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Riccardo Cavarra, il miglior studente di Ingegneria Biomedica del King's College di Londra: «Non sono un "cervello in fuga"»

Siracusano, classe 2001, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento per l’anno accademico 2020/2021

Di Gualtiero Parisi

In questi tempo il mondo sta attraversando una delle più gravi crisi, mai registratesi fino ad ora, sia economiche, che sociali, che politiche. Non si era neanche superato il lungo periodo della pandemia da Covid 19, che purtroppo ancora sembra non lasciare del tutto tranquilli poiché ogni giorno si hanno notizie contraddittorie sul suo evolversi, che già si assiste ad uno scenario davvero sconvolgente come quello della guerra tra la Russia e l’Ucraina che ha effetti su tutto l’Occidente oltre che su una superpotenza come la Cina. Quotidianamente, assistiamo alla morte di centinaia e centinaia di persone, alla distruzione di città e villaggi sventrati dalla furia dei bombardamenti, alla visione di profughi che lasciano la propria patria per incamminarsi verso terre straniere dalle quali non sanno quando potranno tornare. Il mondo è sconvolto ed impotente di fronte a tali circostanze dalle quali, al momento, non si vedono gli esiti, né si intravedono soluzioni significative nonostante le lunghe trattative diplomatiche.

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Eppure, in questo inquietante contesto, la storia di un brillante studente del King’s College of London, Riccardo Cavarra, sembrerebbe aprire uno spiraglio di fiducia nel futuro, spingendoci a credere che ancora ci sia la possibilità di trovare ambienti e spazi tranquilli in cui formarsi e gettare le basi per costruire la propria formazione acquisendo una preparazione ben solida da impiegare per costruire la propria vita. Ci sono molti giovani che hanno lasciato l’Italia e la Sicilia per cercare di raggiungere un livello superiore di formazione e professionalità ed è ben noto che molti di loro, una volta completato il percorso di studi universitari, difficilmente, vi fanno ritorno. Proprio in questi giorni, su “Il Sole 24Ore”, è stata pubblicata l’indagine condotta da Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci sul possibile rientro in Italia dei giovani, che vivono all’estero per motivi di studio o di lavoro. Ebbene, secondo quanto riferito dai due giornalisti, il 29% degli intervistati ritiene di non dovere più fare rientro in Italia poiché li preoccupano la ricerca di un’occupazione soddisfacente e l’autonomia finanziaria. E, purtroppo, nel nostro Paese continuiamo ad assistere al calo demografico, al desolante e progressivo abbandono di molte città, ridotte quasi a “dormitori”, frequentati prevalentemente da anziani.   

 

 

Riccardo Cavarra, classe 2001, è un siciliano “d’esportazione”: dopo una brillante carriera liceale coronata dal cento e lode al Liceo Scientifico “Corbino” di Siracusa, durante la quale ha avuto modo di vincere anche alcune gare matematiche individuali e a squadre. Ora, a conferma dei suoi successi scolastici, anche in campo universitario sta brillando, per avere ottenuto il riconoscimento di migliore studente del corso di Biomedical Engineering (M.D.) del King’s College di Londra per l’anno accademico 2020/2021.

 Ti consideri un cervello in fuga?
«Nel mio caso non credo proprio che si possa parlare di cervello in fuga, sono solo uno studente del secondo anno di ingegneria biomedica presso una buona università estera. Ritengo però che mi sia stata offerta una grande opportunità, della quale sono grato, considerato che i college britannici selezionano i loro studenti solo se li ritengono meritevoli di frequentare il corso richiesto e non soltanto perché sia stato superato un percorso di ammissione, molto articolato e con condizioni rigide da rispettare».

Quanto pensi possa essere importante la scelta di una scuola per il futuro di un giovane?
«La scelta della scuola è importantissima, specialmente per chi come me aveva le idee chiare sin dall’inizio. Non avrei potuto scegliere altra scuola se non il liceo scientifico, un ottimo trampolino di lancio per la facoltà universitaria che ho deciso di frequentare. La scelta dell’università, poi, è stata frutto della mediazione tra quello che veramente mi appassiona fare e l’analisi dei settori lavorativi che potenzialmente avranno la maggiore crescita nei prossimi anni, almeno così io spero».

Hai già deciso cosa farai in futuro, pensi di ritornare nella tua terra?
«La mia casa è a Siracusa, dove ho la mia famiglia e i miei amici più cari; mi piace il nostro mare, la luce solare e il cibo che abbiamo in Sicilia, tutte cose che mi mancano tanto nei periodi di studio a Londra. Però non so ancora dove mi condurranno i miei studi. Per adesso sono molto contento di frequentare un corso universitario molto stimolante e competitivo, assieme a studenti internazionali, in un college inglese “job oriented” che offre molte opportunità di collegamento con il mondo del lavoro. Anche se frequento solo il secondo anno, mi è già stata data l’opportunità di partecipare ad un progetto di ricerca, attualmente in corso, presso una prestigiosa società di ingegneria biomedica, sugli effetti della osteoporosi sulla vita delle persone». 

Hai detto che non ti ritieni un cervello in fuga, eppure hai sentito il bisogno di cercare la tua formazione aldilà delle possibili alternative italiane: non è una fuga di cervelli questa?
«In questo momento io sto imparando, attingo risorse che l’università mi mette a disposizione, non sono ancora in grado di contribuire alla crescita di un gruppo di lavoro, quindi non mi considero un cervello in fuga. Ovviamente ho valutato anche le opportunità di formazione universitaria in Italia e in particolare quelle che ritengo essere due università di eccellenza nel settore e cioè il Politecnico di Torino e il Politecnico di Milano, ma ho deciso di concentrare tutte le mie risorse per ottenere il difficile accesso ad alcuni college inglesi solo perché ho ritenuto un notevole valore aggiunto l’incremento delle competenze nell’uso della lingua inglese e l’esperienza internazionale». 

Probabilmente non tutti hanno la maturità per scegliere la scuola che conduce al futuro che vorremmo, ma quanto credi possa essere importante avere le idee chiare nella scelta del percorso universitario?
«Avere le idee chiare è fondamentale, ma non sempre è così all’età in cui si sceglie la scuola secondaria e a volte l’università, allora è importante capire quali sono gli ambiti che ci appassionano, solo in questo modo studiare e poi lavorare in quell’ambito risulteranno meno faticosi e più gratificanti. Penso di aver raggiunto il piccolo riconoscimento ottenuto dal King’s College di Londra, solo perché quello che studio mi piace e quindi sono stimolato a fare ricerche e approfondimenti».

Hai parlato di college "job oriented": credi che anche le scuole della nuova generazione debbano avere lo stesso orientamento? Se sì, perché?
«Ritengo che le scuole debbano sempre essere il giusto tramite tra percorso di apprendimento e mondo del lavoro, questo darà più senso allo studio. Mi riferisco a quelle scuole secondarie che offrono percorsi che collocano gli studenti nel mondo del lavoro subito dopo il diploma, per le quali i percorsi di ex alternanza scuola-lavoro sono fondamentali; ma soprattutto alle università tecniche e scientifiche che danno opportunità di formazione in azienda agli studenti, durante il loro percorso di formazione. Tuttavia, riferendomi ai college inglesi ho voluto solo puntualizzare l’importanza che in tali università viene data al saper fare, subito dopo aver acquisito le idonee conoscenze e competenze. Credo che nel mondo del lavoro sia più importante quello che sai fare, produrre, inventare e non quello che conosci solo in teoria». 
 

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