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Emanuele Nicosia l’uomo di Militello che sussurrava ai cavalli (di lusso)

Emanuele Nicosia l’uomo di Militello che sussurrava ai cavalli (di lusso)

La fiaba globalizzata del designer d’auto: «I talenti siciliani inseguano i loro sogni»

Di Mario Barresi |

In pratica è il papà (quasi il nonno) dei nostri cervelli in fuga. Perché lui la scelta di lasciare la Sicilia con destinazione mondo la fece negli Anni 70. Quando per un aspirante ingegnere, brillante studente e figlio di una famiglia dell’alta borghesia di provincia, la vita sarebbe stata tutta in discesa. Eppure Emanuele Nicosia lasciò quello che resta comunque il suo luogo dell’anima: Militello in Val di Catania. Volando via dal nido di amore e di protezione costruito da papà Filippo (originario di Vittoria, medico condotto del paese) e mamma Corinna Portuso, militellese doc. La sua avventura adesso è un film a lieto fine, con protagonista uno straordinario manager, designer dei più prestigiosi bolidi del mondo, che ha sposato una collega giapponese con la quale vive in India. Dalla giovinezza bucolica e agiata al presente globalizzato e di successo c’è tutta una vita in mezzo. Quella di un uomo coraggioso che non ha mai finito di studiare, da sempre con le idee chiare. Un siciliano che sussurra ai cavalli. Di lusso. Trasformandoli da schizzo a realtà. Fra eccellenza e hi-tech.   Nicosia, nato a Catania, ha vissuto fino a 21 anni a Militello. «Dopo aver frequentato il biennio di Ingegneria alla facoltà di Catania – racconta – cambiai il corso di studi per seguire la mia passione per le automobili». Da sempre «profondamente innamorato dello stile», Nicosia sfogliò la margherita con gli unici due petali che in quegli anni potevano interessarlo: l’Art Center di Pasadena e il Royal College of Art a Londra. Nicosia scelse il corso in Inghilterra, «perché piu’ vicino culturalmente alla realtà del design europeo e italiano in particolare». Fu uno dei soli due ammessi su quasi 100 candidati “privati”. «Consapevole di fare ritorno a casa se non avessi superato gli esami durante il corso». Sette suoi colleghi erano giovani designer già al lavoro per colossi come Ford, British Leyland, Rolls Royce, che sponsorizzavano il master in “Automotive design”. «Mentre l’unico sponsor che avevo io – ricorda sorridendo – era mio padre». Il giovane militellese fu uno dei migliori, finì il master con un anno d’anticipo. All’uscita, con la pergamena in mano, lo aspettavano già con un contratto d’assunzione: al Centro studi e ricerche “Pininfarina”, dove lavorò per nove anni. Ma ci fu anche una parentesi di 12 mesi al Centro stile Ghia, proprietà della Ford Usa. «Quell’anno, era il 1980, fu molto produttivo. Sviluppamo progetti come la Taurus che fu in produzione negi States per 25 anni. Mi proposero di andare negli Usa, ma alla fine – racconta – decisi di rientrare in Pininfarina. Mi aveva contattato il direttore generale per fare parte del nuovo Centro ricerche di Cambiano».

Durante il rapporto con Pininfarina, l’ingegnere militellese ebbe «la possibilita di partecipare a progetti emozionalmente unici per un designer di automobili: disegnare Ferrari». Proprio due concetti della Rossa uscirono dalla matita di Nicosia: il concetto iniziale della Testarossa e la 288 Gto. Ma non c’è soltanto il cavallino. Nella sua carriera, sia da dipendente che da libero professionista, Nicosia ha disegnato per Alfa Romeo, Honda, Nissan, Lamborghini, Bugatti, «ma anche – rivela – auto e prototipi per il gioielliere Gianni Bulgari che pensò a una produzione limitata di auto molto esclusive». L’Alfa Romeo 164 fu uno dei suoi ultimi lavori in Pinifarina, «che non vidi realizzare personalmente poiché diedi le dimissioni». Nel tempio dello stile italiano restò infatti fino al 1985, quando iniziò la sua attività indipendente. Fondò, dapprima, la Design System con il partner Graziano Pagliasso. Nel 1990 lanciò Beestudio con la stilista Anna Visconti e in seguito creò l’organizzazione di design Design Service Network con sede a Le Locle, in Svizzera. Tra le sue altre collaborazioni, dirigendo Beestudio e Dsn, da citare quelle con Nissan, Lotus, Mazda, Honda e con la Oral Engineering di Mauro Forghieri, «che è stato per 25 anni direttore sportivo della Squadra corse Ferrari, curando i pezzi più famosi del Cavallino». Al Salone dell’auto di Torino del 2000 presentarono il concetto di auto “Thesi Uno” (Nicosia aveva disegnato la carrozzeria, Forghieri aveva studiato e costruito il telaio modulare), «uno dei modelli più innovativi a cui ho lavorato».   Inoltre l’ingegnere Nicosia ha “forgiato” gli interni di supercar come la Bugatti Eb110 e la Lamborghini Diablo. Ma galeotta fu la Nissan. «Fu lì che incontrai Mizuho Tomita, diventata mia moglie e la mia più stretta collaboratrice». Alla fine del 2010 marito e moglie furono chiamati da un’Università indiana «per impostare un corso di studi dedicato al disegno di carrozzerie automobilistiche e di trasporti in genere». Adesso Nicosia è il capo del progamma di Automotive Design dell’Università e in contemporanea dirige la Beestudio India, fondata nel 2012 a Pune, nel Maharashtra. Con un orizzonte più che mai globalizzato: lo scorso mese di agosto ha condotto un corso di automotive design a Shangai per quattro settimane, rivolto a professionisti e studenti del settore.   E a Militello? «Ci torno, quando posso. È il mio paese, ci sono le mie radici, c’è mio padre a cui devo tantissimo». Molto schivo e riservato, quando passeggia al “paesello” non è una sfilata dell’uomo di successo che dà lezioni. Gli strappiamo soltanto un consiglio, uno “schizzo” da consegnare ai giovani siciliani: «I talenti hanno il diritto, ma anche il dovere, di inseguire i propri sogni».   twitter: @MarioBarresi COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA