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Covid-19

A Catania oltre 100mila "scrocconi" del vaccino. Infettivologi: «Rischio contagio varianti è alto»

I professori Cacopardo e Iacobello mettono in guardia dal pericolo di una variante resistente a causa dei troppi che rfiutano i sieri

Di Giuseppe Bonaccorsi

Li chiamano gli scrocconi dei vaccini. E in provincia di Catania sono tantissimi, soprattutto tutti quegli over 60 che sfuggono i sieri, hanno paura delle conseguenze e sperano che le vaccinazioni altrui possano metterli al sicuro col raggiungimento della immunità di gregge. Si tratta di un esercito di oltre 100mila persone. Ma si sbagliano di grosso perché infettivologi del calibro dei primari Carmelo Iacobello e  Bruno Cacopardo  la pensano diversamente e mettono in guardia sulle loro responsabilità verso  i vaccinati, perché il rischio è che proprio grazie a questa enorme massa di non vaccinati il virus, come ha già dimostrato con la variante Delta, possa generare dei cluster resistenti ai vaccini attuali, riproponendo e rendendo urgente e necessaria  una nuova vaccinazione di massa. «Purtroppo il rischio di una variante resistente c’è e se noi non raggiungiamo velocemente la immunità di gregge il rischio matematico è evidente - spiega il dott.  Iacobello, primario di Malattie infettive del Cannizzaro  -. Si sa che l’immunità serve a minimizzare la quantità di soggetti contagiati. Ora  noi siamo ben lungi dal raggiungimento del traguardo è il timore  è che  con una moltitudine di persone non vaccinate la situazione possa sfuggire di mano». Iacobello chiama quindi alla responsabilità quanti finora non si sono vaccinati. «E’ un obbligo morale vaccinarsi per tutelare se stessi, ma anche tutti coloro che già si sono vaccinati. Tutti dovrebbero sentire la responsabilità che la vaccinazione non è soltanto un fatto personale, ma è anche sociale. Tra l’altro io sono convinto che le numerose varianti che purtroppo si stanno manifestando potrebbero presto diventare un problema soprattutto per coloro che non sono stati immunizzati, con un aumento dei casi e il loro ricovero in ospedale. Ricondando che proprio la Delta (variante indiana) è il 60% più contagiosa di quella inglese è presenta più tatogenicità. INsomma genera una malattia più grave».

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«Siamo davanti a uno scenario delicato - ha spiegato dal canto suo il prof. Bruno Cacopardo -. La continua replicazione di varianti da un soggetto a un altro potrebbe indurre un cluster epidemico non grosso, però significativo. E temo che purtroppo se tutte queste persone rimarranno non vaccinate ci ritroveremo davanti ad altre varianti che oggi non possiamo dire se saranno più o meno temibili. Una cosa è certa: chi non si è vaccinato sarà ad altissimo rischio già adesso e soprattutto alla ripresa della stagione autunnale». «Non dimentichiamo anche - ha aggiunto  il primario di Malattie infettive del Garibaldi - che teoricamente una nuova variante potrebbe rendere ininfluenti i vaccini attuali. Se Io ho una massa di persone totalmente suscettiibile al virus,  il virus potrebbe tendere a fare variazioni su variazioni. E se queste persone non vaccinate stanno all’interno di una comunità di popolazioni vaccinate si potrebbe verificare un fenomeno immunologico e microbiologico che si chiama «pressione selettiva», cioè  sul virus che sta circolando tra i centomila suscettibili non vaccinati si esercita una pressione immunologica dei soggetti che potrebbe far scaturire una variante  che alla fine potrebbe addirittura  penetrare la copertura vaccinale».

Anche Cacopardo come Iacobello mette in guardia dai facili entusiasmi se il numero dei senza vaccino rimarrà quello attuale: «Qui si tratta di un problema di salute pubblica e la scelta di non volersi vaccinare in questa situazione andrebbe superata. E’ chiaro che tutte queste persone vanno vaccinate in sicurezza con scelte oculate dei sieri, ma devono essere vaccinate dietro attenzione medica. Insomma bisogna proporre il vaccino con una certa autorevolezza e credo che in questo scenario giocherà un ruolo fondamentale i medici di famiglia che sono i più ascoltati  dai propri assistiti ed hanno maggior carisma sui nuclei familiari renitenti. Insomma una persona non può diventare un rischio per tutti, teorico ma possibile,  sol perché ha deciso di non vaccinarsi. Uno scenario simile nelle pandemie è già accaduto».

Cacopardo, infine, parla dei tempi stretti che mancano da qui a un possibile ritorno indietro: «Abbiamo tra i sei e gli otto mesi. Quando decadrà il titolo  anticorpale vaccinale e ri ripartirà com la possibile terza dose allora quel periodo potrebbe essere molto a rischio perché ci ritroveremo con il declino immuniologico di una moltitudine di persone e con una grande massa di persone non vaccinate già d loro fortemente suscettivili. E allora non posso  escludere che possa verificarsi qualcosa che potrebbe farci tornare indietro...».

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