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Cronaca

Rivolta nell'hotspot di Pozzallo: il centro in fiamme, migranti in fuga

Alcuni ospiti della struttura hanno appiccato il fuoco ai materassi per mettere in pratica un piano per abbandonare il centro di accoglienza

Di Redazione

Un vasto incendio è divampato questo pomeriggio dopo le ore 18,30 all’hot spot di Pozzallo (Ragusa), il centro che ospita i migranti. Una alta colonna di fumo è stata ben visibile dalla strada che costeggia il porto di Pozzallo.

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Sul posto si sono recati i Vigili del Fuoco del distaccamento di Modica e la Polizia che hanno accertato l’origine delle fiamme: ad appiccare il fuoco ad un cumulo di materassi per protesta all’interno del centro immigrati sono stati proprio alcuni ospiti volevano ribellarsi alla reclusione nell'hotspot. Ingenti i danni causati alla struttura, praticamente inagibile. mentre alcuni migranti ospiti della struttura si sarebbero dati alla fuga , dando prova dell’origine del piano attuato.

In salvo quasi tutti i 120 ospiti, una ventina i minori presenti. Prefettura e Questura stanno coordinando le operazioni di ricollocazione in altri centri di concerto con il Ministero dell’interno.  Sarebbero 35 migranti che durante i momenti più concitati sono riusciti  ad allontanarsi, ma secondo quanto rende noto il sindacato Fsp Polizia, alcuni sono stati rintracciati. «Questo è certamente il problema minore di fronte all’ennesimo caso che testimonia il gravissimo pericolo rappresentato da una situazione esplosiva, come è la gestione dei migranti specialmente in questo periodo dell’anno, e più che mai con l'emergenza sanitaria in corso», ha detto Valter Mazzetti, Segretario generale dell’Fsp. 

«Ci vuole più attenzione verso una particolare categoria di immigrati, quelli tunisini, che scappano dai propri paesi non per fame ma per mettere in atto attività a delinquere», ha affermato sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna , che rivolge un accorato appello alle istituzioni di polizia. 

«L'attività di quarantena per contatti con positivi li costringe a stare troppo a lungo in isolamento. E’ chiaro che i disordini si creano solo quando in struttura arrivano ceppi di migranti di nazionalità tunisina. Si dovrà studiare al più presto una soluzione», ha osservato. 

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