Isola ancor più isolata

Di Giuseppe Bianca

Palermo. La Sicilia continua a guardare con interesse, curiosità e preoccupazione, al regionalismo differenziato. Il Consiglio dei ministri, in programma per oggi sul tema, dovrebbe slittare. E non è un segno di salute per le rivendicazioni di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

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Dopo il primo accordo di massima sulle risorse economiche da individuare (che risale a un vertice tra Lega e 5stelle dei primi di luglio),elle ultime settimane, nel lungo lavoro preparatorio dei tavoli a supporto del governo, c’è stata una frenata sulla possibilità, per le Regioni più ricche, di condividere il maggiore gettito fiscale e sulla possibilità di gestire autonomamente autostrade e ferrovie, porti e aeroporti.

Nel mettere in stand by la questione, un ruolo lo ha avuto anche la rivendicazione meridionalista del M5S a cui ha fatto seguito un netto irrigidimento della Lega. Le ultime tappe, venerdì scorso, hanno portato all’ipotesi del controllo statale sulle assunzioni dei docenti a seguito del botta e risposta tra il premier Giuseppe Conte e i governatori di Veneto e Lombardia, Luca Zaia e Attilio Fontana.

Nello Musumeci,s’è inserito nel dibattito nazionale, stimolando il governo a una maggiore attenzione verso il Sud, chiedendo che tutte le Regioni possano sedere al tavolo e ricordando l’importanza del fondo perequativo. «Oggi l’Italia è divisa in due, il divario sta crescendo sempre di più. Va bene il regionalismo differenziato al Nord, ma il Sud ha bisogno di un piano Marshall. Noi non siamo competitivi sul Piano infrastrutturale, sui servizi sociali essenziali», ha detto il governatore martedì a “Omnibus” su La7.

Ma in questi mesi il dibattito nell’Isola ha contemplato anche la tesi possibilista del vicepresidente della Regione, Gaetano Armao; favorevole, a condizione che ci siano ragionevoli margini di perequazione infrastrutturale e che si faccia valere la clausola «di maggior favore» che attribuisce «in automatico» alle Regioni a Statuto speciale quanto aggiunto per le ordinarie. Lo stesso Armao ieri è tornato sull’argomento: «Il conferimento di funzioni e risorse deve contestuale non anteriore al riequilibrio delle infrastrutture tra zone deboli e zone forti». E sugli investimenti al Sud ha aggiunto: «Dovremmo essere al 34 e siamo al 28% degli interventi».

La Sicilia teme un federalismo asimmetrico . Si inserisce in questo ragionamento anche l’utilizzo del concetto di “residuo fiscale”, quale differenza tra il contributo che ciascun individuo fornisce al finanziamento dell’azione pubblica e i benefici che ne riceve sotto forma di servizi pubblici.

Insomma, sulla “secessione dei ricchi” i margini per ricondurre a una soluzione che non sia eccessivamente mediata sono pochi. Se la Flc Cgil Sicilia si augura con Adriano Rizza che «la scuola e l’istruzione restino completamente fuori dal progetto del governo sull’autonomia differenziata, i Giovani imprenditori di Confindustria parlano invece di un maggiore aumento della competitività sui territori : «L’autonomia- ha detto il presidente Gero La Rocca- può essere considerata come una modalità di coinvolgimento nella formazione delle politiche pubbliche».

E non è un problema di bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto quello che pone invece il presidente della commissione Cultura all’Ars, Luca Sammartino: «Diciamo no al regionalismo differenziato nella scuola, una riforma che aumenterebbe in maniera esponenziale il gap tra Nord e Sud del Paese: per questo convocherò al più presto in commissione all’Ars insegnanti, dirigenti scolastici, ed organizzazioni sindacali di categoria portando avanti la battaglia intrapresa dal Pd a sostegno del modo scolastico che si schiera contro la regionalizzazione dell’istruzione».

In Sicilia ancora c’è chi aspetta la piena attuazione dello Statuto e i 5stelle di Sicilia, Giancarlo Cancelleri in testa, sono schierati a protezione delle prerogative del Sud. In mezzo scorre il fiume agitato della politica. Che regionalismo differenziato da una parte e prerogative della Sicilia dall’altra possano essere due piatti della bilancia in perfetto equilibrio, oggi è una speranza. Domani potrà essere una concreta ipotesi di lavoro, sempre che il governo del “contratto” tra Lega e 5stelle non metta troppe clausole accessorie.

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