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Coronavirus Catania, Fiera e Pescheria svuotate: calo affari 50%

Di Cesare La Marca |

Catania – «A n’euro, a neuro»: il grido di battaglia all’insegna della lotta quotidiana e della “liscìa” di ogni giornata di mercato – nella sua doppia interpretazione tra offerta anticrisi e assistenza psichiatrica – risuona smorzato tra le bancarelle di piazza Carlo Alberto. In via San Gaetano alle Grotte, davanti alla minuscola e antica chiesa nel cuore della Fiera, nel pieno della mattinata – quando nonostante la crisi di solito si fa fatica a camminare – ci sono ampi spazi liberi, così come nel vicino “posteggio” dei furgoncini al limite della piazza, perché diversi operatori non hanno neanche allestito le postazioni; e perché questi, oltre a essere i giorni di una crisi ormai cronica del mercato storico, sono anche quelli del Coronavirus che ci tiene a casa, ci tiene a distanza, ci vieta di darci la mano e baciarci, e ci sconsiglia pure di maneggiare banconote e spiccioli.

Una tristezza, tutto l’opposto dell’umanità colorata e travolgente che è la vera forza del mercato storico, che nonostante tutto non è deserto, specie nei dintorni dei banconi di pesce, formaggi e frutta e verdura, perché comunque “a gente a mangiari”, e qui non si sbaglia. «Il calo giornaliero è fortissimo – dice Andrea, operatore con bancarella di pigiami e abbigliamento per bambini in via Teocrito – anche oltre il cinquanta per cento. Ho sentito che maneggiare il denaro può essere pericoloso, in questo caso non stiamo correndo alcun rischio da quando c’è questa emergenza». Le regole di prevenzione consigliate dagli esperti fanno discutere, e vengono commentate con la “filosofia” di molti operatori: «E che ci vuole a stare a un metro di distanza, qua non c’è più nessuno».

Nella tarda mattinata i prezzi scendono. «C’è un calo forte, speriamo bene», dice un operatore mettendo nel sacchetto un cestino di fragole allo stesso costo dello slogan di battaglia del mercato: un euro. A poche centinaia di metri, le cose non vanno meglio alla Pescheria, anzi. In piazza Alonzo Di Benedetto dopo mezzogiorno va già verso la chiusura l’ennesima giornata nera, con pochi acquirenti tra i banconi del pesce, pochi turisti italiani e soprattutto stranieri rispetto al solito, e d’altra parte la stessa piazza Duomo semideserta dice tutto, con una sola comitiva di visitatori all’ingresso della Cattedrale. Col trascorrere dei minuti in Pescheria cominciano a scendere i prezzi, mascoline a cinque euro e gamberetti a sei euro, giusto per salvare il salvabile. «Già eravamo in crisi, ora siamo rovinati, ma qui siamo all’aria aperta non ci sono rischi», dice un pescivendolo. Di certo, quando quest’incubo comincerà a svanire, speriamo presto, i primi veri segnali arriveranno proprio da qui, dai mercati storici dove la vita è una lotta quotidiana per il necessario, più che da quelli finanziari che con un click spostano e bruciano milioni in pochi secondi.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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