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Il colonello Angelini (GdF): «Disgustato da tanta crudeltà, neppure la mafia»

Di Redazione
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«Sono disgustato dalla crudeltà vista in questi mesi nei confronti dei poveri anziani, ospiti della casa di riposo. Maltrattamenti, violenze fisiche e psicologiche, calci e spintoni, schiaffi. Una crudeltà che in tanti anni di indagini non ho visto neppure in ambienti mafiosi...».

Il colonnello Gianluca Angelini della Guardia di Finanza di Palermo ha trascorso pure i giorni di Pasqua e Pasquetta dietro un monitor per controllare quanto accadeva nella casa di riposo Bell'Aurora di via Emerico Amari a Palermo, dove questa mattina sono state arrestate sei persone, tra cui l'amministratrice e gli operatori dell’ospizio, definito dal gip Fabio Pilato un "lager". Una indagine nata per caso a gennaio per bancarotta fraudolenta.

«Abbiamo attivato, tra gennaio e febbraio, le intercettazioni ambientali e con le videocamere e in brevissimo tempo, è emersa una situazione deprimente, uno spaccato inquietante con maltrattamenti, crudeltà fisiche e psicofisiche - dice il colonnello Angelini in una intervista all’Adnkronos - con calci e spintoni, schiaffi. Sono davvero disgustato. La dignità umana non esisteva...». E racconta che una delle ospiti della casa di riposo poco prima di Pasqua voleva gettarsi dal balcone. «Stanca delle continue vessazioni - dice - e dei calci e degli schiaffoni ricevuti si voleva gettare dalla finestra. Per fortuna poi ci ha ripensato».

Non solo i maltrattamenti. Come spiega ancora il colonnello Gianluca Angelini, nella casa di cura Bell'Aurora non venivano neppure rispettate le prescrizioni contro il Coronavirus. «C'era la totale mancanza di rispetto per le prescrizioni anti Covid - dice - gli operatori non indossavano nemmeno la mascherina o altri dispositivi di sicurezza». Eppure si tratta di «persone anziane, quindi particolarmente esposte al focolaio del contagio».

Una indagine nata per caso. «Avevamo la delega per una indagine per reati fallimentari per un milione di euro- spiega ancora il colonnello Angelini che ha condotto l’inchiesta coordinata dal Procuratore aggiunto Sergio Demontis - Una indagine iniziata per accertare cosa è accaduto negli ultimi anni, dopo una serie di cessioni aziendali».

In sostanza, la casa di cura esiste dal 1992 ma in questi 27 anni sono state fatte una serie di cessioni e di cambi societari, con cambi di nome. Ma dietro c'era sempre la stessa amministratrice, Cristina Catalano «dominus indiscusso della casa di cura fin dalla sua nascita nel 1992», dice Angelini. 

«Nel 2006 ha fatto la cessione del ramo d’azienda verso una srl sempre con socia al 100 per cento la madre - racconta l'ufficiale delle Fiamme gialle - Nel frattempo la sas è fallita dopo essere stata svuotata e la srl ha operato fino al 2016, quando è andata in difficolta economica, accumulando molto debiti. Nel 2016 c'è stata una ulteriore cessione di ramo d’azienda poi fallita nel 2018».

«Indagando su questi fatti - dice Angelini - ascoltiamo gli ex dipendenti delle strutture», e a quel punto sono emerse una serie di maltrattamenti nei confronti degli ospiti, anziani e spesso affetti da demenza senile. Così vengono avviate le intercettazioni ambientali e video ed emerge l’orrore. Con le violenze, fisiche e psicologiche, nei confronti degli anziani. Oggi gli arresti. E la fine di un incubo per gli ospiti che subivano da anni «vessazioni e maltrattamenti di ogni tipo».

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