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L'INCONTRO

Nanni Moretti a Catania: «Quanto ho aspettato la riapertura delle sale…»

Tutto esaurito e applausi  calorosi per il regista che dialoga per più di un’ora col pubblico. «Mi rivedrete attore nel film della Archibugi

Di Maria Lombardo |

Vera festa di riapertura delle sale cinematografiche al 100 per cento di posti quella svoltasi all Cinecity Ariston con Nanni Moretti venuto a incontrare gli spettatori del suo film “Tre piani” da tre settimane in programmazione.  La presenza del regista di “Ecce Bombo” e “Palombella rossa”  ha richiamato un pubblico che ha esaurito la sala grande del cinema che l’aveva invitato assieme ai distributori siciliani di Jolly cinematografica. Per molte persone è stata la seconda volta che hanno visto il film. Il regista romano era venuto l’ultima volta a Catania nel 2019  per il precedente film “Santiago Italia” al cinema Odeon. 

«A differenza di altri, ho preferito non vendere alle piattaforme e attendere che riaprissero i cinema. Anche come spettatore di film altrui, mi è mancato tantissimo in questo tempo di pandemia l’andare al cinema». 

Proveniente da Messina dove aveva tenuto un altro incontro col pubblico, Moretti è entrato in sala a fine proiezione fra gli applausi e ha dialogato per più di un’ora con gli spettatori di “Tre piani”, tratto dal romanzo dell’israeliano Eshkol Nevo sviluppato in una sceneggiatura molto libera. 

Tre famiglie con storie drammatiche fra i tre piani di uno stabile. Buona parte delle vicende si svolge in interni o nei dintorni del palazzo ma vediamo anche un pizzico di realtà urbana. Vittorio (Nanni Moretti) giudice, esce in strada a tarda sera in giacca da camera sulla scena di un evento tragico, protagonista suo figlio. Margherita Buy è sua moglie, magistrato come lui. Riccardo Scamarcio è padre di una bambina di sette anni, ossessionato dal pensiero che l’anziano vicino di casa cui la piccola viene affidata come babysitter (lui è Paolo Graziosi e sua moglie è Anna Bonaiuto) si sia approfittato della piccola. Ossessioni, paure che vengono dal profondo. Alba Rohrwacher giovane mamma il cui marito (Adriano Giannini) è spesso all’estero per lavoro, lotta contro la solitudine rispecchiandosi nel destino della madre, affetta da disturbi mentali.   I temi sono universali: la colpa, le conseguenze delle nostre scelte, la giustizia, la responsabilità dell’essere genitori. 

«Sono molto contento degli attori: i bambini scelti tutti col provino, Scamarcio e Alba Rohrwacher, Adriano Giannini ed Elena Lietti coi quali ho lavorato per la prima volta, Margherita Buy al quarto film con me. La recitazione è uno degli aspetti sui quali mi piace tanto lavorare». 

Uno degli spettatori trova felliniano il finale con la milonga per strada. «Non è un richiamo esplicito. Comunque sono contento se è affiorata l’atmosfera di un regista che ho tanto amato. Questo è un film sulle paure, sulla difficoltà di essere genitori, sulle ossessioni che fanno compiere azioni di cui poi si pagheranno le conseguenze».

Calorosa l’accoglienza e gioia del regista che anticipa: «Mi rivedrete sullo schermo come attore in un film di Francesca Archibugi che ho appena finito di girare, “Il colibrì”, dal romanzo di Sandro Veronesi. Fare soltanto l’attore è una pacchia. Fare l’attore e il regista è molto faticoso». COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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