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L'OPERAZIONE TERRA BRUCIATA

I tentacoli del clan Laudani su Randazzo e le intercettazioni che inguaiano il sindaco Sgroi

L'attentato che ha fatto partire le indagini, le dichiarazioni dei pentiti, le elezioni del 2018: le carte del blitz dei carabinieri

Di Laura Distefano |

Le indagini del blitz Terra Bruciata, che oggi hanno decapitato il gruppo Sangani del clan Laudani di Randazzo, partono da un attentato. Nell'estate 2018 Antonino Zammataro Costanzo, mentre viaggiava in auto, è stato bersaglio di diverse pistolettate. Che fortunatamente non sono andate a segno. Dietro quell’agguato fallito – hanno scoperto i carabinieri – potrebbe esserci la volontà dei Sangani a detenere il monopolio della droga a Randazzo.

I Mussi i Ficurinia avrebbero lanciato un avvertimento a Costanzo che per provare a calmare le acque avrebbe cercato l’aiuto di Paolo Di Mauro, u prufissuri di Piedimonte Etneo ormai scomparso. Il boss lo avrebbe invitato a togliersi dagli affari di spaccio e di dedicarsi semplicemente alla sua attività di macellaio. 

Da quel momento scattano una serie di intercettazioni che delineano il mondo criminale che ruota attorno a Salvatore Sangani, tornato a Randazzo nel 2013 da sorvegliato speciale, ai figli Francesco e Michael e il nipote Samuele Portale. Un mondo fatto di estorsioni, droga e armi.

Il collaboratore di giustizia Carmelo Porto, ex reggente dei Cintorino, non fornisce dettagli fondamentali all’inchiesta: «Ho sentito parlare dei Sangani come famiglia mafiosa presente nelle zone di Randazzo come referente dei Laudani. Con loro tuttavia non ho mai avuto rapporti perché, come già detto, mi rivolgevo direttamente ai vertici di Piedimonte Etneo i quali erano in posizione di supremazia rispetto a tutte le locali articolazioni. Voglio precisare che essendo io apicale mi rivolgevo solo ai reggenti e non avevo rapporti con i ragazzi».  

Le rivelazioni del pentito però sono utili ad incastrare i vari tasselli di un’indagine composta da decine e decine di conversazioni captate. E così arrivano i dialoghi che portano a iscrivere nel registro degli indagati il sindaco di Randazzo Francesco Sgroi (che si è candidato alle regionali nella lista Autonomisti e Popolari), al presidente del consiglio Carmelo Tindaro Scalisi e all’ex consigliere Marco Crimi Stigliolo per corruzione elettorale. Al centro delle indagini ci sono le elezioni comunali del 2018. Precisamente – si legge nel capo di imputazione – il sindaco Sgroi e Crimi Stigliolo avrebbero promesso a Giovanni Farina (cugino dell’ex consigliere e indagato nell’inchiesta per associazione mafiosa) in cambio di voti un posto fisso nella ditta dei rifiuti Ecolandia.

Scalisi avrebbe assicurato a Samuele Portale oltre al lavoro nell’impresa della spazzatura anche l’assegnazione di un alloggio popolare. Sarebbe stato «risaputo in paese – scrive la gip – che Sgroi avesse comprato i voti e promesso favori che non aveva poi concesso». A marzo 2019 Giovanni Farina discute con Antonino Romano del «caso dell’ambulante Rosario Mineo, nipote dei Sangani» a cui sarebbe stato promesso un posto fisso per il chiosco dei carciofi e invece «aveva ricevuto un controlIo della polizia municipale» per cui si era lamentato con il già presidente del Consiglio Alfio Ragaglia. «Lui Francesco (Sgroi, ndr) te lo dico bello chiaro e tondo… è salito…perché si è comprato i voti inc…Ha uscito i soldi…. Altrimenti lui non saliva….».

Nel dettaglio raccontano le polemiche sollevate da Mineo davanti a un folto pubblico: «Mi dica una cosa signor Ragaglia…dice…ma lei che cosa mi aveva detto a me?..Che ti avevo detto Rosario…che mi faceva montare…così a voce alta•.quello …i bidelli…che mi facevate montare la bancarella là. Dice…come l'avevano i miei zii (fratelli Sangani) una volta…dice…e vero o no?…Si dice…allora dice invece..che siete andati a comprarvi i voti …gli avete dato 50 (Cinquanta) euro l'uno…a tante persone che io so chi sono….e li posso portare…oh..quello nemmeno gli ha potuto rispondere…». E poi c’è un mister x che si vanta di aver portato voti a Sgroi che ora non dovrebbe tirarsi indietro. Il rischio? «Ma questa non gliela faccio passare più… se scappa questo treno…».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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