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Addio anche a Piera degli Esposti, maestra d'ironia

L'attrice bolognese nata con il teatro d'avanguardia era molto amata dal pubblico anche per le sue interpretazioni al cinema e in tv 

Di Giorgio Gosetti

 Se ne va poco dopo aver festeggiato i suoi magnifici 83 anni Piera Degli Esposti, anima bolognese e talento universale, regina scalza della scena italiana tra teatro, cinema, televisione e letteratura: scalza perché aveva il dono di sembrare sempre a suo agio nei panni più diversi, ma amava la vita come sinonimo di libertà.

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Nata a Bologna il 12 marzo del 1938, Piera viene dal teatro d’avanguardia degli anni '60 e sono maestri come Antonio Calenda, Aldo Trionfo, Giancarlo Cobelli, a consegnarle le chiavi del teatro classico e moderno, tra Shakespeare e Giraudoux, Gombrowicz e D’Annunzio tra lo stabile dell’Aquila e il Teatro dei 101 dove incrocia giovani colleghi come Nando Gazzolo e Gigi Proietti. Quasi in contemporanea il suo vulcanico talento sbarca anche in televisione con l’originale televisivo «Il conte di Montecristo" diretto del 1966 da Edmo Fenoglio con Andrea Giordana che diventa il beniamino del pubblico della Rai. Un anno dopo è Gianfranco Mingozzi a farla debuttare al cinema con «Trio», mentre nel '68 compone insieme a Tino Buazzelli, Wanda Osiris, Fraco Parenti, Mario Pisu, il colorito cast del «Circolo Pickwick che Ugo Gregoretti dirige in sei puntate televisive. Da allora la carriera di Piera non conoscerà soste, sempre equamente divisa tra la scena e il set, con una sete inesauribile per sfide ogni volta più complesse. La sua preparazione tecnica è fuori discussione, ma è il calore, il piacere dell’improvvisazione, la sensibilità nell’usare la voce con cadenze diverse, compresa la parlata nativa, a fare la differenza. Apparirà in una cinquantina di film, una ventina di sceneggiati, sarà protagonista a teatro per 50 anni buoni e ovunque porterà una freschezza, un sorriso, una professionalità assolutamente unici. La amano i fratelli Taviani ("Sotto il segno dello scorpione") e Pier Paolo Pasolini ("Medea"), Gianfranco Mingozzi e Lina Wertmuller (tra i suoi più grandi amici e complici), Giuseppe Tornatore ("La sconosciuta") e Marco Bellocchio ("L'ora di religione» che le valse il primo di tre David di Donatello), fino a Nanni Moretti «Sogni d’oro") e Paolo Sorrentino ("Il divo") in cui impersona la mitica e impassibile segretaria di Giulio Andreotti in una delle sue caratterizzazioni più celebri. In tv come non ricordarla nei panni della badessa dei «Promessi sposi» di Salvatore Nocita o in quelli di Clelia in «Tutti pazzi per amore» di Ivan Cotroneo. Anche a teatro amava l’impossibile che fosse lo «Stabat mater" del 2002 o «Gli asparagi e l’immortalità dell’anima» (dagli aforismi di Achille Campanile) del 2005.

Nel 1997 comincia il suo sodalizio artistico con Dacia Maraini, l'amica di sempre, che la convince a scrivere a quattro mani "Storia di Piera». L’incontro delle due donne, l’una meticolosa analista dell’anima e l’altra narratrice naturale che attinge al vissuto per trasformarlo in creazione letteraria, produce un autentico evento editoriale. Vi Si racconta anche di un rapporto inusuale fra una madre e una figlia, rapporto carico di sensualità e di complicità, che si evolve e dura negli anni. Si racconta di un’infanzia sonnolenta: una bambina che ha covato i suoi sogni dentro una sartoria, gli abusi degli amici del babbo, e infine la scoperta del teatro come la «casa dei desideri». Si racconta la storia di una vita. Da libro-scandalo «Storia di Piera» diventa anche soggetto e sceneggiatura, con la complicità di Marco Ferreri che ne fa nel 1983 uno dei suoi film più personali e intensi, ma in cui la mano di Piera Degli Esposti guida e indirizza ogni gesto delle protagoniste Hanna Schygulla e Isabelle Huppert. La vicenda letteraria avrà due seguiti: "Piera e gli assassini» sempre con Dacia Maraini nel 2003 e "L'estate di Piera» (con Giampaolo Simi) appena un anno fa. Invece la sua voce pastosa e calda, immediatamente riconoscibile accompagnerà «La lunga vita di Marianna Ucria» (il romanzo più famoso di Maraini) nella bella lettura del 2011.

Negli ultimi anni è stata anche apprezzata regista d’opera fin dalla "Lodoletta» di Piero Mascagni e una memorabile «La voce umana" di Francis Poulenc. Piera degli Esposti amava i giovani e per loro si è spesa fino all’ultimo istante. Fosse Riccardo Milani che ha «scoperto» tra "Una grande famiglia» e «Benvenuto Presidente» o Alessandro Aronadio ("Orecchie") o Sebastiano Mauri e Filippo Timi che accompagnava nel 2017 al successo di «Favola», nessun progetto fuori dalle righe la spaventava, anzi la stimolava a dare una diversa immagine di sé.

Ma il fondo della sua vena artistica rimaneva sempre collegato a quel teatro che l’aveva formata: nel contatto diretto con il pubblico, nell’emozione della recita a soggetto, nella creazione rigorosa che sfocia nell’improvvisazione ritrovava ogni volta un gusto quasi infantile della messa in scena della vita come gran teatro dei giochi. Le piaceva ridere, stare in compagnia, difendere con forza le sue idee ed era sempre curiosa delle idee altrui. Ha molto amato, Piera, spesso uomini più giovani di cui la incantava la sete di vita, e mai si è sposata. Di sé diceva: "Più che un’attrice sono una grande costruttrice di immagini: potrei mitizzare anche il primo gelataio che incontro per strada». Adesso ci manca la sua risata argentina, la sua passione per la politica e l’arte, la sua voglia di conoscere e di raccontarsi senza pudore. Ci manca la «regina scalza».
 

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