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San Berillo, l’importanza di fare “rete” oggi

I blitz delle forze dell’ordine sono importanti ma sia la comunità di quartiere a favorire la rigenerazione isolando i violenti

Di Giovanni Leone* |

Approfitto dell’operazione di polizia di pochi giorni fa a San Berillo per rilanciare il nostro appello come Osservatorio Urbano e Laboratorio Politico a favore di una grande alleanza per San Berillo, che può diventare utilmente un laboratorio urbano e sociale d’avanguardia, sbocco di una partecipazione civica matura e di una positiva sinergia con le istituzioni in vario modo interessate. La resa non è un’opzione ed è per questo lavoriamo per aggregare, unire, costruire alleanze.

Interventi di pubblica sicurezza come l’ultimo interforze sono utili e necessari per allontanare violenti e spacciatori, ma non bastano. I blitz ad alto impatto sono lampi improvvisi nel buio, a San Berillo c’è bisogno di luce continua. Per ottenere risultati efficaci e duraturi con una reale incisività nell’azione di recupero e rigenerazione del quartiere è importante che a isolare i violenti sia ora la stessa comunità di quartiere. Dobbiamo stimolare gli anticorpi del corpo sociale in modo che siamo tutti noi a difenderci, riducendo i rischi di conflitti violenti.

Basta zone franche

Al tempo stesso a questa comunità di comunità varie e diverse dobbiamo dare speranza e fiducia, costruendo reciproca con-fidenza. Giusto non tollerare zone franche o terre di nessuno, ma la legalità va ripristinata insieme con spirito di servizio e volontà di lavorare tutti per tutelare il bene comune.L’operazione di ordine pubblico ha effetti nel breve termine, ma se resta azione isolata di sola polizia è incapace di incidere sulle complesse dinamiche in atto in un quartiere che è un magnete delle criticità contemporanee, che vanno indagate nelle loro complessità e contraddizioni.

Il sindaco nelle interviste TV ha fatto una dichiarazione «ci stiamo riprendendo il quartiere riaffidandolo a quelle associazioni che qui fanno tantissimo per creare integrazione», che lascia ben sperare sulla possibilità/volontà di collaborare creando sinergie con chi è impegnato sul campo. C’è una interlocuzione avviata con l’amministrazione, un dialogo che intendiamo allargare anche alle comunità religiose e alle realtà civiche per far tutti insieme politica, che è l’arte di risolvere problemi e cercare risposte per soddisfare i bisogni dei cittadini della polis. Da parte nostra siamo pronti a fare la nostra parte, “abitando” gli spazi pubblici con le nostre attività. Le comunità, le associazioni e i cittadini sono pronte a dare il loro contributo per lavorare al recupero del quartiere di San Berillo e al sostegno alla componente sana dei suoi abitanti facendo da collegamento con le istituzioni a cui riportare il frutto dell’ascolto quotidiano nel quartiere con i suoi bisogni, ma non possiamo sostituirci in alcun modo alla funzione degli uffici istituzionali: pronti a fare la nostra parte dando il nostro contributo alla sicurezza abitando lo spazio pubblico e così presidiandolo, ma non intendiamo in alcun modo sostituirci alle forze dell’ordine di cui c’è bisogno e che non devono essere lasciate a operare da sole; occorre avviare un lavoro sul campo insieme con i servizi sociali per contrastare i rischi della conflittualità che è possibile evitare attenuando le tensioni, che sono palpabili in chi vive senza conforto e in un clima di perenne incertezza, con l’unico conforto di sentirsi parte di comunità, quella dei propri connazionali e quella plurale in formazione.

La città è dei cittadini

La città è dei cittadini e il miglior modo di garantire sicurezza è riappropriarsene, usando lo spazio pubblico e così presidiandolo. Come Oulp (Osservatorio Urbano e Laboratorio Politico) stiamo lavorando per questo, insieme con gli abitanti e con le comunità religiose e civili, ai volontari del terzo settore impegnati con le varie associazioni che qui operano.A San Berillo c’è bisogno di un progetto realmente integrato su diversi piani, tra i quali non si può ignorare la dimensione sociale che è il legante delle comunità di cui va alimentato il senso di appartenenza. Comunità come luogo della varietà e della diversità: il mondo è bello perché vario e ogni individuo è diverso dall’altro, indipendentemente dal colore della pelle, dal paese di provenienza, dal credo religioso, dalla laicità… non ci resta che imparare a convivere con l’altro. Consolidiamo il clima di collaborazione civica e affrontiamo la complessità insieme, questo bisogna fare. Le condizioni ci sono purché non si scivoli nel tipico vizio della politica di impantanarsi in contrapposizioni pregiudiziali e opposizioni a prescindere. Lasciamo perdere i sogni di un mondo fatto di solo amore e gli incubi di un mondo di sola violenza, bagniamoci piuttosto nelle acque dell’interrogazione e del dubbio, dell’ascolto e della sintesi.

Un concetto che dobbiamo avere chiaro è che la rigenerazione urbana è un intervento strategico e di sistema oppure non è, non può essere un’azione spot, una volta tanto, ci vuole continuità e coerenza dell’azione sociale integrata in un quadro di flessibilità e adeguamento delle azioni ai cambiamenti in atto.È un processo che va orientato dove ogni tassello è una parte del puzzle che per essere ricomposto ha bisogno che tutti i tasselli vadano a posto, non bastano le operazioni di ordine pubblico, non bastano gli interventi di arredo urbano e neanche la sola ristrutturazione edilizia.Serve una sinergia, serve lavorare insieme, serve far comunità, urge capire come avviare concretamente e operativamente un lavoro necessario e urgente da farsi con regolarità e costanza per portare a una reale inversione di tendenza nel quartiere e, di riflesso, in città.*Architetto

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