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Politica

Quirinale, sulla Belloni non c'è accordo e FI tratta in autonomia

Si susseguono incontri e trattative quando dopo la sesta votazione è ancora fumata nera sull'elezione del Capo dello Stato

Di Serenella Mattera

Si inizia finalmente a fare sul serio, ma la trattativa è ancora lunga. A sera chi siede al tavolo per il prossimo presidente della Repubblica invita alla pazienza: potrebbe non bastare la nottata per chiudere, le votazioni potrebbero prolungarsi fino a domenica. Mario Draghi, Pier Ferdinando Casini, Giuliano Amato (di sponda tra Pd e FI), sono i nomi attorno a cui ruotano i ragionamenti. La rosa di Matteo Salvini, di sponda con Giuseppe Conte, a dire il vero si allarga e si restringe, macina nomi, brucia profili. Quando il leader della Lega siede al tavolo con il leader M5s ed Enrico Letta, incontrati dopo giorni di annunci a vuoto, tra i profili ci sono anche tre donne. C'è Elisabetta Belloni che piace a tutti ma solleva «molte resistenze istituzionali», per il suo attuale incarico a capo dei Servizi, e viene subito bloccato. Spinto dal Pd, c'è anche il profilo di Marta Cartabia, che non piace però al M5s. E c'è, in 'quotà donne, Paola Severino, che per i berlusconiani è inaccettabile a causa della sua legge che portò alla cacciata del Cav dal Senato. 

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A sera, mentre le trattative dei partiti fanno un altro giro a vuoto, oltre trecento grandi elettori di centrosinistra e M5s lanciano un segnale che è un auspicio e un avvertimento, scrivendo sulla scheda il nome di Sergio Mattarella. Chi a questo punto ha poca fiducia nelle doti da kingmaker di Salvini, scommette che solo lì si possa arrivare. Circola la voce - smentita da chi è vicina al premier - secondo cui lo stesso leghista avrebbe chiesto a Draghi di farsi mediatore con il capo dello Stato per convincerlo ad accettare la rielezione. Altre fonti descrivono Silvio Berlusconi sempre più irritato verso l'alleato tanto da decidere in serata che "Forza Italia, allo scopo di favorire una rapida e il più possibile condivisa elezione del Presidente della Repubblica, da questo momento in poi discuterà e tratterà 
autonomamente con le altre forze politiche". E secondo indiscrezioni il Cavaliere sarebbe pronto a fare asse con i Dem sul nome di Giuliano Amato. 

Prima si tenta l’accordo politico, nella consapevolezza che qualunque sia il nome, dovrà superare le forche caudine di un Parlamento attraversato da veti incrociati e da un unico grande timore di fondo: le elezioni anticipate. Ecco perché a sera un ministro del centrosinistra, lasciando l’Aula di Montecitorio dopo la sesta votazione scuote la testa per le notizie che arrivano dal tavolo dei leader: «Una follia: siamo ancora ai veti e controveti». Il riferimento è alla speranza di una accelerazione, dopo la notizia dell’incontro di Salvini, nel pomeriggio, con Draghi. Si erano già visti lunedì, si sono parlati quasi ogni giorno questa settimana. Il leader leghista, secondo i rumors parlamentari, vorrebbe dal premier garanzie sul governo che verrà se lui venisse eletto al Colle. Draghi, dicono le stesse fonti, resterebbe indisponibile a intavolare una trattativa sui ministeri ma pronto ad ascoltare le istanze dei partiti. E nella Lega starebbe crescendo, anche su pressione del fronte del Nord e dei governatori, la convinzione che l’elezione del presidente del Consiglio al Colle sia la soluzione preferibile, una volta tramontata ogni opzione di centrodestra. Tra i leghisti c'è chi ipotizza che nel governo che verrà non ci sarà Giancarlo Giorgetti, potrebbe esserci Salvini o un suo fedelissimo e ci sarà un tecnico di "area", come Matteo Piantedosi, al Viminale. E il premier? Si rincorrono ipotesi tecniche come Belloni. Ma nelle ultime ore cresce l’idea di un politico come Casini. 

Ma c'è ancora un vasto fronte avverso a Draghi, che va da Conte e un pezzo importante del M5s, a Dario Franceschini e una fronda composita nel Pd, fino a gran parte di FI. Prima c'è da convincere loro, poi le truppe parlamentari. Ecco perché il pessimismo dei 'draghianì continua a essere elevato. Ed ecco perché non smette il lavorio di chi, come Renzi - per nulla ostile a Draghi - e lo stesso Franceschini, punta su Casini. In alternativa dal Pd, di sponda con Fi, torna a farsi l’ipotesi di Amato, che però è difficile da far digerire a gran parte del M5s e della Lega. Tenere insieme gli alleati di governo è la priorità, per chi vuole evitare il voto anticipato. Ma a sera torna a circolare il sospetto che sia proprio quello l’obiettivo della partita parallela di Salvini e Conte, a partire dalla proposta, «popolare», di una donna al Quirinale. Si continua così a girare a vuoto e il Mattarella bis sembra ogni ora di più un’opzione reale.  
 

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