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Marco Selvaggio: «Con il mio hang in giro per il mondo»

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Marco Selvaggio: «Con il mio hang in giro per il mondo»

Di Leonardo Lodato

Marco Selvaggio, catanese (ma da 3 anni trapiantato a Varese), è stato tra i primi a suonare (e fare conoscere) lo strumento più raro al mondo, l’hang, quella sorta di disco volante capace di riprodurre suoni ipnotici che, nel corso del tempo, hanno conquistato personaggi del calibro dei Coldplay, fino alla collaborazione con Cesare Malfatti dei La Crus. Nei giorni scorsi, Marco è tornato da un tour che lo ha visto protagonista in Asia tra Thailandia, Cambogia e Myanmar (Birmania). «Sono atterrato dopo un lungo volo che mi ha portato da Milano a Bangkok, attraverso Abu Dhabi - racconta Marco Selvaggio al quale chiediamo di stilare una sorta di “diario di viaggio” - passando direttamente dal freddo inverno nordico all’umida estate asiatica. Una volta messo piede nell’altro continente ho suonato a Bangkok il 12 gennaio al “The Home Bangkok”, un posto molto particolare che ospita diversi artisti di discipline diverse, esibendomi circondato da svariati quadri e foto facenti parte di una mostra di artisti locali».

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Così il primo impatto con il pubblico asiatico. E poi?

«Dopo tre giorni ho preso il primo volo interno spostandomi in Cambogia ed esattamente a Siem Reap all’Asana Wooden House. Una location molto particolare, poiché proprio in una via secondaria della rinomata Pub Street, la quale gode di un soppalco in legno dal quale poter gustare le pietanze locali ma anche la live music sospesi sopra la gente seduta di sotto. Tornando in albergo, alcuni turisti che mi hanno visto suonare mi hanno letteralmente trascinato in un altro locale in cui un gruppo di musicisti sensazionali (tra loro colui che spiccava maggiormente era German Mamaev - un bassista russo che proveniva dal Berklee College of Music) mi hanno coinvolto in una jam session senza fine tra gli applausi di tantissima gente radunatasi al sentire le melodie dell’hang. E’ stato un momento incredibile».

Non solo musica...

«Infatti, il giorno dopo il concerto ho conosciuto un fotografo locale, Chanto, e insieme abbiamo visitato e fatto alcuni scatti nel parco archeologico di Angkor Wat».

Il 17 gennaio Marco ha cambiato stato per la terza ed ultima volta, muovendosi verso il Myanmar (Birmania) per suonare inizialmente a Mandalay, all’Ostello Bello.

«E’ uno dei posti più rinomati del Myanmar in cui alloggiare, poiché ha sedi sparse per tutto il Paese, che ha aperto le frontiere relativamente tardi e dunque una struttura ricettiva colma di turisti europei e di cittadini locali che guardano con entusiasmo gli eventi ed i concerti proposti. Al concerto hanno preso parte pure alcuni fotografi con i quali il giorno dopo abbiamo realizzato uno shooting nei posti più particolari della città e con i monaci e gli artisti locali».

L’Ostello Bello - che tra l’altro è un franchising made in Italy che con orgoglio è riuscito a spopolare in Birmania (si divide, infatti, tra 4 sedi nel Nord Italia e 4 in Myanmar), ha ospitato Marco anche nella piccola Bagan.

«Un gioiello artistico e culturale pieno di storia e, soprattutto, di pagode. A fine concerto, abbiamo aspettato l’alba andando in piena notte nelle terre selvagge e desolate, attendendo che le mongolfiere prendessero il cielo, per scattare alcune foto col fotografo locale Cj Phyo. Colori mozzafiato e paesaggi persi nel tempo».

Marco, infine, ha preso il volo per Yangon - la capitale del Myanmar e la quinta ed ultima città del tour - suonando per diversi eventi.

«Uno di questi è stato il format Sofar Sound - al quale possono partecipare solo gli iscritti al loro sito internet su apposito invito ai quali viene svelata la location solo un giorno prima dall’evento promosso e l’artista nel momento stesso in cui mettono piede nel posto designato - mi hanno invitato ad esibirmi in un concerto acustico di cui serbo ancora un grandissimo ricordo soprattutto per il calore della gente seduta in religioso silenzio per terra ad ascoltare».

Il tour si è chiuso al Pirate Bar, situato nel cuore pulsante di Yangon, nel quale Marco ha passato musica elettronica sperimentale e house suonando come dj e dal vivo sulle sue tracce prodotte live con Launchpad e con il suo hang».

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