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Siracusa

Priolo, il governo russo "ordina" e Salvini (attraverso la Prefettura) blocca le manifestazioni al Petrolchimico

Di Redazione

«Durante l’udienza davanti al Tar abbiamo appreso le vere ragioni del provvedimento del prefetto: ci sono chiare sollecitazioni che arrivano dal Governo russo per normalizzare le proteste sindacali. E ci ha sorpreso che non sembra siano richieste che arrivano solo dall’azienda Lukoil, ma anche dai vertici del governo russo. Sono evidenti pressioni politiche».

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Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa, sin dall’indomani della pubblicazione dell’ordinanza del prefetto Luigi Pizzi con la quale si vietano assembramenti in dodici punti precisi del polo petrolchimico siracusano, aveva urlato la sua rabbia. Dal 9 maggio al 30 settembre vietati assembramenti di persone e automezzi. 

Il provvedimento ha coinvolto tutte le multinazionali che insistono nella zona industriale siracusana, da Lukoil a Sonatrach, da Esso a Sasol. Alosi aveva subito promosso una manifestazione di protesta davanti la Prefettura per un’ordinanza definita «inaccettabile» che di fatto, secondo i sindacali, vietava il diritto allo sciopero dei lavoratori. La Cgil ha fatto ricorso al Tar di Catania che però ha rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza. «Non è mai stata una vicenda provinciale, ma abbiamo subito intuito che aveva risvolti nazionali e internazionali». Intanto l’ufficio legale della Cgil sta già predisponendo ricorso al Cga. 

Una lettera dell’ambasciatore della Federazione Russa, Sergey Razov, al vice premier Matteo Salvini. E poi una lettera del console generale della Federazione russa a Palermo direttamente inviata al prefetto di Siracusa Luigi Pizzi e una del vice capo di gabinetto del ministro dell’Interno sempre al prefetto. Sono i documenti che avrebbero portato il prefetto ad emettere l’ordinanza del 9 maggio scorso con la quale si vietano assembramenti in dodici punti del polo petrolchimico siracusano.

Un provvedimento che secondo i sindacati vieta il diritto allo sciopero dei lavoratori. E’ stata la Cgil a parlare di "pressioni politiche» sottolineando la «chiara ingerenza del governo russo sul governo italiano». L’ambasciatore Razov, nella lettera del 12 marzo scorso, pone all’attenzione del ministro dell’Interno gli «episodi di interruzione delle attività delle raffinerie Isab srl che appartengono al gruppo petrolifero russo Lukoil.

Negli ultimi dieci anni il numero delle azioni di blocco illecito delle attività da parte dei lavoratori di organizzazioni estranee che per diverse ragioni avevano perso gli appalti dello stabilimento Isab è ammontato a più di 100 casi concreti ed ha portato dal 2012 dal 2018 alle perdite finanziarie di alcuni milioni di euro». L’ambasciatore conclude ricordando che «la parte russa cerca sempre di creare le condizioni al massimo confortevoli per le aziende italiane che lavorano in Russia», e infine si augura «una partecipazione più attiva delle autorità italiane nella soluzione del problema del più grosso investitore russo in Italia».
Direttamente indirizzata al prefetto è la lettera del 9 aprile scorso del console Evgeny Panteleev, che ricopia nei passaggi quella dell’ambasciatore e ribadisce che «i rappresentanti dell’azienda hanno attirato parecchie volte l'attenzione delle autorità locali e centrali italiane verso questo problema. Ma le azioni di blocco illecito del lavoro dello stabilimento Isab continuano».

Infine il 12 aprile, il vice capo di gabinetto del ministro dell’Interno, Paolo Formicola, scrive alla Prefettura, e ricordando le «precorse interlocuzioni relative agli episodi di interruzione delle attività delle raffinerie», ribadisce le parole dell’ambasciatore: «Si sarà grati per i cortesi aggiornati elementi informativi che codesto Ufficio vorrà far pervenire in merito alla problematica in esame». Dopo un mese fu emessa l’ordinanza. 

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