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Politica

Giuseppe Conte compatta il M5s e va verso l'incoronazione online

Due successi (riforma della giustizia e voto sul nuovo Statuto) permettono all'ex premier di cantare vittoria

Di Francesca Chiri

Giuseppe Conte si avvia verso l'incoronazione alla guida del nuovo Movimento 5 Stelle con due successi che, viste le premesse, gli consentono di cantare vittoria. Sulla riforma del processo penale il leader in pectore del M5s, anche grazie al contributo dell’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, è riuscito ad arginare la protesta e a compattare il gruppo, nonostante permanga una quota di dissidenza che, pur essendo piccola in percentuale, rischia di essere la premessa per nuove fuoriuscite. E anche sul voto della base sul «suo» nuovo Statuto, l’andamento delle votazioni sembra premiarlo, anche se i dati sul quorum da raggiungere sono leggermente più alti di quanto si prevedeva. 

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Per passare in prima «convocazione» serve la pronuncia di quasi 57mila iscritti , perché gli iscritti «aventi diritto al voto» sarebbero 113.894. E per evitare il secondo turno serve che si esprima una maggioranza assoluta, cioè la metà più uno degli aventi diritto al voto: quindi 56.947. Nel primo dei due giorni di votazione si sono espressi in oltre 35mila e a poche ore dalla chiusura delle «urne» i 5 Stelle annunciano di essere «molto vicini» al quorum.

Un dato che fa sperare i «governativi» anche se contiene, si nota in ambienti pentastellati, anche una larga fetta di iscritti che avrebbe votato contro. Cosa che produrrebbe un risultato paradossale: i contrari al nuovo corso di Conte potrebbero contribuire ad accelerare la sua incoronazione. D’altro canto c'è anche una «pattuglia» di iscritti al Movimento che si è già rivolta all’avvocato Lorenzo Borré per fare ricorso contro la votazione, lamentando di non essere stati inclusi tra gli aventi diritto al voto, a causa del funzionamento farraginoso del nuovo sistema Skyvote.

Tra i motivi del ricorso ci sarebbe il fatto che il sistema non consentirebbe di vedere in modo trasparente il proprio status di avente diritto o meno (come era per Rousseau) e di poter votare quindi anche se non si è ricevuta la email di invito a votare. Inoltre, il sistema non avrebbe consentito in questi due mesi di poter caricare il proprio documento e ottenere la certificazione: per questa ragione a molti iscritti da sei mesi (e quindi aventi diritto di voto) sarebbe stato impedito di finalizzare l’iscrizione ed esercitare così il proprio «diritto associativo». 

Si tratta insomma di un annuncio che, ben che vada, prospetta per l’avvocato di Volturara Appula l’inizio di una nuova stagione di guerre a colpi di carte bollate. Quanto invece alla prima prova di Conte in Parlamento, quella della tenuta del gruppo sulla contestatissima riforma Cartabia, dopo la «strigliata» fatta dal futuro Capo Politico ai gruppi domenica, i 5 Stelle hanno serrato i ranghi. Sui due voti di fiducia alla riforma la percentuale dei 5 stelle partecipanti al voto è salita dal 66,04% di domenica sulla pregiudiziale di costituzionalità all’87,42% sulla prima fiducia. '"Solo" in tredici su 159 non hanno preso parte al voto: l’ex sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi insieme ai colleghi D’Arrando, Iorio, Mammì, Parentela, Segneri, Buompane, Federico, Frusone, Lorenzoni Gabriele, Misiti, Pignatone e Vianello. Di questi almeno 3 erano assenti «giustificati» dal Movimento.

Per il voto finale, su cui si è speso Bonafede che in Aula ha ricordato con «orgoglio» le «barricate» erette dal Movimento per modificare la riforma e «difendere i valori della giustizia» , l’attesa è quindi di una decina, forse meno, di assenti. I quali, tuttavia, rischiano di entrare in questo modo nel cono della «dissidenza» e di passare, di conseguenza, con i gruppi dei precedenti fuoriusciti. Insomma la tensione nel gruppo non è affatto scesa. Tanto che in molti hanno notato la presenza assidua di Luigi Di Maio a «guardia» dell’Aula. 

Conte però ora vuole voltare pagina. Oggi, via Zoom, ha incontrato a Montecitorio i componenti della Commissione Affari costituzionale: tra i dossier sul tavolo anche quello della riforma della legge elettorale.

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