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Spettacoli

Umberto Tozzi: "A Taormina una festa con tanti ospiti"

"I miei successi? Ho avuto fortuna. Non pensavo neanche di fare il cantante". Il 25 settembre al Teatro antico festeggia 70 anni e la carriera con Giuliano Sangiorgi ("presentiamo per la prima volta una cosa fatta insieme"), Albano, Nek, Raf, Marco Masini (e altre sorprese)

Di Ombretta Grasso

Le cantiamo tutti a squarciagola. A qualsiasi età. Sono quelle canzoni che si appiccicano alle orecchie e ci restano per sempre, pronte a tornare, insieme con un sorriso, nelle feste, nelle gite, in auto. Cosa resterà degli anni 80? Tanto. Canzoni  come “Ti amo”, “Gloria”, “Tu”, “Stella stai”, “Nell’aria c’è”, “Notte rosa”,   alcuni dei grandi successi di Umberto Tozzi, 70 anni appena compiuti e 80 milioni di dischi venduti. Torinese, mamma casalinga, papà guardia notturna, tante vite artistiche e hit intramontabili. Il suo primo grande successo è “Ti amo”, nel 1977, in quelle estati infinite con i jukebox e la chitarra per cantare in spiaggia, primo in classifica per mesi e otto milioni di copie vendute. Non si è più fermato passando da un Golden Globe alle tournée in tutto il mondo al duetto con Anastacia.
 Tozzi festeggia ora la sua storia musicale con il tour “Gloria forever” al Teatro antico di Taormina il 25 settembre, un grande concerto con una sfilza di ospiti, Giuliano Sangiorgi, Albano, Nek, Raf, Marco Masini,  che rendono l’appuntamento un vero evento. 

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«Sarà una grande festa, è la mia prima volta al Teatro antico, sarà un grandissimo spettacolo – racconta Umberto Tozzi -  La scaletta? Ogni tanto inserisco delle cose che magari faccio poco, è un po’ come mi gira. Ci saranno diversi brani molto conosciuti del mio repertorio più altre cose che canto in acustico ma in questo caso soprattutto ci saranno degli ospiti che vengono a trovarmi sul palco. E forse arriveranno anche altri amici... - anticipa - È un piacere per me che questi grandi artisti vengano a cantare le mie canzoni. Un concerto simile fu nel 2018 all’arena di Verona  per i 40 anni di “Ti amo”».
Come sono nati gli incontri con gli artisti?
«Hanno tutti una diversa estrazione musicale. Albano è un carissimo amico da tanti anni,  lo ritengo uno dei più grandi interpreti che abbiamo in Italia. Mi piace molto cantare con altri artisti, nasco come musicista, sono abituato a dividere il palco. Non è frequente per gli italiani, ma il pubblico ama questo tipo di spettacolo».
E con Sangiorgi?
«Con Giuliano abbiamo fatto una cosa insieme che presenteremo per la prima volta  a Taormina.  Con Marco Masini siamo amici dall’88, ha suonato con me per due anni prima di cantare, abbiamo diviso insieme tanti momenti di vita e di lavoro. Con Raf abbiamo finito da poco il tour di cinque mesi insieme, è sempre bello ritrovarsi. Se lo prendi per quello che ti dà emozionalmente, questo mestiere è bellissimo. I live sono sempre meglio dei dischi, c’è la partecipazione del pubblico, è divertente stare tutti insieme». 


Ha iniziato come musicista e autore, ha firmato “Un corpo e un’anima”, cantata da Dori Ghezzi e Wess, “Io camminerò” per Fausto Leali.
«Sono cantante per caso. Non ho mai ambito a farlo, nelle band  suonavo e cantavo, ma non era quello che pensavo. Ho cominciato a scrivere canzoni, poi ho incontrato Giancarlo Bigazzi, grande produttore e paroliere, che  mi ha detto “perché non le canti tu”. Ero abbastanza timido, non avevo la faccia tosta che invece hanno molti ragazzi di questa nuova generazione». 

