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Catania, Camplone suona la carica: «Bisogna vincere il mal di trasferta»

Di Simone Toninato

Torre del Grifo. Critico e sincero, così si è presentato Andrea Camplone alla conferenza stampa che ha preceduto la partenza del Catania per Terni. Mai scostante, il tecnico nell’antivigilia di un confronto che sembra essere già cruciale. «Siamo affetti da mal di trasferta - le parole dell’allenatore -e lo dimostra il fatto che in casa giochiamo meglio, mentre fuori non raccogliamo punti».

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Però l’impegno inaugurale prometteva bene.

«Ad Avellino abbiamo giocato la nostra partita. Poi a Potenza è successo qualcosa, che non sono riuscito a comprendere. Siamo rimasti tagliati fuori del gioco e questo è ancora più strano se consideriamo che all’esordio avevamo mostrato una buona capacità di far girare la palla. Per guardare avanti con fiducia, serve una grande prestazione».

Come si spiega la differenza di rendimento tra gare interne ed esterne?

«È una questione di mentalità e atteggiamento, perché gli avversari e gli incontri sono dello stesso livello. Non è vero che al “Cibali” abbiamo giocato contro squadre materasso, ma dobbiamo imparare a non avere più due volti, perché il Catania non può essere quello di Potenza, Monopoli e Reggio. Dobbiamo crescere e migliorare».

Anche con la Cavese era andata bene, poi al “Granillo” un nuovo stop.

«Contro la squadra di Campilongo siamo stati perfetti, ma poi ci siamo persi di nuovo in un bicchiere d’acqua. A Reggio Calabria, c’è stato qualche miglioramento, perché quantomeno siamo sempre rimasti in corsa, con la possibilità di pareggiare. Volendosi aggrappare a qualcosa, possiamo dire di aver subito un solo gol, ma certo non basta per essere soddisfatti. Dobbiamo macinare gioco ed è il momento di farlo, perché la fase di rodaggio è finita e dobbiamo dimostrare di che pasta siamo fatti. Anche perché davanti non stanno correndo e questo ci consente di essere ancora vicini alla vetta».

In base ai risultati ottenuti fin qui, si è mai sentito in discussione?

«Tutti gli allenatori, nel momento stesso in cui firmano un contratto, sanno di poter essere messi in discussione. Sono qui per lavorare».

Che partita sarà quella del “Liberati”?

«Per quanto riguarda noi, in campo dovremo mettere anima e corpo, perché abbiamo bisogno di fare punti. La Ternana è prima in classifica, ma in casa non ha fatto benissimo, deve essere un motivo in più per uscire dagli spogliatoi con la voglia di vincere. Bisogna fare attenzione, perché pur non essendo una squadra così brava quando si trova costretta a tenere in mano il pallino del gioco, ha in rosa giocatori importanti e, dal punto di vista del ritmo, sta girando a mille. Rispetto all’anno scorso, ha cambiato registro».

Si tratta quasi di un crocevia. Quanto conta il ruolo dell’allenatore nella preparazione di un match così?

«È una gara in cui il tecnico può dare il suo contributo finché si parla di come affrontare l’avversario. Poi dalle 15 di domenica, io potrei anche non essere in panchina, sono i ragazzi a giocare e sono loro che devono dare tutto ciò che hanno».

Dai singoli, si attende qualcosa di più?

«Da alcuni sì. Il vero Pinto, per esempio, non è questo, deve migliorare dal punto di vista della personalità. Quella che ho riscontrato in Biondi, quando è subentrato. Nel calcio è un ingrediente fondamentale e ogni giocatore deve esserne dotato, perché si gioca in undici».

Sia da calciatore che da allenatore, ha vestito i colori del Perugia. Lo considera un po’ un derby personale?

«Tra Terni e Perugia c’è una rivalità pazzesca. A Perugia complessivamente ho vissuto sette stagioni, ma adesso sono a Catania e devo pensare solo alla mia squadra. L’antagonismo tra ternani e perugini non mi riguarda più».

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