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Catania, la protesta dei paninari: «Il nuovo Dpcm uccide lo street food»

Di Redazione
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La chiusura definitiva di tantissime attività commerciali in tutta la provincia etnea. Questo è quello che temono i ristoratori ambulanti e tutti gli operatori dell'intero comparto dello street food catanese che stamattina erano in sit-in davanti al Palazzo della Regione Siciliana.

«Le istituzioni devono ascoltarci - spiega il presidente dell’associazione “Don Luigi Sturzo” Danilo Mauti- chiediamo un incontro immediato con il Presidente della Regione Musumeci perchè c'è in gioco il futuro di moltissime famiglie. Questo decreto rappresenta il colpo di grazia a un settore già messo in ginocchio dal lockdown dello scorso marzo».

Chiusura alle 24 per i ristoranti e le altre attività con servizio ai tavoli, mentre alle 21 è vietato consumare cibo in piedi all'aperto. Eccolo il provvedimento che colpisce sopratutto i paninari etnei. «Questo nuovo Dpcm - sottolinea l'avvocato Piero Lipera - sembra essere stato fatto da persone che non hanno mai vissuto nel Sud Italia perchè stabilisce delle metodiche e degli orari che sono assolutamente impraticabili sopratutto per chi lavora nel comparto dello “street food”. Non solo - prosegue Lipera - questo decreto spazzerà tantissime partite Iva e considera la categoria degli ambulanti come dei minorati mentali. Il motivo? Le attività commerciali vengono responsabilizzate perchè, al loro interno, le persone devono entrare con la mascherina mentre il titolare deve controllare che le normative in materia vengano rispettate. Gli ambulanti,invece, vengono considerati non all'altezza di questo compito ovvero non in grado di controllare il flusso della clientela nella propria attività».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il presidente di “Siamo Impresa” Filippo Zuccarello: «Da marzo viviamo una situazione estremamente difficile ed oggi riceviamo questa ulteriore “mazzata” da cui, molti di noi, non si riprenderanno più se non si corre immediatamente ai ripari: le istituzioni devono ascoltare le nostre richieste».

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