 

Ma ha cominciato a cantare e firmare successi. Come si indovinano il ritmo, il ritornello, quel “ti-amo-ti”, facilissimo da ripetere?
«E’ la canzone più originale del mio repertorio, secondo me. Lasciamo stare “Gloria”,  successo internazionale, ma “Ti amo” a livello musicale, di impatto emozionale, è molto più forte».

“Ti amo” è stata inserita nella serie cult  “La Casa di Carta 4”, Martin Scorsese ha scelto “Gloria” per “The wolf of Wall Street”. 

«È stupendo, sì  - sorride - ma quando scrivi una canzone non pensi che poi possa avere una vita così lunga. C’è anche una buona dose di fortuna nelle carriere degli artisti, non basta il talento. Mi ritengo uno di quelli privilegiati sotto quest’aspetto».

Ha trovato la formula del successo?
«Non ci sono ricette – ride – c’è il talento, la spontaneità. Io ho  avuto la fortuna di vivere un momento storico creativo irripetibile, iniziato negli anni 60, dai Beatles ai Supertramp ai Coldplay. La mia cultura musicale è andata verso quel tipo di ascolto. Quando  ti metti al pianoforte o alla chitarra a creare qualcosa pensi a quello che hai imparato ascoltando questi grandi, poi viene fuori la tua personalità».

 

 

Cosa pensa dei giovani cantanti, della musica  di oggi?
«Loro nascono in questo periodo storico e fanno quello che oggi sentono di fare, quello che ascoltano dal mondo. E’ un tipo di musica che a me personalmente non emoziona. Loro sentono la musica dal telefonino, non hanno idea dei suoni, non c’è personalità vocale, di scrittura, sono tutti un po’ uguali. All’epoca il mestiere era diverso: esisteva Lucio Battisti che faceva un suono e delle canzoni pazzesche, poi, chessò, c’era De Gregori, che era un altro genere ma scriveva cose irripetibili e così tanti altri. Per questo certa musica la risenti dopo 40 anni ed è ancora forte, c’era originalità». 
Ha vinto Sanremo con Morandi e Ruggeri con “Si può fare di più”, ci tornerebbe?  Morandi nella scorsa edizione è arrivato terzo. 
«Ma Morandi è unico, può fare tutto – ride - Può portare qualsiasi cosa sul palco, Gianni è straordinario. Io ci sono già stato, ho fatto il mio, basta, tornare non ha senso.  Ho avuto la fortuna di essere ospite di Amadeus due anni fa. Non c’era il pubblico ed era terrificante ma lui e Fiorello  hanno tenuto lo spettacolo a un livello molto alto».

C’è una canzone che non ha avuto il successo che lei si aspettava?
«Sì, negli anni 90 feci un album del quale ero profondamente convinto e innamorato, “Il grido”, un album di grande insuccesso. Ma non importa, nella carriera di un artista non si fanno solo successi ma anche tante canzoni inutili. Per me rimane una delle produzioni più belle musicalmente, ne sono orgoglioso. Avevo con me grandi musicisti americani, gli arrangiamenti di Greg Mathieson, era un album che anche oggi, se lo metti su e lo ascolti, ha dei suoni pazzeschi. Nel concerto canto il singolo, “Il grido”».
Perché i suoi successi sono stati cantati da altri?
«Era molto difficile. In quel periodo lì, era il 79, della musica italiana si ricordava solo “Volare” di Modugno. Non c’era mercato. Ho avuto la fortuna di fare le cover in spagnolo, quattro “numeri uno” di fila con “Ti amo”, “Tu”, “Gloria” e “Stella stai”. È stato anche un caso che “Gloria” abbia passato l’oceano, la versione cantata da Laura Branigan  fu un boom  nel mondo... E’ andata benissimo lo stesso, dai». 
Gloria forever, nei concerti cantano tutti con lei.
«Sì, ed è bello. La cosa più forte di questo mestiere è salire sul palco, perché hai il pubblico che ti gratifica di tutto quello che hai fatto». 
 

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