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L’esperimento sull’Etna: sensori “smart” per rilevare i movimenti della faglia più attiva del vulcano

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L'esperimento sull'Etna: sensori “smart” per rilevare i movimenti della faglia più attiva del vulcano

Di Gianluca Reale

Un esperimento pioneristico per capire se la tecnologia “smart” può essere utile a rilevare terremoti, movimenti di faglie del terreno, eventi vulcanici. E’ quanto si sta sperimentando sull’Etna grazie alla tecnologia sviluppata da STMicroelectronics e all’impegno e la competenza di Alessandro Bonforte, ricercatore dell’INGV e Rosario Catania, Process engineer di ST. «Stiamo provando – spiega Rosario Catania - a utilizzare alcuni sensori di ultima generazione contenuti nella SensorTile.Box di STMicroelectronics, comunemente utilizzati nell’ambito di tecnologie smart e Internet of Things, per una attività di rilevazione del movimento e dell’inclinazione del suolo in un punto specifico del vulcano. La sfida è riuscire a capire se queste tecnologie sono in grado di rilevare movimenti anche minimi del terreno e quindi se è possibile impiegarle in ambiti di elevato rischio sismico e vulcanologico, dove può essere difficile utilizzare o al limite “sacrificare” costosissime tecnologie di precisione utilizzate per la ricerca scientifica». Il test si sta conducendo proprio sulla Faglia della Pernicana, nella zona Nord del Vulcano.

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Una sfida nella sfida è anche riuscire a valutare la durata delle batterie e il consumo energetico.


«Se i risultati saranno soddisfacenti – aggiunge il ricercatore INGV - proveremo a installare questa tecnologia anche in altri punti del vulcano. Attendiamo di vedere l’esito di questa prova, sicuramente pioneristica, che stiamo realizzando grazie al supporto di ST».

Che si tratti di una novità anche per la grande azienda, grazie all’intuizione di Rosario Catania che ha proposto l’impiego dei sensori smart, è indiscusso.


Il progetto nasce dalle persone coinvolte in questo test. Persone come Rosario Catania e Alessandro Bonforte che condividono la “militanza” nel gruppo ERO, Etna Radio Observatory. «Si tratta di un gruppo nato una decina di anni fa a Nicolosi – racconta Rosario - per l’osservazione dei segnali radio naturali sull’Etna, che di per sé è un laboratorio naturale per eccellenza. Grazie a un amico collega di ST, Alessandro Longo, che ha sviluppato un’antenna per le bassissime frequenze, sono venuto a conoscenza del mondo dei radioamatori, ho preso anche la licenza di radio amatore e ho deciso di acquistare un kit con cui fare dei sondaggi sull’Etna per percepire il segnale radio naturale, sentire il “respiro” della terra, quando non è “sporcato” dai tutti i segnali antropici. Il progetto ERO oggi conta 12 componenti con varie competenze. Siamo tutti amatori ed è un hobby che coltiviamo nel tempo libero, perché amiamo l’Etna con tutti i suoi fenomeni geofisici e vulcanici». Montata l’antenna, Rosario ci fa provare l’esperienza: riuscire a captare pure il crepitio di fulmini lontani, provare a “sentire” il respiro del vulcano. Rilevarne anche un movimento minimo toccherà invece ai sensori smart appena posizionati.

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