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Il caso

A caccia dell’agenda rossa di Paolo Borsellino: i Ros a casa degli eredi dell’ex questore La Barbera

Un testimone si è ricordato che gli era stato detto che l’agenda l’aveva l'ex superpoliziotto

Di Franco Nicastro |

Si cerca da 31 anni lungo mille tracce esplorate senza risultato. Che fine abbia fatto l’agenda rossa nella quale Paolo Borsellino annotava i suoi spunti di lavoro resta un mistero ingombrante. Tanto ingombrante che dopo le dichiarazioni di un testimone, amico di famiglia, è stata cercata, a Roma e a Verona, in casa della moglie e di una delle figlie di Arnaldo La Barbera, allora capo della squadra mobile di Palermo. La perquisizione è stata firmata a settembre dalla Procura di Caltanissetta, ma non ha portato, al momento, a risultati concreti immediati: l’agenda non è stata trovata. Analisi sono in corso su documenti appartenenti a La Barbera acquisiti dagli investigatori. Lo stesso testimone ha detto di non averla mai vista, ma di avere saputo che era casa La Barbera.

Perché Arnaldo La Barbera

Il superpoliziotto, stroncato da un male nel 2002, era il capo di un pool investigativo sulle stragi del 1992 che di un balordo di periferia come Vincenzo Scarantino aveva fatto un improbabile supertestimone dell’attentato di via D’Amelio. Proprio le sue fragilità vennero strumentalizzate per organizzare quello che per i giudici di Caltanissetta è stato «il più grave depistaggio della storia giudiziaria italiana».

Dove è l’agenda rossa

Uno dei passaggi più misteriosi del depistaggio è il caso dell’agenda rossa che, come ha detto e ripetuto la figlia Lucia, Borsellino portava quel 19 luglio 1992 nella sua borsa di lavoro recuperata sulla scena infernale della strage tra corpi straziati e auto in fiamme. Un fotogramma mostra il capitano dei carabinieri, poi generale, Giovanni Arcangioli mentre porta via la borsa. Arcangioli è stato per questo sospettato di avere fatto sparire l’agenda rossa ma è stato scagionato.Il percorso della borsa si concluse comunque in questura. Arcangioli consegnò la valigetta a un collaboratore del capo della squadra mobile che però attese cinque mesi per riferirlo in una relazione. Ai giudici resta il dubbio se la ritardata relazione sia dovuta all’ennesima «negligenza investigativa o se vi sia di più».

La valigetta restituita, l’agenda no

La valigetta, ma non l’agenda rossa venne poi restituita alla famiglia. La Barbera disse di non avere mai visto l’agenda. Forse era andata distrutta, ipotizzò, nell’esplosione. Lucia Borsellino reagì contrariata. «Ero certa che fosse nella borsa. Quella mattina avevo visto mio padre utilizzarla», ha sempre sostenuto.Ora è spuntato un testimone, una persona molto vicina alla famiglia La Barbera. Non un poliziotto, questo è certo. Dopo 31 anni si è ricordato che gli era stato detto che l’agenda l’aveva l’ex superpoliziotto, precisando però di non averla mai vista, ma di avere appreso della notizia della sua presenza in quella casa. E lo ha riferito agli investigatori.

L’inchiesta

Carabinieri del Ros hanno portato via documenti e carte varie. Potranno forse colmare qualche buco e magari offrire un nuovo spunto a un’indagine che non finisce mai: a Caltanissetta si celebra l’appello del processo a tre poliziotti (uno assolto, gli altri due prescritti in primo grado) accusati di avere avuto una parte nella ideazione del caso Scarantino e quindi nel grande depistaggio.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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